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Editoriale

Le fanfare della vittoria del No

Matteo Renzi

Il No ha vinto. La fanfara dei sondaggi ieri annunciava la vittoria su tutti i giornali. Dovessimo credere alle percentuali sfornate dalla malconcia categoria dei sondaggisti, il No avrebbe già vinto con almeno 6 punti di vantaggio. Naturalmente la notizia era accompagnata da ponderose riflessioni e acute cronache sugli esiti catastrofici che ne seguirebbero. Governicchio, spread, Pd in rapida dissoluzione, banche in vendita senza acquirenti.

Dare in vantaggio il No e prevedere le cavallette dei mercati pronte a dare l’assalto alla nostra fragile ripresa economica faceva parte del medesimo quadro.

Quasi un ultimo appello per questi quindici giorni che ancora ci separano dal voto del 4 dicembre. Una chiamata alle urne rivolta a indecisi e astensionisti: per evitare il peggio «Basta un Si». Un invito al quale è sembrata volersi associare anche Bankitalia, con il suo Rapporto sulla stabilità finanziaria a rischio «con un aumento della volatilità attesa sulle azioni italiane nella prima settimana di dicembre».

Meglio lasciarli stare i sondaggi, meglio non fidarsi di queste fanfare che chiamano il popolo a raccolta per fare argine ai populisti cattivi che, se vincesse il No, prenderebbero il potere e il governo gettando il paese nel caos, e la politica nelle mani di «quelli attaccati alla poltrona».

Chi ha seguito il presidente del consiglio nei comizi elettorali e lo ha visto sui palcoscenici dei teatri con il microfono in mano facendo il verso ai politici che vogliono conservare il posto e lo stipendio, imitandone la voce e la postura, dovrebbe finalmente convincersi che il populista al governo già ce lo abbiamo, applaudito come unico leader da Berlusconi.

Convocata a Palazzo Chigi, ieri la stampa ha potuto ascoltare dal segretario-presidente che tutto dipende da questi ultimi giorni di battaglia. Renzi mostra di non credere ai sondaggi e si dichiara convinto che andranno a votare in molti, che i giochi sono tutti aperti. Quanto alle conseguenze di una sconfitta, la risposta del leader diventa vaga, di stampo democristianissimo: «Verificheremo la situazione politica».

Mille giorni a palazzo Chigi e 100 milioni di voucher (dato di settembre) rendono ottimista il presidente del consiglio sulla direzione del mercato del lavoro.

Le progressive diminuzioni di contratti a tempo indeterminato gli fanno dire che c’è stata la svolta sull’occupazione.

E saranno i numeri sull’attesa di vita che diminuisce al sud a dargli la certezza che si è invertita la tendenza all’impoverimento di milioni di famiglie italiane.

Alla fine, tra tante fanfare, ce n’è una che sembra, invece, più attendibile, perché ben piantata nella cabina di regia di Francoforte. È la conferma, che arriva da Mario Draghi, del quantitative easing, la rete a sostegno anche del nostro debito, con l’annuncio della decisione di prolungare l’acquisto di titoli, 80 miliardi al mese, fino al marzo 2017.

In teoria tutto il tempo per ammortizzare l’esito dell’auspicabile bocciatura della riforma, per scrivere una legge elettorale e finalmente dirigerci verso le elezioni.

  • RossoVeneziano

    “..e finalmente dirigerci verso le elezioni.” Dove prenderete il solito 3% se va bene, come sempre. E avanti così. Che miseria. Pensare che vi ho pure votato, più volte. Ma sono guarito. In fondo mi siete serviti.

  • Giacomo Casarino

    A RossoVeneziano, insolente, basti ricordare che la prima e l’ultima volta che il Manifesto (gruppo politico scioltosi nel lontano 1974) si è presentato, malauguramente, alle elezioni politiche è stato nel 1972. Chissà per chi ha votato il signore di cui sopra.

  • Vittorio Marchi

    se il volto del populismo in italia è Renzi ( un populismo che emancipa le seconde generazioni e promuove le unioni civili ) allora io ci metto la firma. Cosa ben diversa è infatti dal populismo che divorzia dal liberalismo, quale quello di Trump, Le Pen o Farage, con il quale i vostri amichetti vanno a letto in Europa. Non capisco la posizione del manifesto. Tra globalismo e populismo nativista, io sto con il globalismo. Capisco la critica del leaderismo e della personalizzazione della politica. Tuttavia, stante la deriva, io sto con quello che mi garantisce la difesa dei miei spazi di libertà. Dovrà essere come per Lenin, una azione su due livelli, quello istituzionale e quello consigliare, potere costituito e potere costituente. Voi invece conflagrate il tutto, pensate che una linearizzazione della politica possa darsi nell’era del capitale globalizzato. Ridicolo. La rivoluzione non è all’ordine del giorno. Stay the course Manifesto, non svendete la prospettiva strategica per un pugno di ceci.

  • Francesco Spanò

    Il punto cruciale sono i sondaggi favore del NO e le fanfare: questa è la strategia più micidiale che induce rilassamento in chi si impgena per il NO e tende a motivare gli indecisi. Or a più che mai è necessario uno sforzo enorme per il NO , ora più che mai il NO è sotto attacco. Bisogna darsi ancor più da fare per votare e far votare NO.

  • Pasquale Hulk

    Vincere! Vincere! Vincere!
    E vinceremo in terra, in cielo, in mare!
    È la parola d’ordine d’una suprema volontà!
    Vincere! Vincere! Vincere!
    Ad ogni costo, nessun ci fermerà!
    I cuori ch’esultano, son pronti a obbedir, son pronti lo giurano: o vincere o morir!

  • RossoVeneziano

    Per quelli sponsorizzati dal Manifesto, dalla Sinistra Arcobaleno a Ingroia.

  • RossoVeneziano

    Aver regalato l’aspirazione alla vittoria alla destra, non necessariamente fascista, è il vostro madornale errore. E continuate a perseverare nello stesso errore. Io non più. Voglio vincere, sì. Voglio finalmente conquistare il potere.

  • Federico_79

    Bravo. Conquisterai il potere di obbedire a Confindustria. Auguri.

  • RossoVeneziano

    Conquistare il potere significa che sono gli altri a obbedire a te, anche Confindustria.

  • Kobayashi

    Ogni volta che ROSSO VENEZIANO pubblica il risultato delle sue profonde cogitazioni (!) si sente puzza di Casa Pound.
    Si può anche mettere la maschera, ma la camicia nera spunta da ogni parte: il lessico, le categorie politiche improbabili, il pensiero (si fa par dire) binario, la menzogna e la manipolazione sistematica.
    E basta fare un giro sui rari siti di sinistra (più o meno comunista) per ritrovare, con altri nicknames e altre maschere, lo stesso troll e le stesse provocazioni.

    Ci sono psichiatri e psicologi che studiano i trolls? Solo “Rosso Veneziano” e i suoi camerati, gli assicurerebbero lavoro per anni.

  • Kobayashi

    Curati.

  • alexis taylor

    stesso percorso… :-)

  • Francesco Spanò

    Ciao Vittorio, e pensi che Renzi ti garatisca i tuoi spazi di libertà? A che serve la promozione delle unioni civili quando non sei rappresentato in parlamento e il tuop voto conta ancor meno di nulla, ti cementificano il suolo intorno, ti privatizzano la scuola, ti licenziano senza giusta causa ? Renzi rappresenta la faccia più micidiale del neo-liberismo, quello che ti distrugge i diritti lasciando la facciata intatta, ma svuotando completamente l’edificio. È il peggio da quando abbiamo la Costituzione, tanto è che la vuole abbattere. Intanto spero che voterai NO al referendum.