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L’anatema di mons. Bagnasco sul divorzio breve

Diritti. Il partito-Cei danneggia innanzitutto i cattolici italiani e la loro coscienza democratica e civile

Che Bagnasco si muova come un capopartito è un dato di fatto; che questo partito-Cei, come dimostrato dai Radicali, sia finanziato dalla “truffa” dell’otto per mille, è un altro dato di fatto. Ora, con la decisione di puntare sulla disinformazione anche sul tema del divorzio breve, il partito-Cei danneggia innanzitutto i cattolici italiani e la loro coscienza democratica e civile. Non si capisce, infatti, perché il cardinale Bagnasco parli di «banalizzazione» e di «sfascio delle famiglie». Semmai l’obiettivo di chi si batte per ridurre i tempi del divorzio è proprio quello di opporsi allo sfascio e al logoramento di situazioni non più gestibili, per consentire a nuove famiglie di formarsi, nell’interesse di tutti, e in primo luogo dei figli.

La normativa attuale infatti impone alla coppia che intende divorziare un doppio passaggio (prima la separazione e poi, trascorsi tre anni, il divorzio) impegnativo e costoso dal punto di vista economico e, soprattutto, psicologico. Ma a cosa serve il periodo triennale di separazione? Certo non a far riconciliare i coniugi, visto che nel corso di questa cosiddetta «pausa di riflessione» soltanto l’1% delle coppie ci ripensa e torna a vivere sotto lo stesso tetto. Se invece questo passaggio viene imposto in nome della salvaguardia psicologica dei minori, allora il problema è semmai quello di pensarci bene prima della separazione: è lì che per i figli cambia tutto, e non è certo rimandando il divorzio che le cose migliorano. In realtà non si capisce per quale motivo in Italia i tempi di attesa per ottenere lo scioglimento del vincolo coniugale debbono essere più lunghi che in qualsiasi altro Paese europeo ed extraeuropeo.

Da noi sembra una bestemmia già il solo porre il divorzio in alternativa alla separazione. Eppure sarebbe perfettamente logico e comprensibile prevedere che chi vuole mantenere il vincolo coniugale – perché magari vuole conservare il matrimonio come sacramento – sia lasciato libero di optare per la semplice separazione; mentre chi è laico – e lo ritiene necessario – possa porre termine al matrimonio senza passare attraverso lunghe ed estenuanti camere di decompressione. Ma per il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, tutto questo non conta in quanto a suo giudizio con il divorzio breve ci condanneremo ad una società psicologicamente gracile e volubile, assuefatta a sconfessare sempre le proprie scelte e a relativizzare comunque le proprie responsabilità.

Evidentemente il presidente della Cei non sa che in Italia nessuno si sposa tanto per sposarsi; quando si arriva davanti all’altare in genere il progetto c’è. E c’è anche l’amore. E l’amore in effetti è la vera variabile delle nozze, tanto è vero che il matrimonio, prima di essere una istituzione, è innanzitutto l’espressione della volontà delle parti. Questo per dire che prima di rivolgersi al Tribunale i coniugi fanno di tutto per tentare di risolvere la crisi, a volte da soli e a volte con l’aiuto di persone esperte e competenti. Ma quando arrivano davanti al giudice, l’unica cosa che vorrebbero è liberarsi di quella lunga ed inutile attesa che c’è fra la separazione ed il divorzio. Non bisognerebbe mai dimenticare, infatti, che anche chi ha avuto un’esperienza matrimoniale negativa ha pur sempre il diritto di guardare al suo futuro. Una volta azzerati i tempi di attesa e posto il divorzio come alternativa alla separazione, i coniugi spenderebbero la metà, gli avvocati avrebbero la metà delle cause da trattare ed i giudici anche. Ma evidentemente tutte queste cose, da perseguire in omaggio allo spirito di concretezza, sono di nessun interesse per chi esprime una cultura, anche giuridica, permeata da una visione moralistica, da una sorta di assolutezza del valore sociale della famiglia, ritenuta, non sempre a ragione, il mattone della società da salvaguardare ad ogni costo.

*tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve