closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

L’accanimento neo-coloniale

Il vento s’è portato via tutte le sciocchezze dette e scritte per motivare, quattro anni fa, l’intervento Nato in Libia. La disinformazione, le chiacchiere anti-pacifiste dei guerrieri da salotto, l’enfasi nazionalistica e pseudo-umanitaria che spingeva l’allora opposizione di centro-sinistra a premere su Berlusconi per far la guerra al suo ex-amico Gheddafi. E oggi la stessa retorica bellicista prorompe dalle parole di due ministri come Gentiloni e Pinotti. Con la differenza che il bersaglio non è più un dittatore indebolito e destinato prevedibilmente a fare una fine orrenda, ma un nemico in larga parte sconosciuto e che appare ubiquo e capace di mobilitare alleati in mezzo mondo, dal Maghreb all’Iraq.

Naturalmente, per quanto le parole dei due ministri siano state avventate, è impossibile che si siano inventate di sana pianta. È quindi probabile che il nostro governo stia già lavorando per un intervento armato che allontani i tagliagole dalle coste della Libia. Questa volta a soffiare sul fuoco c’è anche Berlusconi, che mira, con la scusa dell’interesse nazionale, a mettere in difficoltà Renzi e a far dimenticare le sue responsabilità nel 2011.

E allora è necessario ricordare ai nostri ministri con l’elmetto alcune ovvietà. L’Isis è in un’invenzione dell’Arabia saudita e della Turchia, in funzione anti-Assad, e degli Stati Uniti, che inizialmente l’hanno appoggiato, per accorgersi poi che era infinitamente più pericoloso del dittatore siriano. Le armi destinate a un’imbelle opposizione laica e filo-occidentale finivano nelle mani dei qaedisti e soprattutto dell’Isis che li ha soppiantati. Lo stesso è successo in Iraq dove il Califfato è ormai la principale espressione della rivolta sunnita contro il governo corrotto e inetto sostenuto dagli occidentali. E qualcosa del genere avviene nella Libia attuale, risultato dell’intervento Nato. Dei due governi attestati a Tripoli e Tobruk, il primo è vicino alle posizioni dell’Isis e il secondo resiste solo perché sostenuto dall’Egitto.

In altri termini, la Libia è già nelle mani del Califfo. Questo è il risultato del genio strategico di Sarkozy e Cameron, per non parlare di Obama, e da noi dell’ignavia di Berlusconi e dell’incompetenza del Pd. Ma il punto è che una guerra in Libia è insensata e condurrebbe a disastri inimmaginabili. I bombardamenti coinvolgerebbero inevitabilmente i civili, aumentando il risentimento contro gli occidentali, mentre un intervento a terra esporrebbe le truppe Nato a rischi che nessun governo oggi vuol correre. Ecco allora la geniale proposta di affidarsi ad Algeria ed Egitto, o magari al Ciad o al Niger, cioè a far combattere quelli lì, arabi e africani, in nostro nome. Un’idea veramente brillante che, oltre al suo significato neo-colonialista, ha il decisivo difetto di esporre i paesi confinanti con la Libia, con tutte le loro gatte da pelare, a contraccolpi interni imprevedibili e letali.

E allora? Ebbene, i disastri in Siria, Iraq e Libia sono il risultato di strategie neo-coloniali di lungo periodo, avviate subito dopo il 1989 e perseguite con stolido accanimento dai neo-cons americani e dai loro emuli europei. Pensare di capovolgere il quadro con qualche bombardamento sotto il parasole Onu è proprio degno del nostro governo. Ma è l’intera Europa che sa solo sbagliare, accanendosi contro la Grecia e aprendo un fronte contro Putin, come è già avvenuto con l’Iran e poi, la Siria e la Libia.

La strada per liberare Tripoli e le altre città costiere dall’Isis non passa da Sigonella, ma da un ripensamento strategico di cui però le cancellerie occidentali sembrano proprio incapaci.

  • Giovanna

    Il guaio con gli “esperti professionalizzati” ( e Dal Lago è un importante studioso del colonialismo italiano) è che -volenti o nolenti- finiscono spesso per vedere il mondo attraverso la lente della loro circoscritta specialità che considerano “centrale” (o almeno cosi la devono presentare nella dura lotta per posti e finanziamenti). Risultato: si applicano schemi elaborati per leggere il passato (il colonialismo) ad un presente letto attraverso la lente del passato (il neo colonialismo). Ma ecco, poiché il primo era solo “occidentale” (o causa il solito eurocentrismo nulla sappiamo di studi sul colonialismo sovietico, giapponese o cinese?), anche il neo-colonialismo diventa anch’esso solo occidentale. E tutto quello che è “anti-occidentale” viene visto come “anti-neo-coloniale”.

    Dunque nessuna responsabilità -anche- russa e iraniana nel massacro siriano e la nascita del fondamentalismo sunnita. Nessuna logica neocoloniale nella rivendicazione russa di controllo sulle ex-repubbliche sovietiche e l’ex-impero tzarista, o nell’insistenza cinese nel ricordare (o inventare, boh!) che delle loro navi erano arrivate in Africa prima degli europei….E silenzio sull’offerta di Putin di collaborare con il governo egiziano per bombardare la Libia….

    Ovvero, se le “cancellerie occidentali sembrano proprio incapaci” di “un ripensamento strategico”, non è affidandoci ai “ripensamenti strategici” “non-occidentali” che eviteremo le guerre. Solo un modo per evitare di fare i conti con noi stessi. La mal messa SINISTRA.

  • Dilario

    La storia forse aiuterebbe. Il 18 ottobre 1912 l’Italia concluse la conquista militare delle Libia sconfiggendo i turchi mussulmani, con l’incoraggiamento e benestare del papa. Da parte ottomana la guerra fu sostenuta da libere offerte dei mussulmani che intendevano opporsi all’invasione delle “armate cristiane”. Da Documenti storici risulta che a seguito dell’uccisione di 500 soldati italiani nella battaglia di Sciara Sciat il “Regio Esercito”, per rappresaglia, massacrò migliaia di civili, casa per casa, uccidendo donne bambini e dando fuoco anche alla moschea con oltre un centinaio di rifugiati all’interno. Il massacro fu denunciato internazionalmente ed è noto come il massacro di Tripoli. Il papa mai si pronunciò sul massacro delle armate cristiane. Il costo della guerra di Libia fu di oltre un miliardo e duecento milioni di lire e Giolitti disse che andarono in fumo dieci anni di risparmi dell’intera nazione. Badoglio e Graziani completarono la sanguinosa colonizzazione della Libia mentre il papa benediva le navi cariche di soldati in partenza. Ma l’opera di colonizzazione fu completata solamente con l’esecuzione del capo ribelle Omar Mukhtar nel il 15 settembre 1931. Ora si ricomincia?