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Italia

«Le terapie intensive sono sature ma mancano gli anestesisti per aprirne di nuove»

Intervista. La proposta di Alessandro Vergallo del sindacato Aaroi-Emac: assumere gli specializzandi. Ma sono pochi anche loro: «Rispetto ad altre discipline la rianimazione non consente attività ambulatoriale privata ma al massimo l’intramoenia. Richiede sacrifici ma è meno remunerativa»

 Reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese; in basso Alessandro Vargallo

Reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese; in basso Alessandro Vargallo

Alessandro Vergallo, anestesista rianimatore agli Spedali Civili di Brescia, è il presidente dell’Aaroi-Emac, il principale sindacato dei medici ospedalieri dei reparti di terapia intensiva. Da giorni mette in guardia sul rischio che le terapie intensive collassino sotto l’ondata dei malati di Covid. Un rischio confermato anche in un rapporto dell’Agenas. «Ho visto quella mappatura, ma i criteri con cui sono stabilite quelle soglie di allerta non sono chiari. Mi pare più interessante osservare i dati in prospettiva». Facciamolo. Per capire l’impatto dei dati del giorno relativi ai contagi sulle terapie intensive bisogna tener conto di due ritardi. Il primo: passano...

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