closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Le piazze della libertà

Un’Italia democratica, emozionata, festosa che va in piazza per rivendicare uguaglianza e libertà, di questi tempi è una notizia. Le nuove famiglie gay – e non solo – che si sono incontrate in cento città italiane, non vogliono più sentirsi fantasmi sociali, ma essere riconosciute alla luce del sole.

Le donne e gli uomini che ormai da oltre dieci anni – era il 2002 quando si discuteva della legge per i Pacs – combattono e si organizzano per non subire l’umiliazione di vivere come persone di serie B, hanno trovato la forza per mettere in piazza l’orgoglio e la dignità della loro esperienza matrimoniale e familiare.

Decine di migliaia di persone sono uscite dai condomini, dalle scuole, dagli uffici alzando il velo del silenzio e ben decise a difendere il diritto di tanti – adulti e bambini, genitori e figli – di vivere in un paese che finalmente, attraverso una legge, regoli e tuteli anche le loro scelte di vita, sociale e affettiva.

Per tutte queste persone non c’è luce, non c’è futuro sotto le plumbee prediche dei Ruini e dei Bagnasco, sotto le insegne sfigurate delle regioni amministrate dai leghisti e dai berlusconiani che si preparano all’appuntamento della corazzata del family day.

Verso questa realtà che fa parte a pieno titolo del nostro vivere quotidiano, non c’è ascolto politico, perché i partiti e il parlamento sanno offrire soprattutto una fedele, sincera rappresentazione della loro storica inadeguatezza.

Lo dimostra l’imbarazzante, odioso ritardo con cui si arriva (forse) a una moderata svolta legislativa, ancora impantanata in strumentali distinguo tra la coppia gay e la coppia eterosessuale, tra figli e figliastri. Senza sottovalutare la subalternità che, ancora oggi, la classe politica mostra verso i comandamenti più conservatori della chiesa cattolica.

È una subalternità usata come uno scudo, un paravento, un alibi dietro il quale occultare un’idea di matrimonio e di famiglia governata da gerarchie e ruoli, frutto di una retriva difesa di antiche strutture di privilegio (patrimoniale e di genere).

Sembra un déjà vu, visto e vissuto ai tempi delle battaglie per il divorzio e per l’aborto, quando la Dc considerava scandalosa la donna divorziata e il Pci riteneva impreparato il popolo dei lavoratori a quella sfida laica e di civiltà. Perché anche allora, con il divorzio e con l’aborto, si metteva in crisi l’ipocrisia del matrimonio eterno e si disvelava l’orrore degli aborti clandestini: si negava il valore di una maternità scelta e consapevole.

Si votò e fu chiaro invece cosa voleva il nostro paese.

Non è cambiato molto l’atteggiamento di una parte della politica e della chiesa.

Siamo, nel 2016, ai raduni dei family day, e ancora alle prese con un partito come il Pd, lontano dal riconoscersi in una cultura laica perché sempre diviso tra guelfi e ghibellini, e condizionato dalle opposizioni cattoliche interne e da infaticabili estensori di emendamenti che negano il riconoscimento pieno del matrimonio omosessuale.

Per fortuna è cambiato il mondo che viviamo ogni giorno.

In Italia e all’estero, dove si sono mobilitati paesi (come l’Irlanda), dove la forza della religione cattolica sembrava aver interdetto l’emancipazione e i diritti che, invece, si sono pienamente affermati. Tuttavia, nonostante i ritardi, i freni, e gli ultras cattolici, avremo probabilmente una legge. Quale? Lo sapremo quando la proposta Cirinnà andrà al voto del parlamento, e vedremo se il governo Renzi-Alfano, nonostante tutto, riuscirà laddove hanno fallito i precedenti governi del centrosinistra.

–> Read the English version of this editorial at il manifesto global

  • Giovanni Nasi

    Non lordate l’AMORE con i vostri ributtanti e osceni slinguazzamenti.
    Quello che si e’ visto ieri nelle piazze trasformate in lupanari, casomai e’ l’ “ammmooooore”.

  • Roberto Bisanti

    Ricordo con orgoglio la battaglie per il divorzio ed anche (pur con qualche dubbio) per l’aborto, per la parità insieme alle compagne a volte un pò sopra le righe e con tanta passione civile, le battaglie per lo statuto dei lavoratori, il diritto di famiglia, per una sanità e una scuola davvero pubblica (decreti delegati); una stagione di avanzamento dei diritti, civili e del lavoro, in cui ogni battaglia si legava all’altra e si sostenevano a vicenda per un più alto e generale livello di giustizia sociale. Oggi è diverso, dalla scuola, alla sanità, al lavoro, al reddito, viviamo una dolorosa regressione, gli stessi diritti civili di libertà e dignità della persona, formalmente ancora scritti (così andando per poco) sono di fatto interdetti per le classi subalterne, e nonostante ritenga giusta la battaglia per le unioni civili (peraltro illogicamente limitata solo alle coppie dello stesso sesso e che relega quelle di sesso diverso alla mera convivenza senza possibilità di adozione) non riesco a condividerne l’entusiasmo. Provo anzi disagio nel constatare come quelle migliaia di persone scese in piazza non l’abbiano fatto altrettanto per le fabbriche chiuse, gli imprenditori fuggiti di notte all’estero, il lavoro negato, i redditi taglieggiati, l’assistenza e la scuola privatizzati, i beni comuni saccheggiati, le molte altre offese ogni giorno inflitte alla gente comune. Forse sarà benaltrismo, come dice qualcuno, ma non mi piace vedere le bandiere rosse di allora scolorate nell’arancione e provo tristezza nel constatare che questa sinistra di cui il Manifesto (quotidiano comunista) fa parte riduce tutta la sua passione civile in una battaglia (giusta sia chiaro) ma che, nel cotesto in cui si svolge, sembra una rivendicazione di èlite. Nè condivido gentile Rangeri il suoi toni enfatici, non è il 25 aprile, anzi le ricordo, se ne fosse scordata, che la lotta di classe continua e la stiamo dramaticamente perdendo anche perchè questa sinistra che ha perso la sua vocazione, riducendosi così a numeri da prefisso telefonico. Saluti
    ,

  • Max lo scettico

    Il 2016 comincia bene! Sarà difficile sorpassare questo post di Giovanni Nasi.
    Immagino cosa debba provare Giovanardi sentendosi scavalcato. A meno che non sia Giovanardi medesimo o un suo figlio illegitimo, nato dall’AMORE.

  • Max lo scettico

    Non capisco perché sostieni che la passione civile del manifesto è “ridotta” alle lotte degli omosessuali.
    Forse non leggi il manifesto o forse lo leggi distrattamente. E non è certo colpa del manifesto se migliaia di persone si mobilizzano per tali lotte, ma non s’interessano alle altre.
    Se poi leggi il commento pubblicato dall’esimio Giovanni Nasi (un campione!), ti sarà più chiaro che il percorso per l’uguaglianza dei diritti, è ancora lungo.

  • massimo gaspari

    girone e la torre appesi!!!!!!

  • massimo gaspari

    in casa i riscaldamenti sono spenti ed ho dovuto portare mia figlia a fare i compiti in biblioteca a carrara dove data la miseria culturale cittadina che non va oltre il sacro romano impero nulla di meglio ho trovato da leggere di montale.
    ho rollato la mia sigaretta e mi sono seduto fuori dalle stanze sulle scale di metallo.
    aperto a caso ha parlato cosi’:
    dicevano gli antichi che la poesia e’ scala a dio. forse non e’ cosi’ se mi leggi…. (siria).

    non ho riposto il libro l’ho lasciato sulle scale dove vorrei restasse per l’eternita’ vicino alla mia sigaretta