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Editoriale

Le buone carte per un gioco truccato

Sinistra. Se è vero che l'Italia è un laboratorio politico, è arrivato il momento per la sinistra di presentarne uno serio e credibile all'opinione pubblica, non da ultimo dandogli un nome e un volto

Nella settimana che dovrebbe mettere il sale sulla coda della legge elettorale, un patto siglato da Renzi, Berlusconi e Grillo, la sinistra procede a piccoli passi nella costruzione di una piattaforma, di un programma, di quei famosi dieci punti che in Francia come in Inghilterra e in Germania, le sinistra europee mettono in campo nella girandola elettorale in corso nel Vecchio Continente.

Lavoro, welfare, immigrazione sono all’ordine del giorno sul fronte di un’altra Europa contro l’asse Macron-Merkel-Renzi che alza la bandiera di aver fatto argine al pericolo populista.

La domanda di una sinistra che possa riprendere voce, ruolo e rappresentanza nel panorama politico italiano abbonda, anche sulla base e sulla scia dei consensi che leader con o senza codino, giovani o anziani, ricevono nel panorama europeo.

Una domanda per una prospettiva di alternativa, capace di innovare nella costruzione di una forza aperta ai cittadini chiamati a partecipare in modo diretto alla sua formazione. Né con un mi piace, né con il rito della cooptazione.

In Italia la famiglia della sinistra, laburista, libertaria e ecologista, si presenta come un arcipelago sopravvissuto alle eruzioni vulcaniche del suo elettorato, con il vasto consenso dei 5Stelle, con il renzismo, con la scissione di un pezzo del Pd, con la diaspora di Sel-Sinistra italiana. Se lo sbarramento della futura legge elettorale sarà il 5%, la sinistra ha di fronte un grande ostacolo che deve trasformare in un obbiettivo.

Per uscire dall’angolo, e navigare in mare aperto rispetto a quel vasto elettorato, piuttosto esigente, che non ne può più di assistere disarmato al perenne duello tra Renzi e Grillo.

Questo governo che prima cancella un referendum con un decreto-truffa e poi resuscita i voucher per le aziende, dimostra una volta di più la sua natura neocentrista.

E il Pd che ne è il perno va cercare accordi e consensi altrove, lontano da un mondo del lavoro che ha abbandonato al precariato, facendosi alfiere e baluardo di una politica fiscale che si fa scavalcare a sinistra da Bruxelles sulla tassa per la prima casa.

Mille vertenze assediano ogni giorno il ministero dello Sviluppo economico di Calenda; i licenziamenti sono tornati in grande stile senza giusta causa; le università pubbliche stringono il rubinetto del numero chiuso perché mancano docenti e aule in un paese con il 40% dei giovani disoccupati.

Economicamente, socialmente e culturalmente il deserto italiano è profondo e certo non lo bonificherà da sola una forza di sinistra che sente la fatica di affrontare anche uno sbarramento del 5%. Certamente la natura intrinsecamente maggioritaria dell’intesa che si va profilando per le forze minori prefigura una strada tutta in salita (pur superando la soglia di sbarramento la sinistra rischia una rappresentanza parlamentare di tribuna e comunque forte sarà il richiamo al voto utile nei collegi).

Grillo, Renzi e Berlusconi sembrano correre verso elezioni anticipate, i tre poli lavorano per mettere le basi di future maggioranze. Chi in stile Nazareno, chi in modalità pentastellata con maggioranze variabili. Mentre balla nei cieli del purgatorio una legge finanziaria che non si capisce quale governo sarà destinato a firmare.

Una lista di coalizione, a sinistra, si misura oggi con la capacità, la volontà interpretare le lotte sociali insieme a una parte forte del sindacato, la Cgil, in sintonia con un papa che su economia e lavoro parla chiaro e parla a tutti.

Non mancano certo le carte per dare finalmente rappresentanza, identità e futuro a quei milioni di persone, italiane e straniere, che si sentono sole di fronte all’impoverimento, che soffrono l’esclusione sociale, che subiscono il bombardamento di una sottocultura dell’odio e del rancore, oltre che di un trasformismo perenne.

Buone carte per un gioco difficile, truccato e diverse trappole da evitare. Il prevalere di vecchi riflessi condizionati nella corsa ai posizionamenti ideologici, la perniciosità di una certa pigrizia intellettuale, la tentazione di sommare spezzoni di gruppi parlamentari, l’afasia nella scelta della leadership.

Se è vero che l’Italia è un laboratorio politico, è arrivato il momento per la sinistra di presentarne uno serio e credibile all’opinione pubblica, non da ultimo dandogli un nome e un volto.

  • Albin Planinc

    visti i precedenti, lo scetticismo è d’obbligo.

  • Giacomo Casarino

    La sinistra, ovviamente non quella finta, truffaldina e filorenziana di Repubblica, può definire una sua fisionomia, una sua appettibilità elettorale (in concorrenza esplicita con il populismo destrorso del M5S), può “agganciare” il comune sentire di chi si sente all’opposizione rispetto al PD ed alla politica austeritaria dela UE, non già mediando sulla “lista della spesa” dei cosiddetti programmi, ma alzando il tiro. aprendo gli occhi di fronte al fatto che ci troviamo di fronte ad un’emergenza costituente o, se vogliamo, ri-costituente. Ad un “fronte unico” non chiedo quello che oggi si presenta come impossibile (convergere sui tre no di Eurostop: No UE, NO euro, NO NATO), ma quantomeno di prendere di petto la principale devastazione introdotta nel nostrto ordinamento, il pareggio di bilancio in costituzione, la modifica dell’art. 81. A questo riguardo informo chi non lo sapesse (non è un segreto) cheil Comitato Romano del NO ha elaborato, sulla base del testo formulato da Gaetano Azzariti nel 2014 e di un recente incontro seminariale, una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare:
    • per cancellare le modifiche introdotte dalla legge cost. 1/2012 (il pareggio di bilancio);
    • per introdurre la salvaguardia dei diritti fondamentali in relazione ai possibili, e purtroppo già verificatesi, effetti negativi indotti dall’ordinamento comunitario o da trattati internazionali (si pensi al Fiscal Compact) – il riferimento è alla modifica dell’art. 117, primo comma, avvenuta con la legge cost. 3/2001.

    Si tratta, insomma, di proseguire e di andare oltre al risultato del 4 dicembre, di condurlo ad un primo esito positivo, in quanto di valenza “costituente”.

  • DalleStalleAlleStelle

    La nuova Legge elettorale :
    il Renzillosconium …
    una specie di manicomium …

  • Tiziano Marino

    1- Basta subalternità culturale alla destra, parliamo alla gente dei nostri temi e delle nostre soluzioni. Non releghiamo la nostra visione del mondo alla solidarietà o al sogno di un capitalismo etico che non esisterà mai. La storia ci sta dando ragione su tutto basta saperla raccontare. La Sinistra tra la gente esiste è questa classe dirigente inetta che non la sa intercetttare da anni.
    2- Possibilie che non si trovi un leader, una persona in grado di scaldare due cuori e che parli a tutti e non solo a noi che siamo già convinti di ciò che abbiamo studiato e vediamo accadere ogni giorno?
    3- La mia è una generazione perduta senza lavoro, senza dignità, in parte sovraistruita e totalmente sottoccupata, non è difficile farla risvegliare (ci sta riuscendo Di battista…). Un paio di esempi sennò stiamo sempre a parlarci addosso: nel 2001 avevamo previsto tutto precarizzazione, esplosione fenomeno migratorio, concentrazione della ricchezza, crisi ambientale, crisi della democrazia! Dobbiamo attaccare le banche (dov’è la liquidità che arriva dall’Europa??), Mafia (perché nessuno ne parla mai se non in occasione degli anniversari??), Evasione (chi non paga viola il patto sociale!!), la vendita di armi tra cui siamo leader, l’assenza di politiche economiche e di un’idea dell’Italia nel mondo. Attacchiamo la finanziarizzazione dell’economia, chiediamo tasse altissime su chi produce ricchezza senza dare lavoro. Accolliamo il terrorismo alle politiche folli dei Bush e dei Berlusconi e dei Blair sia in politica estera sia interna! Non lasciamo parlare la destra su questo perché è TUTTO merito loro se stiamo così. Non accettiamo questa narrazione di un essere umano egoista e competitivo che ha bisogno di gerarchie etc. etc. L’essere umano è altro, vuole altro, non merita di vivere nel lavoro e per il lavoro (nemmeno se ben pagato!), non merita la folle competizione estetica sponsorizzata dai social, non può regalare tutta la sua creatività e il suo spirito di iniziativa al profitto in ogni ambito!!! Noi questo abbiamo il dovere di dirlo e di gridarlo altrimenti stiamocene a casa……