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Lettere

Atene non è sola, le lettere al manifesto

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Il senso e la modalità dell’iniziativa sono qui. Abbiamo ricevuto una valanga di lettere, messaggi, tweet. Iniziano a pubblicarle sul manifesto di carta e digitale.

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Rispondo e mi attivo con sollecitudine nel rispondere all’appello de «Il Manifesto» per la campagna «Io rinuncio al mio credito greco». Se il governo Tsipras cade per colpa degli oligarchi europei sarà un colpo di stato, premeditato e più violento che se combattuto con le armi. Con un atto come questo il percorso della Comunità Europea è finito, l’Europa è finita.
Tiziana Pompili

L’Unione Europea si appresta a cacciare la Grecia. Il motivo: non vuole accettare la richiesta di Atene di rinviare la restituzione del debito. L’Italia partecipa al credito greco per 40 miliardi, è un credito di tutti i cittadini italiani. L’Europa senza la Grecia sarebbe come un adulto privato della sua infanzia, cioè della sua memoria e delle sue parole. Per questi motivi, io rinuncio al mio credito greco.
Enzo Di Natale

L’Unione Europea vuole cacciare la Grecia. Non accetta la proposta di Atene di rinviare la restituzione del debito. L’Italia partecipa al credito greco per 40 miliardi. È un credito di tutti i cittadini italiani e come cittadino italiano nutro forti dubbi sulla sua legittimità e comunque vi rinuncio, almeno fino a quando la Grecia non sia in condizione di pagarlo senza far morire di stenti la maggioranza dei suoi abitanti e stroncare per chissà quanto la sua economia. L’Europa senza la Grecia sarebbe come un adulto privato della sua infanzia. Cioè della sua memoria e delle sue parole.
Michele Pedrolo

Io rinuncio al mio debito greco, perché non si può pensare di soffocare i cittadini greci per debiti che loro non hanno contratto e che con molta fatica hanno già in parte pagato. Se l’Europa caccerà la Grecia sarà come se cacciasse di casa un figlio. (…) Io rinuncio al mio debito greco perché non voglio essere complice. Nessuno deve soffrire ancora, per quest’Europa falsa e sanguisuga.
Maria Nives Manara

Il partito della Rifondazione comunista, Circolo di Tuglie, Federazione di Lecce, sostiene l’iniziativa de il manifesto «Io rinuncio al mio credito greco», Atene non è sola.

L’Unione Europea si appresta a cacciare la Grecia. Cominciamo noi a dire che, oltre ad avere molti dubbi sulla sua legittimità, noi comunque vi rinunciamo, almeno fin quando la Grecia non sia in condizione di pagarlo senza far morire di stenti la maggioranza dei suoi abitanti e stroncare per chissà quanto la sua economia. L’Europa senza la Grecia sarebbe come un adulto privato della sua infanzia. Cioè della sua memoria e delle sue parole.
Renato Rizzo

L’Europa senza la Grecia sarebbe come un adulto privato della sua infanzia. Cioè della sua memoria e delle sue parole. Io rinuncio al mio credito greco! Non è certo con quei soldi che cambieremo le sorti di questo Paese.
Angelica Possidente

Sottoscrivo la lettera de il manifesto e rinuncio al mio credito greco. Aiutare gli altri paesi europei in difficoltà è nostro dovere civico ed è importante ricordare che l’Italia potrebbe essere il prossimo paese europeo ad avere bisogno di solidarietà internazionale.
Elena Boschi, Liverpool (GB)

Io sottoscritto, consapevole che l’Italia è creditrice di parte del debito greco nella misura di 40 miliardi, rinuncio, in quanto cittadino italiano, alla mia parte di credito, almeno fin quando la Grecia non sia in grado di pagarlo senza far morire di stenti la maggioranza dei suoi abitanti. L’Europa dominata dalla finanza, tagliando fuori la Grecia, per il modo in cui si appresta a farlo, rinnegherebbe la democrazia nel suo significato più profondo. Non in mio nome.
Tiziano Ferri

Rinuncio alla mia parte del credito di cittadina italiana nei confronti della Grecia e auspico che il Governo italiano si comporti in maniera simile dato che non è da esseri umani etici ridurre alla fame una nazione perché non riesce a rispettare un impegno. Ricordo inoltre che anche l’Italia, se passa un comportamento del genere, potrebbe rischiare in futuro un trattamento simile alla Grecia e penso che a nessuno di noi farebbe piacere sapere che gli altri cittadini europei si sentono la coscienza a posto lasciandoci al nostro destino.
Alessandra Pettazzoni

L’Europa senza la Grecia non esiste e non solo per il fatto che storicamente la democrazia è un dono che abbiamo immeritatamente ricevuto proprio dalla penisola che sui affaccia sul Mare Egeo, ma soprattutto perché quanto sta accadendo in questi giorni contraddice nel profondo i valori su cui l’Unione Europea è nata.
Giuseppe Reitano

Il governo greco democraticamente eletto 5 mesi fa ha presentato un piano contro l’asfissia finanziaria ma l’Ue, con rapido voltafaccia e con mire sempre più chiaramente destabilizzanti, dice ancora no: chiede il taglio delle pensioni e meno tasse ai ricchi, in un paese in cui le politiche di austerità degli ultimi anni sono fragorosamente fallite, creando sofferenza diffusa e crisi umanitaria. Insomma le Istituzioni Europee sono un vergognoso strumento ideologico per una intollerabile «lotta di classe» al contrario. Ora si apprestano a cacciare la Grecia, rifiutando tra le altre cose la richiesta di Atene di rinviare la restituzione del debito. L’Italia partecipa al credito greco per 40 miliardi. E’ un credito di tutti i cittadini italiani. Oltre ad avere molti dubbi sulla sua legittimità, io comunque vi rinuncio, almeno fino a quando la Grecia non sia in condizione di pagarlo senza ridurre in povertà la maggioranza della sua popolazione e senza stroncare per chissà quanto la sua economia. L’Europa senza la Grecia sarebbe come un adulto privato della sua infanzia. Cioè della sua memoria e delle sue parole, quindi irrimediabilmente menomato.
Paolo Voltolini

Lasciare sola la Grecia significa abbandonare il progetto di un’Europa dei popoli, che fu non solo di Spinelli, ma anche di De Gasperi, Monnet, Spaak, Schumann, Adenauer. E significa anche mettere a rischio di implosione l’intera costruzione europea, perché un progetto politico che non si basi sul consenso è, prima o poi, destinato a fallire, per quanto esso sia grandioso. Vi prego, quindi, di tentare ogni possibile soluzione politica perché si inverta l’attuale tendenza, sfruttando l’autorevolezza che deriva dall’essere uno dei paesi fondatori della Comunità europea. Ne va del destino comune di tutti noi, cittadini europei.
Alberto Soave

Atene non è sola. Partecipo a questa campagna, rinuncio alla mia parte di debito e soprattutto chiedo al governo italiano di sostenere le ragioni del popolo greco e del suo governo.
Marco Grispigni

Negli ultimi 20 anni, il bilancio dello stato si è chiuso per 18 volte in avanzo primario, una volta in pareggio (2010) e una sola volta in disavanzo (2009). Facendo un rapido calcolo, i lavoratori italiani e stranieri che pagano le tasse hanno versato allo Stato 670 miliardi in più di quello che lo Stato ha restituito loro in beni e servizi. Noi siamo tutti in credito di coesione sociale e serenità collettiva che i beni e servizi erogati con quei 670 miliardi avrebbero potuto garantire. Per questo io non sono in credito con la Grecia, ma con lo Stato italiano. Ed è un credito a cui non intendo rinunciare in alcun modo.
Marco Bersani

Come cittadina italiana ed europea desidero manifestare tutta la mia indignazione per il comportamento di alcuni capi di stato dell’Unione e del direttore del Fmi, Christine Lagarde, nei confronti della Grecia, comportamento incivile con il quale tentano di umiliare una grande nazione e un popolo che fa della dignità, del coraggio e dell’onestà intellettuale la propria bandiera. Da quando il governo Tsipras si è insediato non è trascorso un solo giorno senza che i burocrati della Troika non tentassero di screditarlo, di metterlo in difficoltà, tenendo appesa sopra la testa di tutti i greci una spada di Damocle fatta di paure e minacce. Convinta che debbano essere i cittadini dell’Unione a decidere e non una signora dal passato di stagista di un politico americano, senza particolari note nel proprio curriculum vitae, calata dall’alto e non eletta da nessuno, come madame Lagarde, rinuncio al mio debito greco, ricordando a questo Paese meraviglioso che sta lottando, giorno dopo giorno, con grande orgoglio, che, quando Pandora liberò dal vaso tutti i mali, sul fondo rimase, però il bene più prezioso: la Speranza. Insieme, uniti, possiamo vincere questa sfida e restituire un futuro alla Grecia.
Barbara Castellaro

Caro manifesto, la crisi della Grecia si fa sempre più grave e drammatica. L’Europa delle politiche liberiste, la Troika, sono impegnati in una «santa guerra» contro la Grecia e il suo legittimo governo, con l’obiettivo palese di stroncare l’esempio che potrebbe rappresentare per altri paesi europei. Chi è dall’altra parte, i democratici, i sinceri europeisti devono fare sentire ora e subito e concretamente la propria voce. Perciò, oltre all’appello «io rinuncio al mio credito greco», avanzo due altre proposte che «il manifesto» potrebbe fare proprie e presentarle in forma più articolata. La prima. Invitare quanti hanno deciso di fare un viaggio o trascorrere le vacanze all’estero di scegliere come meta la Grecia, in risposta al ricatto e alla campagna terroristica che proprio in questi giorni stanno mettendo in campo i nuovi padroni d’Europa. La seconda. Lanciare a livello europeo una sottoscrizione in danaro (pur in forma simbolica) da inviare direttamente, senza, cioè, intermediazione, al governo di Atene in risposta all’arroganza e alla chiusura dell’Europa e in segno di solidarietà col popolo e il governo greco. Dobbiamo inventare nuove forme di lotte e scoprire il senso di un nuovo internazionalismo.
Armando Algieri, Castrolibero (Cosenza)

Rinuncio alla mia parte del credito greco; rinuncio alla mia cittadinanza europea se Europa significa tradire i principi fondanti dell’Europa stessa ed affamare il suo popolo; rinuncio ad essere rappresentata dalle istituzioni europee, e italiane con queste, ridotte a schiave dei poteri finanziari, delle banche, delle multinazionali e del denaro; rifiuto di essere parte di questo massacro dei diritti e della dignità delle persone in nome del cieco interesse economico di pochi; rivendico il mio diritto, e il vostro dovere, ad essere degnamente rappresentata nelle mie scelte e nei miei principi.
Carolina Tagliafierro Athanasiou, Caserta

Io rinuncio al mio «credito greco», anche perché noi italiani, e i tedeschi più di noi, siamo in realtà in debito con i Greci. Nel 1941 l’Italia di allora, fascista e guerrafondaia, ha aggredito la Grecia. I Greci ci hanno resistito efficacemente, anche grazie alla inettitudine di sempre dei comandi militari italiani. Sono poi stati vinti dall’intervento dell’esercito della Germania nazista, molto «efficiente». La Grecia è stata occupata da Tedeschi e Italiani, ed è stata devastata e massacrata. Siamo debitori verso la Grecia di questo infame delitto commesso dalla Germania e dall’Italia. Non sono monetizzabili le vite dei Greci allora massacrati da tedeschi ed italiani, ma lo sono i danni materiali provocati dagli aggressori italiani e tedeschi. Se si crede di aver diritto di chiedere all’attuale governo greco il pagamento dei debiti contratti dai precedenti governi del Paese, la stessa logica di giustizia deve applicarsi anche a Germania e Italia, nei riguardi dei crimini commessi e debiti contratti con il popolo greco, rappresentato dalla nazione greca. Intervenga dunque il governo italiano, per scusarsi anche tardivamente, dei crimini contro il Diritto e contro l’Umanità dell’Italia fascista. E per esprimere concretamente in sede internazionale il nostro appoggio al popolo greco, ed ai suoi attuali governanti.
Giorgio Forti

Rispondo positivamente all’appello del «manifesto» contro l’agguato di Ue e Fmi contro il governo di Syriza guidato da Tsipras. È il momento più difficile per il nuovo esecutivo di Atene, democraticamente eletto solo 5 mesi fa dopo il disastro della destra e della Troika che ha portato alla crisi umanitaria. Ora Tsipras ha presentato un piano contro l’asfissia finanziaria. Ma l’Ue, con rapido voltafaccia, dice ancora no: chiede il taglio delle pensioni e meno tasse alle imprese. Insomma, torna la «vecchia» lotta di classe. Atene non è sola. Io rinuncio al mio credito greco.
Alessandra Neglia

In ottemperanza ai grandi principi a fondamento dell’organizzazione dell’Unione Europea, di cui in quanto Italiano faccio parte, in particolare quelli che si richiamano alla solidarietà e allo spirito di adesione ai diritti universali dell’uomo, in totale disaccordo rispetto ai principi che ispirano gli organismi finanziari europei e mondiali nell’atteggiamento verso l’attuale governo e verso le persone della fraterna nazione greca, principi a cui si allinea oggi il nostro governo, dichiaro di voler rinunciare alla mia parte di credito, a prescindere dalla conformità o meno ai regolamenti della UE delle azioni intraprese dagli organismi europei.
Aldo Lotta