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Lettere

Caro Renzi, sono pentito di aver votato il Pd

Esimo Presidente del Consiglio Matteo Renzi,

Le vorrei rappresentare, come dipendente pubblico (Vigile del Fuoco) monoreddito e con famiglia a carico, tutto il disappunto per l’inefficace politica economica e sociale nei confronti di chi in questo paese sta peggio e soffre più di tutti.

Il Governo da Lei presieduto elargisce 8 miliardi di euro per garantire 80 euro al mese a tutti i fruitori di reddito con un imponibile al di sotto dei 26.000 euro annuo, anche se il proprio convivente o coniuge percepisce un reddito imponibile annuo doppio, triplo, quadruplo e così via, senza calcolare minimamente il quoziente familiare, che dire, un trattamento di diseguaglianza inaccettabile senza precedenti dall’inizio della storia repubblicana.

Ma la questione non era difendere la situazione economica di chi in questo paese sta peggio? Una vera abnorme digressione delle riforme da Lei annunciate dei diritti di eguaglianza sociale e economica. Come pure l’abolizione delle tasse sulla prima casa per tutti, a prescindere, anche per i possessori di ville e castelli del valore di milioni di euro. La povertà in Italia ha il volto di 15 milioni di indigenti. Un’emergenza che va ben oltre le cifre ufficiali. Oltre le statistiche dell’Istat, che contano quasi 7 milioni e mezzo di persone. Ve ne sono altrettante che vivono con 500-600 euro al mese, la metà del reddito medio nazionale. Un italiano su quattro è povero. E il Sud è il punto dolente, e Lei caro Presidente Renzi ha avuto la spregiudicatezza di elargire 80 euro a pioggia senza calcolare minimamente il quoziente familiare, come pure eliminare la tassa della prima casa anche ai ricchi e ricchissimi.

Ammetto di aver vergogna per aver votato il Pd alle passate elezioni europee, perché Lei Esimo Presidente, non potrà mai rappresentare i mie valori e i miei sentimenti politici.
Io, l’unica ripresa che conosco, in Italia, come lavoratore monoreddito con moglie e figli a carico, sono gli sfratti per morosità, a causa dei canoni elevati, dei licenziamenti di lavoratori precari, e i tagli al welfare, penalizzando sempre di più i lavoratori dipendenti monoreddito, costretti, loro malgrado, a pagare tasse per oneri previdenziali e assistenziali nell’ordine del 43%.
Sono più che certo, che in questo contesto socio-economico, lo stato deve darsi un ruolo comportamentale moralistico sulla necessità del risparmio per migliorare il benessere di tutti i cittadini–contribuenti equamente, evitando riforme strumentali e populistiche, che offendono la dignità dell’individuo. Per uscire dalla crisi servono persone che amano il proprio paese insieme alla gente che ci abita… per davvero…

Salvatore Spavone, Lavoratore Vigile del Fuoco, Napoli