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Editoriale

La sfida greca ai filistei

La visita di Alexis Tsipras al manifesto, prima delle elezioni, nel gennaio 2015

Può suonare retorico dire che oggi la Grecia sarà teatro di un avvenimento storico. Ma così è. Il risultato del referendum influirà sul futuro stesso dell’Unione europea e su quello di uno dei paesi più piccoli della Comunità.

E proprio questa particolarità merita una prima riflessione. Come è possibile che un paese tanto piccolo possa, non dico tenere in scacco, ma condizionare il domani di altri 27 stati? Non è strano che il voto di dieci milioni di persone possa influire sulla vita di altri quattrocento? Lo sarebbe se questa vicenda non rappresentasse la quintessenza della globalizzazione.

Dagli Stati uniti alla Cina tutti seguono con attenzione quanto sta accadendo nella terra degli dei dell’Olimpo. Perciò il voto di oggi è qualcosa di più e di diverso della sfida simbolica di Davide contro Golia, anche se la grande disparità di forze può ben suggerire l’accostamento perché in questo cimento del piccolo contro il gigante non sono certo i filistei di Bruxelles ad aver dovuto sfidare nella vita quotidiana gli orsi e i leoni della lunga, infinita crisi che ha buttato donne, uomini, bambini, anziani nella battaglia contro le bestie nere della povertà, della fame, della mancanza di medicinali, della depressione che ha fatto impennare le percentuali dei suicidi.

Il cittadino greco per lunghi anni ha sopportato l’assedio e quando il Golia di Berlino lo ha inchiodato all’ultimo duello, il piccolo Davide ha tirato fuori la fionda del referendum cogliendo tutti di sorpresa.

Atene mette oggi in evidenza non solo la sproporzione delle forze in campo ma le contraddizioni forti e divisive della Ue.

Sono lì a dimostrarlo i politici italiani che, da sinistra a destra – da Vendola a Brunetta a Salvini passando per Grillo – tifano, pur tra molti distinguo, per la battaglia del piccolo Davide. Sicuramente perché molti vorrebbero usare il voto greco a fini di politica interna. E non è curioso che grandi economisti, quasi tutti nobel e liberal si siano pronunciati per il “No”, posizione mal digerita da tutte le grandi firme del giornalismo nostrano, scritto e televisivo?

Abbiamo assistito a una straordinaria opera di manipolazione dell’informazione, particolarmente sfrontata nell’impegno profuso a dare per verità sondaggi smentiti dalle stesse fonti, a censurare notizie importanti, come la critica del congresso Usa, recapitata, nero su bianco, alla signora Lagarde.

Questo voto mette strappa i veli alle magnifiche e progressive sorti della Ue a trazione tedesca. Denuncia il difetto di nascita, una Unione calata dall’alto senza nulla chiedere ai cittadini, contraddicendo lo spirito dell’Europa pensata da Altiero Spinelli.

Scopre un’Unione costruita su un’impalcatura economico-finanziaria che sostituiva alla valvola di sfogo della svalutazione delle monete nazionali l’impressionante svalutazione del lavoro sottomesso alle durissime leggi dell’eterna precarietà.

Tuttavia la tensione e la passione che viviamo nel giorno in cui ci sentiamo tutti greci è così forte non solo perché abbiamo imparato a memoria i numeri del disastro provocato dalla cieca austerità, fino all’ultimo paradosso del mancato rimborso di 1,6 miliardi non pagato da Atene che ha provocato il falò di 287 bruciati dalle borse il giorno dopo. Perché i mercati si erano «spaventati», così titolavano i giornali con la consueta banalità invece di raccontare a lettori e telespettatori l’assurdità della situazione.

E non si venga a dire che tagliando e dilazionando il debito greco verrebbe annullato il principio fondamentale della Ue, cioè il rispetto delle regole.

Se rispettarle significa danneggiare l’intera comunità, allora è solo un braccio di ferro politico quello in corso, una pura guerra di potere con la volontà di arrivare allo scontro frontale.

Ed eccolo lì il nostro Renzi, fin dal primo momento lesto a nascondersi dietro lo scudo tedesco, pronto ad accusare Tsipras di voler tornare alla dracma, non solo una bugia ma una meschineria che spiega molte cose sulla stoffa del personaggio. Naturalmente in ottima compagnia di cuori coraggiosi come Hollande, Gabriel, Schulz…

C’è di più, è in gioco qualcosa di più profondo.

Oltre alla testa, alla razionalità, c’è in ballo il cuore acceso dalla sfida democratica, c’è la lezione di un grande popolo capace di sopportare e tenere a bada la fortissima tensione del momento. Tutti gli italiani, giovani e vecchi, che danno lezioni sulle regole da rispettare sarebbero stati capaci di mettersi in fila così dignitosamente davanti ai bancomat vuoti?

E, infine, nello scontro frontale gioca una partita molto rischiosa anche lo stesso Tsipras.

Aveva già vinto le elezioni con un programma molto chiaro, no all’austerità, sì, moderato, all’Europa. Oggi il giovane leader tenta il tutto per tutto, il numero secco alla roulette, dove i punti quello che hai. Se perdi è un disastro, se vinci sei più forte ma non hai risolto i tuoi problemi. Che sono comuni a molti altri paesi. Italia compresa, come già dice l’Istat a proposito del rallentamento di una ripresa già debolissima.

Da questo punto di vista il voto di Atene ha un significato storico, unico. Nella mitologia greca ci sono numerosi esempi di uomini abbandonati dagli dei. Tsipras deve sperare che gli dei dell’Olimpo – e il popolo greco – oggi siano con lui.

Grecia

  • Riccardo

    Più che agli dei dell’olimpo, divrebbe affidarsi ad un piano di sviluppo alternativo, se ce l’ha.
    Difficile uscire dall’Europa (i sondaggi danno il sì vincente). In ogni caso, anche se vincesse il no, come mi auguro ardentemente, un progetto di società alternativo bisogna averlo. Se ai greci fosse stato paventato un progetto alternativo, probabilmente i no vincerebbero.
    In ogni caso progetti alternativi non se ne vedono all’orizzonte. Solo alleanze alternative, sempre rimanendo nell’ambito del capitalismo, del sistema di produzione capitalistico. Che invece è proprio il sistema da sorpassare. Come ben dice il Papa, il pianeta si salva solo se abbandona questo sistema di produzione. Che ha lo spreco nel suo DNA. E pensare che all’Expo si parla di lotta agli sprechi, neanche mettendolo in dubbio questo sistema criminale di produzione. Neanche nominandolo.
    Auguri a Tsipras, speriamo vinca il no. E speriamo che la Grecia faccia da apripista per progetti alternativi.
    In ogni caso, anche se vincesse il no, le trattative con la UE andrebbero avanti. Molto, molto difficle che gli USA lascino uscire la Grecia dalla UE, ripeto. Il FMI si dimostra quello che è, un organismo terrorista, la cui arma è il debito. USA & FMI, i criminali di oggi, non vogliono farsi sfuggire la preda, né rischiare che l’uscita dalla UE annunci la fine del capitalismo. I criminali USA & FMI contro il Papa e i movimenti mondiali. Mai gli USA si vedono in pericolo come oggi.
    Dall’Italia non c’è nulla da sperare, in questo senso, almeno per il momento. Possiamo solo guardare la Grecia, invidiando quel paese, che lotta contro il neoliberismo. Renzi fa talmente pena… ed è veramente tremendo pensare che rappresenta la maggioranza di un paese. L’Italia è un disastro, non tanto per l’economia… quanto per lo sfascio civile e morale degli italiani. Difficile pensare di uscire dalla torre di avorio. Almeno per il momento.

  • MarcoBorsotti

    Compagna Norma, mi sarei aspettato un editoriale che affermasse categoricamente che quanto succede in Grecia é un momento qualificante della lotta di classe in atto tra capitale e lavoro, tra l’un per cento e tutti gli altri. Per carità, le critiche alla posizione presa dal governo italiano e da la quasi totalità degli organi di stampa sono sacro sante. Come mi pare giusto non dare credito a coloro che in Italia vorrebbero trarre beneficio da una vittoria del no in Grecia perché costoro, almeno quasi tutti tra essi, non condividono le motivazioni della sinistra greca per aver rifiutato la continuazione delle politiche d’austerità imposta dalla troica. Manca invece il riferimento al fatto che il modello liberista che si vuole imporre esige che si estragga profitto per i detentori del capitale solo dal ridurre la quota da assegnare al lavoro dipendente, dal tagliare i servizi pubblici, dal negare l’esistenza di beni pubblici globali la cui proprietà deve essere di tutti senza permettere che privati possano specularci, dal privilegiare il capitale finanziario e difendere le banche e con loro gli speculatori con i fondi estorti ai lavoratori dipendenti, ai pensionati. Come già scritto in un commento da Riccardo, manca anche la critica a Syriza per non proporre un piano alternativo di sviluppo perché é ovvio che non basta asserire no all’austerità per uscire dalla crisi del paese. Gli economisti citati affermano chiaramente che senza mettere in discussione il sistema di sviluppo europeo e le attuali politiche monetarie centrate sull’Euro, non si esce dall’attuale situazione. Se dovesse vincere il no, cosa che auspico, ma non so capire se potrà accadere, il governo greco continuerà ad essere nelle mani di coloro che vogliono far pagare ai lavoratori i costi della crisi con il rischio in un anno da oggi di ritrovarsi in una situazione persino peggiore dell’attuale. Non basta esigere una moratoria sul debito, bisogna esigere la rinegoziazione dei Trattati con particolare attenzione a quelli sulla moneta unica. Mi auguro che si sia trattato soltanto di tattica prima del voto il non aver esposto con chiarezza il che fare in caso di vittoria, ma tenendo conto che sino ad ora i negoziati non avevano preso di petto la natura del problema, temo che manchi la visione che soltanto un modello diverso di sviluppo che metta in questione le basi dell’attuale economia liberista, possa rappresentare una soluzione di lungo termine per la crisi attuale.

  • massimo gaspari

    riporto la nota meteo europea di repubblica:
    instabilita’ in aumento e calano le massime invece su regno unito NO francia benelux e NO germania

  • massimo gaspari

    posto che non si possa uscire dall’europa, nel caso fossero forzatamente estromessi dall’euro, adotterei la rupia. ecco.
    anche perche’ modi ha vinto le elezioni proponendo uno sviluppo di tipo (vabbe’ nord) europeo

  • fabnews

    Sono proprio i bancomat vuoti, di cui si parla nell’articolo, che hanno costretto i greci a votare Tsipras per disperazione, ad accettare il suo governo di destra-sinistra con Kammenos, e anche oggi, ad andare a votare per un referendum su non si sa che cosa…
    Tsipras oggi ha ottenuto la divisione del popolo greco: cioe’ lo sparpagliamento e la messa in contrasto l’uno contro l’altro di un blocco di persone prima compatte e decise a protestare con forza… Questo e’ quello che veramente sta tentando di fare con questo assurdo referendum.
    Il referendum ‘shock’ di oggi e’ uno strumento messo in atto per destabilizzare la gente e renderla ancora piu’ debole e quindi meno reattiva nel rendersi conto dell’imbroglio dell’operazione-Tsipras.
    Le caste hanno paura delle reazioni violente della gente… sono quindi in atto procedure anti-rivolta per disorientare la gente e renderla amorfa

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    comunque vada, per l’Europa come l’abbiamo conosciuta finora, sarà un insuccesso. Clamoroso.

  • RossoVeneziano

    Pure se vincerà il NO, Tsipras andrà a trattare con la troika, l’ha già detto. E cosa credete che otterrà? Il socialismo? Poveri illusi.

  • il compagno Sergio

    Esilarante! Ma dove li trovi questi argomenti così divertenti? Una vera fucina!
    Quelli del “sì” avrebbero dovuto ingaggiarti.
    Per analisi più serie, magari è meglio leggere sull’argomento gli ultimi interventi di Piketty, di Krugman o della politiloga tedesca Ulrike Guérot.
    Certo, si ride di meno, ma si riflette di più.

  • Riccardo

    Sperare che da Norma vengano editoriali che qualifichino gli avvenimenti dalla Grecia come “momento qualificante della lotta di classe in atto tra capitale e lavoro”, come benissimo scrivi, è illusorio, conoscendo le posizioni di Norma, passate ed attuali. Chiediamo da molto tempo le dimissioni di chi ha appoggiato la sinistra neoliberista italiana che ha tradito tutto e tutti: lavoratori, italiani tutti, sinistra tutta. Ma come vedi, Norma resta al suo posto, in linea con l’atteggiamento italiano corrente: mai mollare la sedia. Non può continuare a fare il direttore di un quotidiano comunista.
    Occorrerebbe che i lettori del Manifesto facessero più pressione in questo senso. Senza farsi prendere in giro da chi ha sostenuto la sinistra neoliberista e adesso si permette di parlare della Grecia. Ma gli italiani sono completamente sedati. Abbiamo bisogno di una sinistra solidamente materialista, forte, granitica, categorica.

  • Pierluigi Pettorosso

    L’Europa, di Altiero SPinelli e sodali, intellettuali e poitici di impareggiabile e inedito, oggidì, valore, e desuata – ripeto oggidì, con enorme dolore- lunghissima vaglia, è composita , de facto, assai più di quanto ogni contabilità cronachistica, sociologica, storica, potesse presumere, e non di benevola contabilòità si presume. Ci sono popoli , ebbene ci sono, i cui individui nella communitas sanno dire: Civis sum. Fermi, seri, gaudenti del poter essere-con, del non -ancora, ilprincipio di speranza di Bloch, e del possibile mondo a venire. Sarà lunghissimo il viaggio fuori dalle turbolentissime e ferali correnti, truci e violentissime, sanguinolente e livide nello sguardo e ottuse nelle intenzioni, neoliberiste made in Chicago and so on, del loro Pensiero unico e aurtritarismo con la globale (questa sì, solo questa) “soft” dictatorship dei loro media engines, operanti da trent’anni abbondanti e con successo compiaciuto – mai ritenuto sufficiuente- sulle schiene di miliardi di persone, almeno tre generazioni distrutte ab imis, coloro che sono sotto i 30 annica , culturalmente, diventate, allevate , divbenute ,queste, feroci e arroganti , impassibili, autisticamente non impressionabili, non referenziali, non comunicanti nell afalsa età dell acomunicazione, nell perversione del loro dstino, nella falsificazione della soggettività, nelle repressione del desiderio, nel loro essere originate da un precostituito, a tavolino (furono molti i ridotti eccelsi e lucenti dove avvenne ciò), nihil, almeno tre genereazioie perdute, e forse per sempre; create in laboratorio, uno spaventevole e disumano laboratorio storico: ciò data dai fine ’80, era stato deciso dovesse essere così, è stato cominciato ad essere implementato, è stato rinforzato in itinere, e lo sarà vieppiù, sempre. La democrazia è d’impiccio, ostante essa il percorso del vecchissimo eppur attualissimo gioco al massacro dell’1% circa contro il 99% (oramai numeri e parole d’ordine svuotate, come tutto il vocabolario umano, da trenta anni a questa parte, oramai in pasto al consumismo effimerissimo del periodo che viviamo o cui, meglio, sopravviviamo) e circa. Costoro, stuprate nel loro diritto fondamentale di cittadini e di titolari di diritti inalienabili, contro ogni evidenza (economica, teorica, sociale, politica, giuridica costituzionale , etica, filosofica lato sensu, esistenziale, et coetera) opposta a coloro che sempiterni pantocratori vanno al nocciolo del Potere, duro, freddissimo, nudo: non è una cosa da poco. Dissimulatori costoro, e ora con in mano il giocattolo rotto di una simulazione che stava , sta procedendo da tempo, procederà, acnora, tra smentite, mendaci esistenze istituzionali, mercificate e prostituite, “corruzione” del nomos, imbarbarimento del legame sociale (iniziato da molto, si pensi al Prof. Pietro Barcellona, solo per fare un cenno ad un esimio attento scrutatore del fenomoneo). Non è che l’inizio…, non sarà vicina la fine per molti decenni, forse qualche secolo. La crescita della sofisticazione degi strumetni di costruzione capillare del gran regime è esponenziale e multilivello, tra gli occhiuti e spaventatissimi sguardi di impaurite classi ferine e angosciate di sorveglianti, di punitori (non è un caso lo sfioramento di Foucault, ci sono molte chiavi che aprono presso l’arcipelago Michel Foucault) , dunque attenti:lo sappiamo, anche questo, da decenni. I fatti attuali son testardi come solo i fatti sanno essere, la repressione deve essere più dura, più cieca, più forte, più amara, più feroce, si studieranno le strategie del caso, non mancheranno pingui investimenti in ogni senso. Un popolo, anch’esso tra altri nobili e veraci, ha detto no. No a molto più che una domanda, ed è già una risposta enorme. Inimmaginabile altrove, per ora.
    Che il nostro meriggio sia almeno dolce e lunghissimo,
    Dott. Pierluigi PEttorosso

  • fabnews

    se permetti, caro tabaccato, io sono per il no a questo inaccettabile non-referendum, non per il si….
    Adesso che e’ diviso tra si’ e no, il popolo greco e’ piu’ facilmente manipolabile: l’importante e’ che non si sappia bene cosa abbia voluto dire votare si e votare no.
    Fosse stato uno serio Tsipras avrebbe indetto un referendum su Euro si o Euro no, con un quesito chiaro e un preavviso minimo di tempo per permettere a tutti di farsi un idea e andare a votare