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L’errore è giudiziario ma solo per fiction

Letteratura e pena. Se il processo non è giusto perché il magistrato sbaglia o la polizia non fa il suo dovere, è la letteratura a correre in soccorso della verità. Come in "Morte di un anarchico" di Dario Fo o in "Cronachette" di Leonardo Sciascia

L’errore giudiziario può essere visto – al pari di ogni infortunio sul lavoro - come inevitabile fatalità, come calamità naturale. L’errore può nascere non solo da un fare (un ingiusto, un superficiale, un preordinato accertamento di responsabilità o di innocenza ), ma anche da un non fare: i magistrati sanno chi è il colpevole, ma sanno che è opportuno soprassedere nella formulazione dell’accusa, sanno che è preferibile cancellare le prove, indirizzare il processo su figure collaterali, insabbiare le indagini, frenare chi le conduce. E’ storicamente provato che le conseguenze dolorose, scaturite dalle sentenze del giudice errante possono essere devastanti e...

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