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La Shoah di Ziva Postec, storia di una montatrice

Il festival. Alle «Journées du Cinéma Quebecois» il film di Catherine Hébert

Come un merletto di silenzi. Così, solo molti anni dopo - accolta dallo sguardo di una regista - avrebbe definito le pause tra le parole e tra le frasi, che aveva sentito di ricamare fra le testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio, quando montava Shoah di Claude Lanzmann. Perché se a volte a lei era sembrato di annegare in quelle trecentocinquanta ore di girato, se ascoltare da sola diventava insostenibile al punto da chiamare la sua assistente a vedere con lei, così per chi guarda dovevano esserci respiri. Per non essere sopraffatti e per non voler lasciare la sala....

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