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Europa

La Ue: via libera alle merci

Pandemonio. Confermata la chiusura delle frontiere esterne, la commissione si preoccupa di salvare il mercato interno per evitare un collasso

Confine tra Germania e Polonia

Confine tra Germania e Polonia

La Ue deve mantenere l’unità. La Commissione è in prima linea, dopo qualche settimana di grande confusione, e ha chiesto ai 27 di organizzare un Consiglio europeo in videoconferenza, che si è svolto ieri, per avere dagli stati membri l’approvazione di alcune misure: la chiusura delle frontiere esterne della Ue per trenta giorni e gli interventi per salvare il mercato interno, uno dei pilastri della costruzione europea che è stato messo in difficoltà con le chiusure recenti del mercato del materiale medico (tra l’altro, requisizioni di mascherine in Francia, blocco dell’export in Germania, nessuna risposta alla richiesta italiana all’inizio della crisi ecc.).

INTANTO, LA PRESIDENTE della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato ieri che Bruxelles sostiene con un finanziamento di 80 milioni di euro la ricerca di un centro in Europa per un vaccino contro il Covid-19, che potrebbe essere pronto «forse prima dell’autunno».

La Commissione lavora anche per coordinare le reazioni economiche, per far fronte alla crisi che ha messo fine a 23 trimestri consecutivi di crescita, ogni stato decide nella fretta giorno per giorno – siamo a 120 miliardi complessivi, pari all’1% del Pil – e ha già allentato le regole degli aiuti di stato, in agenda c’è la clausola di crisi generale, che prevede la sospensione del Patto di stabilità, ma resta la confusione sul Mes.

La vigilia, un comunicato vago del G7 si è limitato a proporre maggiore «cooperazione» e a promettere di «fare tutto il necessario». L’Fmi ha sottolineato che la risposta delle principali economie mondiale per il momento è inferiore a quella del 2008, quando la crisi era nata nel cuore della finanza. Per la presidente dell’Fmi, Kristalina Georgieva, c’è bisogno di un «rilancio dei budget mondiale, rafforzato e sincronizzato» (nel 2008 il G20 aveva messo sul tavolo l’equivalente del 2% del Pil).

LA CHIUSURA delle frontiere esterne della Ue per un mese è una decisione che dovrebbe limitare le chiusure delle frontiere interne, secondo la Commissione. Difatti, sette paesi hanno messo dei controlli (Austria, Ungheria, Repubblica ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Germania, poi Spagna e Portogallo, oltre alla Svizzera), e per di più senza notificare in tempo la decisione alla Commissione. C’è stata la confusione della Germania, che ha annunciato la chiusura delle frontiere con la Francia, perché in Alsazia c’è un focolaio, ma poi ha fatto un mezzo passo indietro, dopo una telefonata tra Angela Merkel e Emmanuel Macron, nel corso della quale è stato deciso che ci saranno controlli accresciuti, passaggi filtranti per i lavoratori transfrontalieri, ma non una chiusura stagna. Per la Commissione, la questione è vitale: la Ue deve garantire la fluidità del trasporto merci. I camion devono poter circolare, per evitare un collasso.

Molti prodotti sono costruiti a partire da componenti fabbricati in paesi diversi, c’è il rischio di un blocco di produzione, che non farebbe che aggravare ancora la crisi. La Commissione chiede che vanga messo in atto un sistema di circolazione su vie rapide per i camion, che non devono venire bloccati in lunghe code alle frontiere, anche nei paesi che si sono chiusi per ragioni sanitarie.

L’incubo di Bruxelles è che nella Ue si arrivi alla penuria alimentare, dopo il rallentamento – e in alcuni casi il blocco – degli scambi di materiale medico e di medicinali (molti prodotti ormai in Cina e in India). In ogni paese, con i confinamenti della popolazione, si è scatenata una corsa all’accaparramento nei supermercati, ci sono stati anche episodi di quasi violenza, con il rischio di penuria indotta. Il mercato interno deve essere garantito, dice la Commissione, a cominciare dagli alimentari, perché c’è il rischio di scatenare rivolte.

Al Consiglio europeo, il Portogallo ha chiesto un’eccezione alla chiusura delle frontiere Ue per trenta giorni a favore del Brasile, paese con cui Lisbona ha un accordo, dovuto a legami storici. La Repubblica ceca ha invece approfittato della situazione per avanzare una strana richiesta: «La Ue dovrebbe dimenticare il Green Deal» ha affermato il primo ministro, Andrej Babis.


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