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Editoriale

Le tecniche asfissianti delle forze dell’ordine

Caso Magherini. Si immobilizza la persona, la si rovescia prona a terra, si portano le braccia dietro la schiena e si bloccano i polsi con manette. Quindi, un numero variabile di agenti, anche quattro, gravano sulla sua schiena per impedirne qualsiasi movimento. Si determina qualcosa che possiamo chiamare compressione toracica e che porta all’infarto o all’asfissia

Quanto emerge dalla perizia sul corpo di Riccardo Magherini è l’ennesima conferma, e non ce n’era bisogno, che esiste un enorme problema di formazione, intesa nei suoi termini più concreti e operativi. Ovvero che esiste un modus operandi, utilizzato dagli appartenenti alle forze dell’ordine per effettuare i fermi, decisamente pericoloso per l’incolumità del fermato. Lo si è visto nelle vicende della morte del tunisino Bohli Kayes a San Remo e di Aldrovandi, Rasman e Ferrulli; e in chissà quanti altri casi che non hanno portato alla morte del fermato o che, pur causandone il decesso, non sono diventati noti.

La tecnica è la seguente: si immobilizza la persona, la si rovescia prona a terra, si portano le braccia dietro la schiena e si bloccano i polsi con manette. Quindi, un numero variabile di agenti, anche quattro, gravano sulla sua schiena per impedirne qualsiasi movimento. Si determina qualcosa che possiamo chiamare compressione toracica e che porta all’infarto o all’asfissia.

Com’è possibile che dopo una serie di decessi in simili circostante, una modalità del genere venga ancora utilizzata? Sì, è possibile, perché è quella che risulta più facile e più immediata. Ma che denuncia, appunto, un incredibile deficit di competenza. Quando ho chiesto al generale Leonardo Gallitelli, comandante dell’Arma dei Carabinieri, e al prefetto Alessandro Pansa, capo della Polizia di Stato, se esistano protocolli precisi su ciò che è possibile fare e ciò che va assolutamente evitato, al fine di bloccare un individuo che si ritiene pericoloso, mi è stato risposto che questo tipo di tecniche e di regole sono tuttora in corso di definizione.

A me sembra terribilmente tardi. O meglio, ogni giorno che passa, a seguire le cronache, è sempre più tardi. Senza affrontare il complicato capitolo della morte di Davide Bifolco a Napoli, anche da lì emerge una domanda non troppo diversa: com’è possibile che per affrontare due giovani, palesemente privi di armi da fuoco o da taglio, almeno fino a prova contraria, un carabiniere spiani una pistola con il colpo in canna e senza sicura? È pensabile che qualcuno gli abbia insegnato che quella fosse la tecnica più opportuna? O , al contrario, non dovevano spiegargli che era proprio la modalità più inutile e più pericolosa? Come si vede, il problema della formazione è enorme. E della formazione culturale (quali sono i diritti e le garanzie dei cittadini) e della preparazione tecnica: come si affronta una manifestazione, come si ferma un individuo armato e come uno disarmato, come si opera un inseguimento. Mi sembra che, su tutto ciò, il ritardo sia addirittura di molti decenni. Ed è un’autentica tragedia.

  • http://e-cronaca.blogspot.it/ Massimo D’Agostino

    Cari signori di sinistra del Manifesto, nei vostri commenti manca sempre il soldo per fare la lira, come amava dire un caporedattore del Corriere Adriatico. E scusatemi per la franchezza e la maleducazione. Ma perché non vi domandate, oltre a tutto quello che avete detto, quanto vale oggi la vita umana? Perché in Parlamento non si discute di questo, invece di lanciare ogni giorno un’idea nuova su come cambiare questo paese che nessun politico riesce a rispettare così com’è? I carabinieri, che da alcuni anni a questa parte si rendono protagonisti di vicende delittuose, sono diventati militari e vanno in missione all’estero. Non dico che ci vadano per uccidere, anzi, magari vengono aggrediti, però sono diventati soldati. Vedono la morte in faccia, si abituano a vivere con il pericolo a portata di sparo. Come si può pretendere che in Italia si comportino con riguardo verso il loro obiettivo militare, fosse pure un minorenne? L’Italia adesso è questa, l’avete voluta così, e ora ve la tenete, cari direttori strapagati della Seconda Repubblica.

  • Guest

    Voglio aggiungere un particolare, mettendoci nome e cognome, come sempre. Nel 2010 mi sono recato in una caserma dei carabinieri per sporgere una denuncia per un fatto personale. Un carabiniere donna mi ha detto cattiverie gratuite senza alcun motivo. Alcune non le ricordo, le diceva sottovoce. Mi ha anche analizzato, dicendo che sono un “precisino”. Non credo che servisse questa analisi psicologica ai fini della denuncia. Inoltre questo carabiniere, un maresciallo credo, diceva che tutto sarebbe stato archiviato se non avessi cercato di scavalcarla in qualche modo. In pratica mi chiedeva se avevo raccomandazioni per denunciare un persona, sbaglio? Non ho queste amicizie, mi dispiace. Disse anche di non conoscere la legge e aggiungo un altro particolare. Forse, anzi sicuramente, sbaglio, ma mentre ero nella stanza di questo carabiniere, senza che fossi particolarmente agitato, ho avvertito un improvviso e insolito bisogno di andare in bagno. Io in luoghi sconosciuti non vado mai al bagno, per nessun motivo, tranne che in autostrada. E ho dovuto chiedere di andare a fare i bisogni. Ho quindi sospettato, ma ripeto forse lancio sospetti errati, che il carabiniere avesse in quella stanza delle sostanze che mi hanno creato questo insolito bisogno, che pochi minuti prima non avevo affatto.