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Editoriale

L’editoriale di De Bortoli: c’è voglia di troika? Speriamo di evitarla

Una persona come Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della sera, di solito usa toni abbastanza moderati nelle sue argomentazioni e in politica non si sbilancia troppo fortemente e troppo spesso a favore o contro una tesi o una persona. Sono in molti quindi ad essersi meravigliati per il fatto che in un editoriale, nella sostanza molto violento, egli abbia attaccato Renzi e il suo governo. Ma per la verità non c’era forse da sorprendersi troppo se solo si considera che negli ultimi tempi non passava quasi giorno che qualcuno dei giornalisti del quotidiano non lanciasse punzecchiature nei confronti di una compagine ministeriale che in effetti sembra fare acqua da tutte le parti.

Incidentalmente si può anche ricordare che forse quello in carica è il governo più a destra di tutta la storia della Repubblica, almeno per quanto riguarda le questioni economiche e sociali, ma questo non avrà certamente avuto rilevanza nelle prese di posizione di de Bortoli, che elenca accuse di altro tenore a proposito della compagine dell’ex-sindaco, parlando tra l’altro di incompetenza, di arroganza, di scarsa credibilità, di sospetta massoneria.

La posizione del Corriere appare in ogni caso singolare, collocandosi in maniera abbastanza eccentrica nel panorama italiano, se solo si considera che dalla nascita del governo Renzi ad oggi i media nazionali sono stati in generale molto benevoli nei suoi confronti, per usare un eufemismo. In controcorrente ricordiamo quasi soltanto qualche editoriale su Repubblica di quello che si poteva considerare solo come un vecchio brontolone, Eugenio Scalfari; ma i suoi interventi trovavano peraltro un immediato contraltare nei solerti scritti di Ezio Mauro e della sua équipe.

Cosa sta allora veramente accadendo? Si può fare soltanto qualche ipotesi. Bisogna intanto ricordare che nell’azionariato del gruppo Rcs, di cui il Corriere fa parte, sono presenti molti dei protagonisti dell’economia italiana e che esso è quasi l’organo di rappresentanza di quelli che in molti chiamano i poteri forti della Repubblica. Il socio di maggioranza relativa del gruppo, con il 20,5% del capitale, è la Fiat, o meglio la FCA, ma si trovano tra gli azionisti società del calibro di Mediobanca, Generali, Intesa San Paolo, Pesenti, Della Valle e persino Unipol. L’intervento di de Bortoli, che peraltro lascerà la sua carica nell’aprile del 2015, è stato seguito il giorno dopo da una difesa d’ufficio del governo da parte di Marchionne. Questo ci indica come quello che resta di una fallimentare classe dirigente economica nazionale appare oggi divisa forse non solo sul giudizio su Renzi ma, più in generale, sul che fare di fronte ad una situazione italiana non certo brillante.

La parte più consapevole di esso sembra orientata, a star dietro all’analisi di de Bortoli, a cercare di fare qualcosa al più presto. Le sue preoccupazioni e l’urgenza dell’azione possono forse essere spiegati da una serie di riflessioni che si possono ricavare da un recente editoriale del Financial Times, quotidiano di cui supponiamo che de Bortoli sia attento lettore, nonché da alcuni interventi pubblici del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.
Wolfang Munchau, giornalista di punta del quotidiano britannico per quanto riguarda le questioni economiche europee, in un articolo del 21 settembre scrive nella sostanza che la posizione economica italiana è ormai insostenibile e che essa porterà inevitabilmente, alla fine, ad un default, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza dell’euro.

A proposito delle riforme Munchau ci ricorda poi che appare sommamente ingenuo pensare che l’economia possa miracolosamente mettersi a crescere una volta che le imprese potranno licenziare a loro piacimento. Non abbiamo lo spazio per riportare tutte le allarmate argomentazioni del giornalista, ma quanto citato ci aiuta a comprendere che nei circoli dirigenti europei la diffidenza verso l’Italia e il suo governo sta crescendo. Del resto cosa dire di sensato quando, di fronte alle rodomontate di Renzi, si registra poi da una parte un calo del pil previsto nel -0,4% per il 2014 e mentre non si capisce per quale miracolo il 2015 dovrebbe essere migliore, dall’altra, di fronte anche alla constatazione che il nostro caro autocrate fiorentino non è riuscito ad ottenere assolutamente nulla di rilevante da Bruxelles. Certo di recente il suo no-jobs act non sembra suscitare gli entusiasmi di nessuno.

Dal canto suo Visco, con interventi molto pacati e comunque molto diversi da quelli di Renzi, ci ricordava anche di recente, sembrando non credere molto agli effetti delle riforme annunciate, come la disoccupazione nel nostro paese rimanga alta e come appaia verosimilmente destinata ad aumentare in futuro.

Di fronte al baratro di un debito incontenibile e ad una disoccupazione drammatica, con un governo incapace di intendere e volere, cosa ci resta da fare, a seguire ipoteticamente il corso dei pensieri di de Bortoli? Immaginiamo che a questo punto la nostra classe dirigente, dopo gli esperimenti di Berlusconi e di Renzi, si appresti forse ad affidarsi al salvatore di ultima istanza, la troika.
Speriamo, per qualche avvenimento miracoloso, di riuscire ad evitarlo.