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Editoriale

La terza via che ci porta a sbattere

Renzismo. Il renzismo si basa su due concetti ricorrenti e ripetuti: il fare ed il nuovo. È a questo secondo concetto che voglio ora rivolgermi

Matteo Renzi

Il renzismo si basa su due concetti ricorrenti e ripetuti: il fare ed il nuovo. È a questo secondo concetto che voglio ora rivolgermi. Nella sua introduzione al classico di Bobbio su Destra/Sinistra, Renzi si cimenta su cosa possiamo considerare di sinistra. Per Bobbio è di sinistra l’uguaglianza. Per Renzi sinistra è sinonimo di progressismo e quindi di cambiamento. Se la sinistra non è in grado di evolversi, di cambiare, diventa conservazione, destra; se vuole essere sinistra, la sinistra deve abbracciare senza riserva il nuovo. E arriviamo così al nuovo per Renzi.

Il concetto di terza via teorizzato da Giddens e fatto proprio dal mito di Renzi: Tony Blair. Per ammissione di Giddens il primo ad usare l’espressione “Terza Via” è stato Clinton nel 1996. Ci troviamo dunque di fronte ad un “nuovo” che ha conosciuto il suo massimo splendore circa 15/20 anni fa! La terza via nasce come “arrangiamento” in termini di sensibilità sociale, del liberismo duro e puro imperante. Col tempo leader di sinistra come Clinton e Blair sono stati spazzati via da un liberismo puro, che, rispetto alla copia di sinistra, ha la forza di essere l’originale. Oggi il liberismo stesso mostra la corda.

Dopo la crisi del 2008, l’intervento statale, soprattutto in America, è apparso indispensabile per riequilibrare il mercato. In quanto all’Europa, la visione restrittiva per cui, ancora recentemente la Germania affatto ricorso contro la Bce per ingerenza impropria nel mercato e la concezione di austerità per cui la spesa pubblica deve essere evitata in ogni caso, in presenza di un debito, ha creato perplessità anche negli stessi osservatori americani. Ci sono spese e sprechi che vanno tagliati, ma senza investimenti su ricerca e sviluppo, non può esserci ripresa.

Su questo anche Renzi sembra d’accordo. Ma, al contrario di Tripras non dice: andiamo in Europa e ridiscutiamo tutto. Dice, piuttosto, facciamo i compiti e poi andiamo in Europa a discutere. Ma c’è il rischio che questo processo di virtuosismo dell’austerity, iniziato da Monti e da realizzare prima di ridiscutere i rapporti europei, ci riduca in tutto e per tutto ad una condizione greca. Per disgrazia della Grecia e per monito degli altri paesi europei, abbiamo davanti agli occhi gli esiti di questa politica economica. Le politiche restrittive esasperano, anziché risolvere il deficit debito/pil, annullano ogni possibilità di crescita. Facciamo i compiti e poi andiamo in Europa. Ma a quel punto dove saremmo arrivati?

È stato scritto che Renzi ha annullato l’ambiguità che voleva il Pd, in quanto derivazione del Pds, come un partito di sinistra. Il liberismo che ha ispirato la nascita del partito democratico trova ora piena attuazione. Ma si realizza in ritardo, dopo una crisi devastante che mette il liberismo stesso a dura prova. Oggi il nuovo è il liberismo degli anni 80, nella sua versione di terza via degli anni 90.