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Lettere

Cara Ministra, le racconto la giornata di un’insegnante

Gentile Ministra Azzolina
mi chiamo Stefania Vichi, sono una docente di un istituto di secondo grado e sono veramente stanca della condizione di insegnamento in cui mi trovo ad operare in questo anno scolastico.
Le basti pensare che è sabato, ho terminato le mie lezioni in DDI e sono imbufalita tanto da rovinarmi pure il tempo libero che ho davanti, e che tra l’altro dovrei occupare lavorando per la scuola.
In breve le descrivo la mia mattinata:
ore 9.00: inizio la lezione a distanza con la mia classe: correggo gli esercizi e non riesco a comunicare con una alunna che vorrei sentire perché la sto monitorando in queste settimane dato che spesso è assente o ha problemi di connessione e non capisco bene se sta lavorando in questo periodo oppure no.
La chiamo ad intervenire e lei non risponde, una volta, una seconda volta e allora la metto assente (come da Regolamento di istituto che prevede, tra l’altro, che in caso di difficoltà di connessione e conseguente registrazione dell’assenza da parte del docente, i genitori dell’alunno possono mandare una mail alla scuola, segnalare il problema di connessione, per vedersi annullata l’assenza oppure possono mandare a scuola l’alunna per seguire le lezioni da una postazione pc all’interno delle classi: questo per tutelare quegli alunni che hanno problemi di connessione!!).
Mi arriva da parte della madre dell’alunna prima una telefonata e poi un messaggio vocale su Whatsapp ma siccome sto facendo lezione non rispondo prontamente. Questo fa innervosire la signora che continua a disturbarmi durante la lezione: nel suo messaggio vocale la signora si lamenta del mio comportamento, non lo ritiene giusto. Con la santa pazienza scrivo a mio volta un messaggio nel quale ribadisco che il mio comportamento è conseguente alle procedure e invito la signora a mandare una mail alla scuola e a prevedere di mandare a scuola la figlia nei prossimi giorni in modo da garantirle la frequenza se i problemi di connessione persistono. Come risposta non ho il silenzio della mamma, anche per dimostrare un po’ di rispetto per il lavoro che sto facendo, ma un altro messaggio vocale che mi rifiuto di ascoltare.
ore 10: inizio la lezione a distanza con un’altra classe – oggi è programmata una verifica scritta caricata in Google Classroom con consegna entro le ore 11.00. Alle ore 11.00 solo alcuni compiti sono stati caricati , mentre alcuni studenti hanno problemi a caricare. Allora, con pazienza, invito gli alunni a mandarmi il compito per email: mi arriva di tutto (formati in estensione “pages” quindi incompatibili, file con titolo del file sbagliato e quindi non si aprono, addirittura file allegati al messaggio whatsapp, quindi non tracciabili nelle piattaforme istituzionali).
Tutto questo fino alle ore 11.25. Chiaramente, di fronte alle loro evidenti scarse competenze digitali e soprattutto di fronte al loro atteggiamento per cui tutto è dovuto loro, trattandosi di alunni di quarta classe, mi arrabbio perché non posso accettare che, dopo un anno di attività didattica a distanza, ancora non sanno gestire un compito in classe su Classroom. Dovrei essere irremovibile ed accettare di correggere solo le verifiche consegnate in Classroom ma accetto di correggere anche gli altri. Ma gli alunni non capiscono ancora che sono nel torto e che devono umilmente accettare il fatto di essere definiti “incompetenti” dal punto di vista digitale, e continuano a polemizzare.
Ora sono le 13.06, il mio lavoro è terminato alle 12 e sono ancora qui a pensare che quello che sto facendo in questo periodo è veramente frustrante e certo non mi aiuta nella mia motivazione a migliorare professionalmente: 1. mi sembra di essere diventata un cane da guardia che deve continuamente controllare di non essere “tradita” e “fregata”; 2. mi sembra di essere in balìa di tutta una serie di malfunzionamenti che con me, con la mia storia personale e professionale, non hanno niente a che fare; 3. perdo tanto del mio tempo lavorativo a parlare, chiarire, semplificare, regole e regolamenti non solo agli alunni ma anche alle famiglie semplicemente perché, mentre io dedico in media un’ora al giorno a leggere tutte le comunicazioni scolastiche e a fare tutto quanto di burocratico la scuola mi richiede, gli alunni e le famiglie NON LEGGONO NEMMENO quello che li riguarda direttamente.
Fino a quando posso andare avanti a lavorare così? Consideri che mi ritengo e sono considerata una docente seria, responsabile e ottima lavoratrice. Collaboro con la mia scuola su tanti progetti, tante attività, e con i miei colleghi su tante attività didattiche comuni. In questo momento vorrei dare le dimissioni da tutto, tanto sono scoraggiata e arrabbiata.
Con questo sfogo verbale vorrei che si rendesse conto, e con Lei vorrei che si rendessero conto tutti coloro che parlano di scuola senza lavorarci, che stiamo maltrattando non solo la scuola, stiamo abbruttendo tutte le persone che ci lavorano. Questo patrimonio umano non è scontato, questo patrimonio si perderà se andiamo avanti così. Io da lunedì sarò sicuramente una persona diversa, e diversamente da ora farò solo il mio stretto dovere, cioè farò solo il cane da guardia e il distributore di pillole di programma. Oltre non andrò più….
Cordiali saluti Ministra