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Editoriale

L’articolo del manifesto che non piace a facebook

Censura robotica. La nostra recensione da Berlino del film di Lars Von Trier "Nymphomaniac" rimossa senza appello dalla pagina sociale del manifesto.

Una scena di Nymphomaniac

Prime ore di un mattino qualunque. Sguardo rapido alle e-mail arrivate nella notte per poi passare al sito del «manifesto». Controllo se c’è qualcosa che non va. Tutto bene, si può curiosare cosa hanno postato gli «amici» di facebook. Manciata di secondi e compare la scritta che avverte la rimozione di un post perché presentava contenuti contrari alla «policy» del social network. Segnalazioni sempre più frequenti da parte della società di Mark Zuckeberg. Piccola ricerca e la sorpresa: la pagina rimossa dalla pagina del manifesto segnalava l’articolo di Cristina Piccino sulla presentazione del film «Nymphomaniac» di Lars Von Trier a Berlino. Era stato caricato ventiquattrore prima.

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Ma cosa conteneva di scandaloso l’articolo? Non il riferimento alle querelle sul presunto antisemitismo del regista danese. È inoltre difficile che l’ironico elenco delle scene «purgate» dallo stesso Von Trier per l’edizione italiana sia oltraggioso. Cosa ha allora suscitato la rimozione della pagina?

È noto che su Facebook c’è un software che passa allo scanner i contenuti, facendo scattare il segnale rosso di pericolo in presenza di parole «a rischio». E se contenuti antisemiti circolano liberamente sul social network, il riferimento alle scene di sesso ha infastidito il senso del pudore di un software programmato in base a un morboso spirito puritano, che però non interviene quando si tratta di video al confine del porno o con le segnalazioni pubblicitarie di siti che facilitano incontri con donne o uomini soli della zona disposti a veloci conoscenze bibliche.

La censura non è mai bella e stare in Rete significa accettare di fare incontri sgraditi, ma facebook sta diventando un social network strettamente sorvegliato. Pochi italiani potranno vedere l’edizione integrale del film, ma è il colmo che un social network oscuri una pagina internet che con le parole ironizza sulla «purga» contro la libertà di espressione e di visione.

  • Marcello

    Quello che spesso dimentichiamo è che Facebook è un sito privato, gestito da una società privata. Il grande numero di utenti e l’uso quotidiano che molti ne fanno, non lo rendono di per sé uno strumento democratico.

    La società Facebook pertanto è libera – ci piaccia o no – di applicare le policy che vuole (nei limiti di legge, legge statunitense peraltro). Queste regole sono tra l’altro accettate esplicitamente da noi quando ci vengono proposti i termini e condizioni d’uso, che nessuno legge.

    L’unico strumento che abbiamo, in quanto clienti (questo siamo per Facebook!) è non usare il servizio, o al massimo provare fare pressione per cambiare le policy. Se ne avete la voglia ed il tempo potreste organizzare una sensibilizzazione su questo, tuttavia il tempo di ognuno di noi è poco, l’attenzione una risorsa limitata e le battaglie da combattere tante.
    Rivolgerei lo sguardo altrove.