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Lettere

Più che «il leader» mancano le idee

Ho letto l’articolo di Tonino Perna su il manifesto del 22 febbraio e confesso che mi ha «disturbato» più che convinto.

Disturbato perché espone riflessioni che hanno un senso, fosse stato diversamente mi avrebbe lasciato indifferente, ma dinnanzi ad una sinistra acefala, non perché senza un «capo», ma perché senza una molteplicità di idee meditate da portare a sintesi, anche con compromessi al rialzo, ben prima che «il leader che non c’è», mi angosciano le idee che non ci sono, o che, quando ci sono, se ne svolazzano come aquiloni senza nessun filo capace di trattenerle il tempo utile a capirle.

Penso altresì che ci sia come non mai necessità di sinistra, perché le domande che ne hanno dettato le origini sono ancora tutte in campo, ma ‘le sinistre’ rimaste, ciascuna a suo modo, si sono preoccupate molto di più di «primum vivere» (Craxi lo ha detto ed è morto e con lui il Psi, altri non l’hanno detto, ma lo hanno fatto e ci sono ancora), in troppi a sinistra sono rimasti abbarbicati al proprio innato clericalismo, e non si sono preoccupati di aggiornare risposte, come il mutare delle condizioni date imponeva, aggiornamenti indispensabili a domande drammaticamente rimaste immutate nelle loro più intime razionalità.

La mia visione poi è più pessimistica ancora perché non penso «ad un nulla cosmico», credo sarebbe paradossalmente più facile da riempire, ma penso a croste spesse e dure, che non cadono e impediscono che la carne viva sotto prenda aria. Poi ovviamente posso sbagliare e alla prova dei fatti che mi smentisse, se il tempo a mia disposizione mi consentirà di vederlo, sarò esultante.

Vittorio Melandri 

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Scusandomi del disturbo mi auguro di poter disporre di poche righe del vostro prezioso spazio per esprimere il mio totale disaccordo con l’articolo di Tonino Perna del 22 febbraio avente per argomento la questione del «leader».

È assolutamente, necessario, indispensabile, urgente muoversi assolutamente controcorrente rispetto proprio a questo punto di omologazione con la cosiddetta «politica dell’apparire» in luogo della «politica dell’essere». I soggetti politici vanno costruiti, quando esistono le ragioni storiche, su due punti fondamentali: la costruzione di gruppi dirigenti e il radicamento sociale nella rappresentanza delle contraddizioni.
È proprio sbagliato, infine, l’esempio di Perna riguardante Rifondazione Comunista e il G8: fu quello per Rifondazione il punto più basso e l’inizio della fine. Per tre motivi:

  1. aver ceduto al personalismo in funzione del maggioritario;
  2. essersi confusa nel Social Forum nascondendosi all’interno del movimento dimenticando che un partito il movimento deve orientarlo e dirigerlo;
  3. avendo tratto da quel frangente l’indicazione di andare a costruire un’alleanza di governo sulla base della teoria – errata – delle «due sinistre».

Franco Astengo

* * *

Serve un leader per la sinistra? Mi spiace, ma dissento completamente con Tonino Perna. È l’esatto contrario: pensare e agire collettivo. Poi (giusto per storicizzare) la migliore Rifondazione, a mio parere e per quanto sopra sostenuto, fu quella di Sergio Garavini, un segretario a servizio dei suoi compagni.

Dario Rose

La risposta di Tonino Perna

Come volevasi dimostrare. Le critiche piovute rispetto all’articolo sulla leadership a sinistra , che credo siano solo una parte di quelle pensate ma non scritte, me le aspettavo. Anzi, sono stato sorpreso dal tono garbato con cui sono state espresse.

Sapevo bene che ponendo la questione del leader toccavo un nervo scoperto in certi mondi della sinistra perché è un tema che affascina la Destra da sempre, ma è ostico tra i lettori de «il manifesto», e non solo. Anch’io, e l’ho scritto, mi trovavo meglio quando, come sostiene Rossana Rossanda, i personalismi erano messi al bando e ci si iscriveva ad un partito per la sua ideologia prima che per il fascino televisivo del capo.

Purtroppo, questa lotta per la leadership c’è oggi più che in passato tra le forze politiche della sinistra, ma non lo si dice e la questione rimane irrisolta. Possiamo scegliere di restare ognuno nel proprio orticello e coltivare l’ideale di un mondo perfetto, ma se vogliamo costruire una forza della sinistra che porti con coerenza avanti i suoi valori allora la scelta del programma deve accompagnarsi alla scelta del leader che la incarna, magari non solo a parole ma per il suo vissuto.

Tenendo presente che quando ci sporchiamo le mani entrando nella competizione elettorale – che è un mercato con alcune specificità, anche se non si dice- allora conta, nell’era dei mass media imperanti, anche la capacità di comunicazione del leader , il suo carisma, la sua personalità. Per evitare di trovarci di fronte al «partito personale» dobbiamo al contempo strutturare una forza politica vera che serve a controllare e bilanciare il potere della leadership.

La vera questione è che non conosciamo ad oggi un sistema condiviso di selezione del leader che ci convinca o che sia praticabile.

Tonino Perna

  • alfa, ☭ ✪ Basta buonismo!

    “Possiamo scegliere di restare ognuno nel proprio orticello e coltivare l’ideale di un mondo perfetto”

    Fortuna che il Manifesto dovrebbe essere un giornale comunista.

  • Margherita

    Da Bertinotti a Migliore abbiamo imparato a non seguire leader e portavoce, le nostre idee camminano sulle nostre gambe…. la base elettorale, finora orfana, è certamente più matura dei suoi ex rappresentanti …. manca semmai una classe intellettuale indipendete, un radicamento nei territori, intesi non come serbatoio di consenso, ma centri propositivi e leve di cambiamento. Occorre una nuova RIFONDAZIONE della sinistra, non fondata solamente sulla critica al berlusconismo di sinistra incarnato da Renzi. Non basta una scissione per creare un movimento.