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Lettere

Accordo Sky Italia-FNSI, i lavoratori raccontano come stanno le cose

Tutti i mezzi d’informazione hanno dato notizia dell’avvenuta firma dell’accordo con cui lo scorso 6 aprile 2017 FNSI, il sindacato unico dei giornalisti italiano, ha firmato la resa alle volontà e ai ricatti di Sky Italia. La notizia è stata corredata dall’informazione che tale testo è stato approvato “a larga maggioranza” dall’Assemblea dei giornalisti, fatto posto a evidente riprova della bontà dell’accordo. E’ però indispensabile che emerga su quale scelta l’accordo ha chiamato a votare i lavoratori, ed è per tale motivo che chiediamo questa rettifica. La chiediamo innanzitutto per chiarire su cosa non si sono confrontati azienda e sindacato: sul trasferimento della sede da Roma a Milano.

L’operazione che invece sindacalmente è stato deciso di avallare è trasformare il trasferimento da ordine unilaterale dell’azienda a richiesta VOLONTARIA dei giornalisti, a cui verranno riconosciuti, per tali motivi, determinati importi una tantum o comunque temporanei. E ciò purché tale volontà venga espressa immediatamente (entro il 30 aprile), pur essendo la data del trasferimento definitivo assai al di là nel tempo (1° febbraio 2018).

Ebbene la “volontarietà” implicherebbe allora che chi vuole va a Milano e chi non vuole resta a Roma, ma non per l’accordo del 6 aprile in base al quale tutti (tranne i pochi colleghi che si occupano già della redazione politica e pochi altri appena aggiunti) dovranno comunque andare a Milano.

E allora va detto che ciò su cui la Fnsi ha chiesto e ottenuto il voto dei giornalisti è la seguente domanda: volete essere sbattuti a Milano con po’ di soldi o preferite essere sbattuti a Milano senza un euro? E allora notizia non è che la “larga maggioranza” abbia detto di preferire qualche soldo ma che ben 88 giornalisti (la somma di voti contrari, astensioni e assenze) abbiano capito, su 164 aventi diritto. Si, abbiano capito che se una azienda è pronta ad offrire 15 mila euro per avere con 10 mesi di anticipo il consenso ad un’operazione che essa sostiene essere del tutto legittima, vuol dire che così tanto legittima non la ritiene. Che se ha così fretta di chiudere è perché – in un mondo fatto di brand, storytelling e marketing emozionale – il conflitto che stava montando dentro Roma era un pericolo effettivo, di qua e di là dal Tevere. Abbiano capito che a fronte di molte centinaia di lavoratori posti innanzi al furto dello stesso bene della vita (poter rimanere nella propria città con i propri familiari e amici) un’azienda che sceglie di firmare l’accordo solo con la categoria minoritaria e privilegiata (i giornalisti) vuole spaccare il fronte della resistenza perché sa che quel fronte, rimanendo unito, potrebbe ottenere risultati ben migliori. Abbiano soprattutto capito che mai un sindacato può firmare un accordo che affermi che non tutti i giornalisti trasferiti a Milano dovranno avere le stesse tutele, ponendo lo stesso accordo come condizione per ogni erogazione la rinuncia preventiva dei lavoratori ad esercitare il proprio diritto a contestare il trasferimento.

E nemmeno sugli 11 “esuberi” preannunciati e identificati uno a uno tra i redattori, infine, c’è uno straccio di garanzia da parte dell’azienda, al contrario di quanto annuncia FNSI, con la stampa che segue a ruota. Solo un improbabile “impegno ad applicare le iniziative necessarie alla loro ricollocazione nell’arco di un periodo di 12 mesi dalla data della firma”. Ma la cosa più grave è che l’esistenza di presunti esuberi è stata avallata dal sindacato al di fuori della procedura di legge 223 del 1991, che impone stringenti obblighi di comunicazione e confronto all’azienda e che SOLO ALLA FINE DELLA PROCEDURA IMPONE IL RISPETTO DI CRITERI OBIETTIVI DI SCELTA.

Bisogna assolutamente che qualcuno dica come stanno le cose, visto che, tristemente, alcune testate dipingono questo come un lieto fine.

Temiamo fortemente, infatti, che festeggiando una tale resa non si faccia altro che spianare la strada a Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che – seguendo il pessimo esempio di FNSI – potrebbero apprestarsi a firmare una vergogna simile per un numero molto più alto di lavoratori “obsoleti” di cui SKY vuole liberarsi.

La famosa ‘pistola carica’ dell’art.28/L.300 da rivolgere verso Sky per le numerose violazioni delle regole sinora perpetrate – che il sindacato ci ha più volte detto di tenere sul tavolo – alla fine FNSI e ASR hanno preferito spararla alla nuca dei dipendenti: è importante che questo non succeda con tutti gli altri (tecnici e amministrativi Sky), che rischiano molto di più: circa 200 esuberi e oltre 300 trasferimenti (che sono licenziamenti mascherati).