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Visioni

L’effetto virus travolge la musica dal vivo

Live. L’industria in ginocchio: stop a festival e tour, in Cina persi 286 milioni di dollari

L’impatto devastante del Coronavirus ha messo in ginocchio anche l’industria musicale italiana in particolare il settore live. Solo nella scorsa settimana, la cancellazione di 7.400 spettacoli di musica dal vivo ha provocato al comparto perdite di incassi pari a 10,5 milioni di euro. Fioccano le disdette e gli spostamenti – a data da destinarsi – di concerti e festival. In Italia solo negli ultimi giorni sono stati annullati il tour di Francesco De Gregori nei club d’Europa e degli Usa (Zurigo, Parigi, Bruxelles, Lussemburgo, Londra, Madrid, Boston e New York) e posticipati invece i concerti previsti nei club italiani. E ancora Subsonica, Junior Cally, Rocco Hunt, il tour nei palazzetti pianificato e sold out da tempo dei Pinguini Tattici Nucleari posticipato ad ottobre. Stessa sorte per i live set delle star d’oltreoceano come Avril Lavigne e Santana. Anche l’organizzazione dei grandi eventi si è fermata: il Medimex 2020, International Festival & Music Conference – progetto di Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese – in programma dal 16 al 25 aprile tra Brindisi e Taranto – è stato rinviato «a data da destinarsi nel 2020».

IL PRIMO festival jazz diretto da una donna, Maria Pia De Vito, il Bergamo Jazz che avrebbe dovuto svolgersi in questi giorni, slitta nell’ultimo fine settimana di giugno. Situazione drammatica: la Confindustria Cultura Italia ha suggerito al governo di adottare: «Misure volte a garantire liquidità alle imprese come la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e delle imposte, e una maggiore attenzione da parte del sistema bancario per l’accesso al credito», e poi «Cigs per i lavoratori delle imprese del settore anche dove non già prevista» e di «assicurare in modo rapido i pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione». Un disastro accentuato anche dal fatto che il mondo della musica si regge – stante la perdurante crisi del mercato discografico con vendite ormai contratte a minimi storici e in ulteriore rallentamento nelle ultime settimane – sull’impatto dei tour e degli eventi live.
Dati da brivido anche nel resto del mondo: una stima fornita a Billboard dalla China Associaton of Performing Arts evidenzia come solo in Cina e a Hong Kong tra gennaio e marzo più di 20 mila eventi musicali siano stati cancellati con una perdita secca di 2 miliardi di yuan, pari a 286 milioni di dollari.

ANCHE negli Stati uniti, parametro della situazione mondiale, proprio in questi giorni è stato cancellato anche il South by Southwest, l’annuale kermesse di conferenze, mostre ed eventi di tipo musicale e cinematografico che anima Austin, in Texas. Nonostante la fermezza degli organizzatori per i quali il festival si sarebbe svolto nelle date previste – dal 13 al 22 marzo – a fermare l’evento sono gli artisti e le aziende – tra le altre Netflix, Facebook, Twitter, Amazon e TikTok – che fanno ora marcia indietro. Sono arrivati i forfait di Ozzy Osbourne, i Nine Inch Nails e i Beastie Boys, che avrebbero dovuto prendere parte alla parentesi cinematografica del festival con le produzioni che li hanno visti coinvolti: il documentario Biography: The Nine Lives of Ozzy Osbourne per l’ex Black Sabbath, il documentario Beastie Boys Story di Spike Jonze per i Beastie Boys e la serie Watchmen della HBO per Trent Reznor e Atticus Ross. E non è finita, perché all’orizzonte si profila il rischio di empasse per il festival di Coachella.

ANNULLAMENTI e posticipi fioccano nel vecchio continente: in Francia stop al tour dei Queen con Adam Lambert che hanno deciso di spostare a data da destinarsi il loro concerto originariamente previsto per il 26 maggio all’Accor Hotels Arena di Parigi, mentre è stata cancellata la kermesse dance di Tomorrowland, originariamente in programma dal 14 al 21 marzo.


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