closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Lavoro, Davide contro Golia

I libri di storia commenteranno questi giorni come l’abbaglio e l’eclissi della ragione. Ricordate il film Orwel 1994? Qualcosa del genere sta accadendo. Crescita economica, nuovo lavoro e consolidamento delle istituzioni sono riassumibili nello slogan “cambiare verso”. Purtroppo dobbiamo vivere il nostro tempo, ed è un tempo durissimo. Prima il presidente dell’Inps Boeri, poi il ministro Poletti e da ultimo il presidente del consiglio Renzi annunciano la creazione di nuovi 79.000 posti di lavoro a tempo indeterminato tra gennaio-febbraio 2015 e gennaio-febbraio 2014. A noi tocca ancora una volta scardinare il castello di solide e dure pietre di fandonie con fionde ed archi. Davide contro Golia non è proprio una metafora. I consulenti del lavoro, persone più serie della compagine governativa, financo del presidente Boeri, ricordano che nell’80% dei casi si tratta di regolarizzazioni di collaborazioni a progetto, partite Iva ed altra inutile precarietà. Quindi solo il 20% è “nuovo lavoro”. Se poi consideriamo il naturale turnover del mercato del lavoro, gli 8.060 euro di contributo pubblico per i nuovi assunti, a cui dovrebbero aggiungersi 1,5 mld di euro per il piano Youth Guarantee, un insuccesso epocale, abbiamo un effetto nullo.

Alla fine il lavoro aggiuntivo è in realtà lavoro sostitutivo, pagato con i soldi pubblici. Alla faccia del rischio di “intrapresa”. Dare ragione a Brunetta è dura: «I nuovi contratti non sono necessariamente posti in più ma trasformazione di vecchi rapporti di lavoro». Ma non è tutto.

Uno studio di Mediobanca esamina l’impatto del Jobs Act e della legge di Stabilità, sgravio Irap e più, sul sistema delle imprese. Nel documento si legge: quelle che più beneficeranno del Jobs Act sono Rcs, con un incremento atteso dell’utile per azione del 19,7% in tre anni, l’Espresso (+17,8%) e Mondadori (+13,5%) tra tlc, media e tecnologici. Seguono Finmeccanica (+7,7%) e Italcementi (+5,5%) tra i ciclici, Banco Popolare (+6,5%) e Bpm (+5%) tra le banche e Hera (+9%) tra le utility.

L’informazione è sostituita dalla notizia. I giornalisti hanno certamente delle colpe, mentre l’occhio vigile di chi vede la realtà è cambiato. Il tasso di occupazione, già molto basso rispetto alla media europea, è calato del 5% dal 2008 al 2014, rispettivamente 58,6% e 55,7%; il tasso di disoccupazione dal 2008 al 2014 cresce dell’88,6%, rispettivamente 6,7% e 12,7%; il tasso di inattività rimane stabile al 36%.

Complessivamente abbiamo più di 6 milioni tra disoccupati e inattivi che non lavorano e ci accontentiamo di far pagare meno lo stesso lavoro alle imprese? Sei milioni di senza lavoro vi sembrano pochi?
Davide contro Golia e la ragione contro la calunnia sono qualcosa di più di una semplice provocazione.

  • Vittorio Marchi

    Ma che dibattito inutile e stucchevole .. intanto sulle TLC, espresso, mondadori e rcs sono quelle ci guadagnano. Appunto, le TLC, così come l’ITC e i tecnologici in genere, non esistono in Italia. Per questo non appaiono in classifica e ci sono solo 4 titoli editoriali che vivacchiano in un mercato marginale .. Le cause sono strutturali e afferiscono direttamente alla società italiana, alle sue rigidità culturali prima ancora che alla normativa sul lavoro.Viviamo in paese che affonda ancora le sue radici culturali ed elementi di organizzazione sociale nel tardo medioevo. Sorprende che quando viene in gioco la società, la sua plasticità ( come con il web e l’IT ), il paese si dimostri un deserto esi stia ancora a parlare di 4 aziende decotte che sopravvivono in un mercato protetto, come gli editori e finmeccanica? Non si potrà ricostruire se non partendo da un cumulo di macerie, diciamo la verità. Ma da un paese pavido e ultra-conservatore come il nostro, ci si può al massimo proporre di vivacchiare ai margini, come una ridotta del contemporaneo. Fatevene una ragione, e magari si potrà pensare di limitare i danni.

  • RossoVeneziano

    Bravi, date ragione a Brunetta. Contenti voi.

  • Piero Giombi

    Qualcosa non quadra. Nel 1977 avevano un lavoro 18 milioni di persone. Nel 2014, erano 22,9 milioni. Non so in altre parti d’ Italia, ma qui a Bergamo non si vedono molti con l’ aria dei morti di fame. Anzi, il numero delle automobili di lusso è impressionante. Stiamo meglio di quanto Landini pensa. E abbiamo più voglia di lavorare di lui.

  • chinaski

    Il fatto è che già parte male, l’articolo: “Ricordate il film Orwel 1994?”. Orwell si scrive con due “l” e il titolo in questione è ovviamente un libro (non un film) intitolato 1984… Stante la palese ignoranza iniziale, come si fa a dare credito al resto del pezzo? E’ il classico problema della forma che diventa sostanza: sono anni che cerco di spiegarlo ai giornalisti, ai titolisti, ai poligrafici o a chi per loro di questo giornale, ma niente, non ci vogliono sentire. Errori, imprecisioni, balle a volontà. Buon proseguimento.