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Editoriale

L’età della grande reclusione

La cacciata dei migranti dalla cosiddetta «giungla di Calais» è l’ennesimo, odioso, atto di repressione di un governo dell’Unione Europea che pensa di guadagnare consensi usando le maniere forti con i deboli, i disperati, i profughi che scappano dalle guerre che noi abbiamo provocato e gestito. Purtroppo, anche i governi di centrosinistra inseguono la destra estrema sul piano della durezza della repressione verso i migranti, accettando lo slogan diventato un luogo comune: ci stanno invadendo.

Ma, chi invade chi ? Quanti migranti entrano in Italia in un anno, quanti sono i rifugiati nella Ue? Non lo sa nemmeno l’1 per mille della popolazione. La stragrande maggioranza della gente non conosce i numeri dei flussi migratori, e viene bombardata ogni giorno dal telegiornale che quantifica gli sbarchi giornalieri, con un ritmo incalzante, ma non fornisce dati sul fenomeno nel suo complesso, sia a livello nazionale che nel bacino del Mediterraneo. In tal modo è stato costruito lentamente, ma costantemente, un immaginario collettivo assolutamente falso e deviante.
Pochissimi sanno, o non vogliono sapere, che su quasi sei milioni di profughi siriani l’Ue ne accoglie solo il 15%, con i suoi 400 milioni di abitanti, per lo più concentrati in Serbia e in Germania, mentre un paese come la Giordania ne accoglie 700mila su una popolazione di 7,5 milioni.

E addirittura il Libano ne accoglie 1,3 milioni con una popolazione di 4,5 milioni di abitanti!

In proporzione è come se in Italia fossero arrivati 18 milioni di profughi ! Provate a immaginare cosa sarebbe successo…

Su questa emergenza inventata si stanno costruendo le fortune politiche di partiti e leader razzisti e carichi di odio, si sta portando tutta l’Europa verso un processo di autodistruzione, strappando la trama istituzionale e culturale che in decenni era stata lavorata. L’Europa dei diritti, del welfare per tutti, del «sogno» che dieci anni fa ci ha raccontato Jeremy Rifkin, si sta sciogliendo velocemente come la neve sull’Etna dopo una giornata di scirocco. Come ci ricorda una famosa poesia di Bertol Brecht, prima è toccato agli ebrei, ai Rom, ai «neri», ora tocca ai profughi e domani… domani toccherà a noi, ai nostri poveri, esclusi, marginalizzati.
Infatti, in tutto l’Occidente, e non solo, si alzano muri per chilometri e chilometri, barriere di filo spinato, controlli spietati alle frontiere per respingere non lo straniero, ma i poveri che scappano dalle guerre e dalla fame.

I ricchi, i trafficanti di armi e droga, di qualunque nazionalità, colore della pelle, hanno invece diritto a entrare in qualunque paese del mondo. Per loro non ci sono muri e barriere che siano siriani o afgani, palestinesi o libici: sono i dannati della terra che devono restare fuori.

È la «nuova guerra ai poveri» che è scoppiata in tutto il mondo e che ci riporta al XVII secolo, il secolo della Grande Reclusione come è stato definito dal grande Fernand Braudel : «Questa ferocia borghese si aggraverà smisuratamente verso la fine del Cinquecento, e ancor più del Seicento. Il problema consisteva nel mettere i poveri in condizione di non nuocere (…) A poco a poco, attraverso tutto l’Occidente si moltiplicano le case per i poveri e indesiderabili, in cui l’internato è condannato al lavoro forzato: le Workhouses come le Zuchthauser, o le Maison de force, sorta di prigioni riunite sotto l’amministrazione del Grande Ospedale di Parigi fondato nel 1656. Questa “grande reclusione” dei poveri, dei pazzi, dei delinquenti, e anche dei minori, è uno degli aspetti psicologici della società razionale, implacabile nella sua ragione, del secolo XVII».

  • O. Raspanti

    Ammiro molto il lavoro di Perna, ma temo che su questo soggetto ci sia un grosso malinteso. Non c’è nessuna repressione, anzi, semmai, la fine di una vera vergogna, denunciata qualche anno fa dai primi migranti che hanno contribuito a costruire una sorta di tendopoli con baracche e baracchini.
    I migranti che lasceranno Calais avranno diritto, secondo ogni specifica situazione, ad una sistemazione più adeguata e condizioni igieniche “normali”.
    Fra i tanti migranti che vivono a Calais, non lo nascondo, ce ne sono che rischiano l’espulsione, non la reclusione. Ma questa non è affatto una conseguenza dello sgombero bensì di una legge scellerata che esiste da tempo.
    Occorre anche ricordare che alcuni migranti hanno deciso di partire dal campo di Calais alla spicciolata, rifiutando qualsiasi proposta di accoglienza da parte dello Stato francese.
    La cosa non gli è stata affatto impedita, non se perché c’erano sul momeno almeno 700 giornalisti presenti, con tanto di camere. Ad ogni modo per questa prima giornata tutto si è svolto con calma e ordine, senza nessun vero intervento della polizia, se non di presidio dei luoghi e d’inquadramento.

    Le condizioni a Calais erano diventate insostenibili e non è normale che degli esseri umani debbano vivere in quelle condizioni, ammonticchiati, nel fango, con servizi igienici di fortuna e un riparo quanto mai esiguo per i freddi inverni del Nord della Francia.

    È da notare che fra di loro vivono anche ragazzini senza famiglia, giovani donne. Ci sono stati dei casi di violenze nei loro confronti, e la cosa è tanto più grave perché non hanno modo di proteggersi, Da un po’ di tempo ci sono dei mediatori volontari che camminano nel campo per gestire queste situazioni, ma non è facile.
    Siccome poi questo campo ha la sua ragione d’essere nel rendere più facile l’ingresso in Inghilterra, occorre ricordare anche quanti hanno perso la vita cercando di fare tale passo fraudolosamente, da Calais.

    La Germania ha accolto molti rifugiati e migranti in vecchi uffici, case popolari o caserme, vuote. Le ha rimesse a posto, ed ha dato un’accoglienza degna di questo nome.

    Calais, ripeto, era ed è una vergogna, intollerabile in un paese civile che fa della “fraternité” una delle sue idee fondatrici.

    Peraltro il Regno Unito col Brexit diventa per i migranti una vera chimera: le condizioni d’accesso diventeranno sempre più dure e complicate, e aggirarle sempre più rischioso.

    Abbiamo creato una piccola associazione per accogliere un gruppo di una cinquantina di rifugiati: ci occuperemo dei diversi aspetti della loro vita quotidiana qui, ed eventualmente – se le condizioni ci sono -anche dei documenti necessari perché possano andare nel Regno Unito.

    Penso fermamente che in situazioni estreme come queste gli atti valgano ben più di tanti proclami.

  • Antonio Colaprico

    Non capisco cosa vuol cpomunicare l’articolo. Ci lamentiamo nonostante abbiamo accolto pochi profughi. E quindi cosa propone? Ne accogliamo il doppio il triplo? Quanti? C’è un tetto o ne prendiamo senza limiti? Perchè saranno pure pochi ma da anni ne arrivano in continuazione.
    E’ chiaro che questi sono di cultura etnia e religione diversa? Non dico inferiore ma diversa. Secondo Perna la convivenza sarà facile e pacifica o ci sranno invevitabilemte degli attriti brutti anche per loro? Ecco dedichiamo un articolo a questi aspetti invece di dire genricamente che altri ne hanno accolti di più.