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Editoriale

L’antidoto delle nuove generazioni

Le ragazze di oggi. Sono state loro le protagoniste della grande e bella manifestazione di Roma. E se fossimo nei panni della sinistra che ormai in piazza non riesce a portarci nessuno, se fossimo nei panni di chi cerca la strada per ritrovare una connessione con la società, prenderemmo qualche insegnamento dal nuovo movimento messo in campo in questi anni contro la violenza.

Per capire come si costruisce una così vasta partecipazione delle nuove generazioni. Per osservare la tenacia di chi è capace di organizzare una risposta sociale e capillare sul campo, con il difficile lavoro dei centri antiviolenza.

Per pesare la forza della cultura politica femminista che attraversa e alimenta un sommovimento senza confini, forte di una dimensione internazionale che ne connota la straordinaria ampiezza e profondità.

Un popolo al femminile, decine di migliaia di persone (moltissimi anche i ragazzi e batterie di passeggini) nelle strade della capitale in nome di una grande alleanza in difesa della vita, la propria e quella delle altre. Mostrando alle nostre città un volto sorridente, accogliente, aperto a tutti, così da lasciare disoccupate le forze dell’ordine.

Questo movimento così presente nelle nuove generazioni mette l’accento, e non potrebbe essere diversamente, sulla condizione sociale delle donne italiane, sul disastro del welfare, sul buco nero della mancanza di autonomia economica che inghiotte chi è vittima di violenza perché senza mezzi è più difficile uscire dal tunnel.

Per questo l’8 marzo di quest’anno le donne di 48 paesi hanno manifestato per lo sciopero globale. Dentro e fuori le mura domestiche. Nel lavoro di riproduzione come in quello retribuito. Contro il patriarcato e il neocapitalismo che si danno la mano per sottomettere e precarizzare la vita di tutti.

Parliamo di una soggezione economica che si lega all’arretratezza del nostro paese sui diritti civili, al silenzio della politica su una condizione che riguarda la maggioranza della popolazione.

Un paese dove è ancora possibile un trattamento come quello riservato alle ragazze americane che accusano i due carabinieri a di Firenze. Dove la denuncia di una giovane attrice degli abusi subiti da un osannato produttore cinematografico riceve una valanga di insulti.

La brutalità della violenza subita (l’ultimo orrore la bambina di undici anni incinta dopo uno stupro), non piega però la voglia di denunciare, di mostrare le proprie ferite. Come hanno fatto ieri mille ospiti invitate dalla presidente Boldrini a Montecitorio, in un parlamento diventato per qualche ora teatro di testimonianze dolorose, racconti in prima persona con la voglia di un riscatto.

E ritrovarsi in così tante è, e resta, il miglior antidoto per combattere insieme, e tutte per una, il veleno della violenza maschile.