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Editoriale

Le dimissioni di un uomo solo allo sbando

Non lo farà, non farà un passo di lato così come non accetterà i buoni consigli che alcuni commentatori gli inviano a mezzo stampa (fai autocritica, buttati a sinistra), perché, molto semplicemente, certi suggerimenti vanno a sbattere contro il progetto e la cultura politica di Renzi.

Certo sarebbe arrivata l’ora di riconoscere che la disfatta siciliana è solo l’ultima di una lunga serie di sconfitte, sia a livello politico generale (il referendum costituzionale), sia in importanti amministrazioni locali, con grandi città (Roma, Torino, Genova) consegnate al governo dei pentastellati o del centrodestra. Ora si aggiunge la ciliegina sulla cassata siciliana.

Come onestamente ammette il vicesegretario Lorenzo Guerini, si tratta di «una sconfitta inequivocabile».

Renzi dovrebbe, altrettanto onestamente, prenderne atto riconoscendo di aver dato il massimo contributo a un esito così nefasto per il Pd. E, serenamente, riprendere il progetto di ritirarsi a vita privata.

Se non fosse che il giovane leader, ha perseguito e affermato una linea politica neocentrista e, coerentemente, lavorato alla rottamazione della sinistra interna, volendo portare a termine una profonda metamorfosi del Pd.

Ha costruito un partito sulla sua persona, contro sindacati e forze intermedie. Solo che così, come all’indomani delle primarie del 2013 scrivevamo «di un uomo solo al comando», oggi, 5 anni dopo, è ormai ora di cambiare definizione perché con tutta evidenza siamo di fronte a un uomo solo allo sbando.

L’ex presidente del consiglio non è tipo da farsi da parte, anche perché il partito che così ostinatamente si è cucito su misura è una creatura che, nonostante tutti i falsi movimenti verso Pisapia e altri raggruppamenti, rivendica le politiche neocentriste e principalmente sull’economia e il lavoro. Esattamente quelle che meglio esprimono la nuova natura del suo Pd.

Più che consigli verso tattici spostamenti a sinistra, sarebbe giusto riconoscergli una sua forte coerenza sulla via maestra di una coalizione, dopo le elezioni politiche, con il redivivo Berlusconi. Tanto più che il vecchio leader di Arcore suda cento camicie nel completare l’operazione di lifting politico, da padre del populismo italiano a figura degasperiana europeista. Trovando il conforto delle grandi firme.

E’ per questo motivo, di fondo e generale, che l’emorragia di consensi, prolungata e profonda, anziché amare riflessioni sul suicidio del Pd, al contrario, si manifesta con reazioni scomposte. Come la sgangherata e vana ricerca di qualche improbabile capro espiatorio. E’ il caso dell’attacco al presidente del senato Grasso per non aver accettato la candidatura in Sicilia. Recriminazione sciocca non fosse altro per il fatto che è rivolta a chi stava meditando di lasciare il Pd, come Grasso ha fatto all’indomani dell’approvazione della legge elettorale.

Se il partito di Renzi si ritrova senza candidati qualche domanda sul perché non sarebbe inutile. Succede in Sicilia e capita anche con il preoccupate risultato di Ostia, il popoloso municipio di Roma, dove è stato ripescato un piddino senza chance in un territorio commissariato per mafia da due anni, con il presidente del Pd finito agli arresti.

E come non bastasse, ecco che nel ballottaggio tra pentastellati e destra (con l’exploit di Casa Pound), l’indicazione di voto del Pd è l’astensione, la fuga, l’abbandono del campo di battaglia.

Se Sparta piange, Atene non ride.

La lista di Claudio Fava lotta per raggiungere il quorum del 5%, probabilmente riuscirà ad agguantare un rappresentante nell’assemblea siciliana. Un risultato dignitoso ma deludente, specialmente se giudicato nel contesto di un’astensione che nessuno, nemmeno i grillini, riescono a scalfire. Né in Sicilia, né al confine metropolitano di Ostia dove è aumentata del 20%.

Ma è proprio lì, nella disillusione verso questa sinistra che riconsegna il paese alla destra, che chiunque voglia costruire un nuovo soggetto politico dovrà misurarsi.

  • rocco siffredi

    “Ma è proprio lì, nella disillusione verso questa sinistra che riconsegna il paese alla destra, che chiunque voglia costruire un nuovo soggetto
    politico dovrà misurarsi.” Bella frase di commiato. Ma in pratica che vuole dire? Che tutti i vari pupazzi che vivacchiano a forza di slogan è ora che vengano mandati a quel paese? O ancora si deve prenderli sul serio? O ancora, è ora che si smetta di ripresentare gli eterni programmi vuoti, e del resto mai attuati ed inattuabili, buoni per raccattare voti da chi si illude; e si scenda sulla terra affrontando i problemi attuali senza affidarsi alle categorie interpretative ammuffite che non erano più valide già 50 anni fa?

  • concettina ghisu

    Renzi è stato sistematicamente appoggiato dai poteri forti (si veda l’articolo di Toni Negri), che hanno posto il veto sull’ascesa di un leader del PD autenticamente di sinistra. Scalfari ha fatto addirittura l’apologia dell’oligarchia, appoggiando il rignanese con pochi se e pochissimi ma, salvo scaricarlo quando i topi avevano abbandonato la nave. Appoggiare Renzi ha significato mantenere un assetto da Sacro Romano Impero, che per i potenti funziona. Ma tutti gli imperi basati sull’esclusiva fedeltà al principe prima o poi crollano. E’ che questi twittano o postano, non hanno alcuno spessore culturale, figuriamoci se conoscono la storia.

  • concettina ghisu

    Se iniziassimo a cambiare a partire dalla scelta del linguaggio e dallo spessore delle argomentazioni? Twitti e posti.

  • triscele

    Non racchiuderei il risultato di Fava nel solo aggettivo deludente, mi sembra troppo riduttivo. Bisogna considerare che il contesto siciliano è sempre stato ostico per le idee progressiste anche in tempi molto più floridi per la sinistra, sia siciliana che non. Era casomai illusorio immaginarsi, come si leggeva da più parti, che avrebbe fatto chissà quali exploit o addiritura che avrebbe superato i consensi del pd.
    Non dimentichiamo che solo pochi mesi fa Orlando ha stravinto a Palermo, la più popolosa città siciliana, e che lo stesso Orlando era il principale sponsor di Micari.
    Non dimentichiamo inoltre che il pd ha ancora una parvenza di radicamento in tanti centri piccoli e medio-grandi, sia negli storici e indefessi fedeli di partito, sia nei gangli e gangletti del potere locale più o meno compromesso.
    Non va trascurato, per dare un senso più ampio e direi più positivo al risultato di Fava, che nelle ultime settimane tanti suoi elettori hanno optato (vanamente, ormai lo si può dire) per il voto disgiunto fra la sua lista e il voto in favore di Cancelleri presidente, considerando Cancelleri l’argine più utile (???) alla destra di Musumeci, dal momento che tutti qui in Sicilia sanno (e molti di noi temono) che Musumeci sarà solo la foglia di fico “presentabile” di vecchi e nuovi comitati d’affari. Un’ulteriore dimostrazione, ahinoi, che il cosidetto “voto utile” è quasi sempre una strada che non spunta.

  • roberto cerchio

    Può darsi ma attento perché di benaltrismo anonimo è lastricata la strada dell’inconcludenza…

  • Albin Planinc

    sono tanti i cinesini in paziente (?) attesa, sulla riva del fiume, di vedere finalmente il rottamatore rottamato
    (probabilmente Letta , Bersani e D’Alema più di altri..)

  • Lele Depascalis

    se ci tieni….
    sconfitti un ‘ altra volta eh?

    argomentare coi sinistri non ha senso.
    è al di fuori dei loro schemi mentali il poter pensare di avere sbagliato tutto. comunque continuate cosi’ . buonismo, ius soli e renzi.
    per l’avversario, uno come renzi è persino meglio di veltroni!

  • toyg

    La politica italiana sembra ferma nel Giorno della Marmotta. In tutti i partiti medio-grandi, leader e programmi di destra vincono, le loro politiche falliscono, e questi vengono rimpiazzati da leader e programmi ancora piu’ a destra, che a loro volta falliscono e generano leader e programmi sempre piu’ a destra; e nei partiti medio-piccoli, ci si scanna per mezza poltrona e ci si restringe a culti sempre piu’ esclusivi, sempre piu’ rigidi, sempre meno capaci di ascoltare ed essere ascoltati dalle persone “normali” (lo so che in realta’ la normalita’ non esiste, ma insomma quelli che vogliono un lavoro tranquillo, una casa, una macchina, il cellulare, la playstation, e staccare il telefono mentre guardano il calcio). Se avessi un euro per tutte le volte che ho letto frasi come l’ultimo paragrafo, potrei comprare mezza Apple domani.