closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

La scommessa di un voto libero

Le prossime elezioni europee sono un appuntamento politico di prima grandezza, e a ricordarcelo ci pensa Olli Rehn. Il commissario messo a guardia della gabbia rigorista, diabolicamente persevera nel chiedere di continuare la disastrosa politica del rigore. Come se il nostro colossale debito pubblico non si fosse gonfiato proprio in conseguenza delle politiche di Berlusconi prima e di Monti dopo, ossessivamente rispettose delle direttive di Bruxelles. E’ evidente che proseguendo su questa strada non abbiamo scampo.

L’appuntamento elettorale di maggio impone un impegnativo terreno di confronto a sinistra e una dura battaglia contro le forze di destra. In un senso o nell’altro, le prossime elezioni potrebbero provocare un vero terremoto politico. E proprio per questo dovremmo rinnovare e allargare i mondi, le culture, i punti di vista che vogliamo mettere in campo. I 73 nomi della Lista Tsipras presentata ieri fanno ben sperare. Ci dispiace per l’assenza di Montalbano, ci piace la parità di genere, negata, invece, dall’indigesta, indecorosa legge elettorale nazionale in discussione alla Camera.

La Lista Tsipras disegna il campo della sinistra radicale che in questi anni di crisi ha combattuto contro la feroce guerra dell’austerità. Donne e uomini impegnati dentro, ma soprattutto fuori dalle nostre compromesse istituzioni. Tuttavia l’obiettivo non è sommare, e quel che c’è è solo il punto di partenza. La posta in gioco è più alta e ambiziosa: non tanto superare l’ostacolo dello sbarramento del 4 per cento (sommatoria di un piccolo arcobaleno), ma superarlo raddoppiando, triplicando il quorum con i voti di chi, non vincolato da logiche nazionali, sente di esprimere un voto libero.

I cittadini devono ascoltare la nostra voce, capire le nostre parole, condividere le nostre proposte, sentirle vicine nella concretezza almeno quanto le avvertono suggestive nella visione. Senza troppi steccati, senza fare l’esame del sangue al compagno di banco, senza riflettere equilibri, peraltro saltati da un pezzo, relativi a esauste identità nazionali. Dovrebbe scattare un meccanismo inclusivo come quello che tre anni fa portò 27 milioni di italiani a votare per l’acqua pubblica, contro il nucleare, contro una giustizia forte con i deboli e debolissima con i prepotenti, e in fin dei conti, contro il proprio partito di riferimento.

La sinistra europeista e radicale che noi ci sforziamo di rappresentare e far vivere sulle pagine del manifesto (sono numerosi i candidati che collaborano con le nostre pagine) ha davanti a sé un’impresa molto complicata, ma anche fantastica. Dimostrare che è possibile europeizzare la sinistra e democratizzare l’Unione europea. Perché è molto facile dire “no” a questa Europa e all’euro che la governa in nome e per conto della Germania, come fanno le forze di destra, variamente vestite. E’ molto più difficile dire “no” per cambiarla, per farla vivere del grande sogno dei padri fondatori. E’ anche per questo che ci dispiacerebbe molto se il nome di Spinelli (Barbara) e di altri importanti, stimati, conosciuti candidati fossero solo una bandiera per richiamare l’elettore, e non anche la prima linea a Strasburgo.

Noi sappiamo che l’Europa si salva dal declino, da svolte autoritarie, da rinascenti nazionalismi, dal forte vento xenofobo che l’attraversa rafforzando la democrazia delle sue istituzioni. E i volti, le persone che questa Europa futura, questa rivoluzione possibile, vogliono incarnare, la devono anche rappresentare.

  • Toni

    Sono d’accordo nella sostanza dell’articolo. Occorre però spiegare cosa vuol dire “democratizzare” l’Unione Europea. Cosa significa democrazia per la sinistra radicale. Che non corrisponde affatto alla democrazia come la intende il capitalismo, con un sistema maggioritario dove si affrontano due partiti che sono accordati nelle questioni fondamentali (la società a sistema neoliberista). Così, tra l’altro, chiariamo bene quale sia la politica del PD, che tanti si ostinano a votare ritenendo in buona fede che Bersani & Co. siano la continuazione di Gramsci. E chiariamo anche l’assurda posizione di coloro che si dichiarano di sinistra restando all’interno del PD, dichiarando che “fuori non c’è niente”. Se essere di sinistra radicale significa essere anticapitalisti, e tentare in questo momento in cui il capitalismo è dominante, di contrastarlo, questo non si può fare certo all’interno di un partito, il PD, che è una delle due parti del maggioritario della “democrazia” neoliberale. Il PD vuol essere una sinistra riformista (alla Blair, magari) neoliberista. Io che sono di sinistra radicalmente, ritengo non ci sia nulla di peggio, nulla, della sinistra neoliberista, che ha accettato il paradigma neoliberista.

  • Michele Anunziata

    Stampa&Regime e sodale Manifesto fa pure tenerezza e un senso
    come le battute d’antan del principe (Totò Truffa 62). La sinistra di chi? Ah
    certo s’è quella raccogliticcia di flute e tartine del Manifesto, sulle
    terrazze della Grande Munnezza, si sta freschi con il ponentino. Barricaderi ad
    horas ma ciarlatani da sempre con mito della pallingesi, scritto così. Anche
    perché Tsipras (Staffelli consegnargli il Tapiro d’oro?) è stato già
    ingabbiato, e sai che “compagni” di ventura, letteralmente: il Sel(enico)
    partitiello di Nick ‘o barese che è “anche” di Veltroni memoria, per il Pse
    pensa te! Insomma l’equivocante partitiello truffaldino di “botta”(Niki
    Vendola) e di “goberno”, scritto così e non altrimenti. Dire di Rifondazione è
    infierire sui morti: una prece! Buoni i movimenti: di tutti i colori e violacei
    e pure arancio dei sindaci alla De Magistris…e dei girotondini a telecomando di
    Paolo Flores D’Arcais? Passando per il probo Rodotà e il Landini televisivo
    (che pure vende buone ragioni costituzionali) Sì, quello che alla sora Camusso,
    nientemeno, pure “donna” dice:”Che fai mi cacci?”.

    Strano quest’ ambaradan europeo, quindi implicitamente si dà per scontato che
    gli Stati de facto non esistono più come vogliono gli Illuminati di Baviera o
    Bildeberg nelle diverse salse germaniche della City e a stars and stripes.

    Politiche europee, quindi. E sia, ma la guerra è già persa per troppi “spinelli”
    che annacquano il costruito a tavolino, nientemeno, che il Greco barricadero. E
    come mai in casa sua alias Grecia non ha fatto strame? Sarà che una volta al
    Parlamento europeo chiederà lo sgombro degli Illuminati (Merkel docet) Antonis Samaras? O del “compagno” Evangelos Venizelos,
    grossissimo personaggio, del Movimento Socialista Panellenico? O che tutta l’operazione
    è per dare al “compagno” Schulz che è sodale però della Merkel: ipse dixit! Eine Grosse Koalitionen Kontinentalen? O come dire, ma non si deve per le menti “sinistre”
    e pure rivoluzionarie pensa te: sottobanco un Tsipras torna utile a coprire la “sinistra”
    di Her Schulze. Danke, nein!

    I giochini sono chiari anche per un
    Montalbano novantagenuraio, eminenza grigia, siculo. Ci siamo intesi.

    Ah, en passant come mai il buon Manifesto tace spudoratamente su: Barraciu (estromessa
    per certi fattarielli o fatterelli per la corsa a Gobernatrice, certe dee madri
    di Sardi ma ripescata dal Renzie il Nulla) Del Caro (nomen omen) e del De
    Filippo (ex Gobernador della Lucania Felix travolto da Rimborsopoli per tacer d’altro:
    Petroleum da far impallidire P.P.Pasolini) che evidentemente non ha preso della
    genia teatrale dei comici: certi cognomi imbarazzanti, via! E da ultimo il
    predecessore, sempre Gobernador, il Bubbico da Montescaglioso? Che silenzio
    assordante Manifesto di Stampa&Regime. E che opportunità di preparare la
    campagna d’Europa: manca un Bonaparte ma c’è Tsipras e stiamo allegri che
    Waterloo è ancora lì, ai posteriori più che posteri la sentenza ovviamente.

    E poi i nazifasciqualsiasicosa (al netto di Dambruoso con scorta) dei Grillini!
    Quale momento per spazzarli via, i grilli mica i parlamentari si capisce! Una petizione sottoscritta a colonne
    di piombo dal Manifesto, anzitutto, dai “compagni” maitre a penser radical chic
    per un Parlamento esente da inquisiti, altrimenti la cosa è poco Gentile! Spazzando
    via dal Parlamento questi indagati anche da quel comico di prim’ordine e
    surreale, da che pulpito poi il Pontifex non meno inquisito Formiglioni, da
    Piazzapulita!

    Siché parafrasando il Principe: ” Io sono corrotto ma chi è che in Italia non è
    corrotto?” O di quel discorso di Moro:”…omissis noi non ci faremo…omissis
    processare…omissis nelle piazze…omissis”. E sia, ma pure quelle televisive? E
    certo a vedere la Moretti, la deputatessa mica la birra forse, o la buona “donna”
    per i rapporti (si augura protetti) con il Parlamento deputatessa onerevola
    Boschi:”…omissis non chiederemo…omissis dimissioni per…omissis gli indagati in
    squadra…omissis di governo”.

    Ps. Durante il Fascismo prosperava l’ala naif de “sinistra” e pure bolscevica (!)
    o di quell’altro impomatato di Galeazzo Ciano et simila, pure loro, guarda caso,
    come il Manifesto e sodali con tartina e flute…

    “Tutto deve cambiare perché nulla muti”. Sempre lui, Tomasi da Lampedusa e del
    Gattopardo da “smacchiare”…via Manifesto.

  • Daniele

    Completo ed esaudiente di cosa significa Europa coniugata a SINISTRA.
    Tsipras: la mia idea per l’Europa
    http://www.sinistraecologialiberta.it/notizie/tsipras-la-mia-idea-per-leuropa/

  • Gianluigi Coretti

    Domanda: “A fra’, che te sei fumato, oltre al cervello?”

  • Russeau

    Di te non mi colpiscono tanto le cazzate che dici (ormai ci siamo abituati), bensì la totale mancanza di capacità di sintesi.
    Per parlare del nulla, come fai nel tuo commento, bastano tre righe, non trovi?

  • tana

    mah secondo me il PD non è nemmeno una sinistra riformista, ma è ormai un partito democristiano che si ispira al “modello clintoniano” tanto ammirato da D’Alema vari anni fa. Se si fossero almeno ispirati al modello socialdemocratico dei paesi scandinavi almeno avrebbero fatto più bella figura…

  • Toni

    Certo. Sono invece passati, con triplo salto mortale, dal comunismo al neoliberismo, saltando bellamente la socialdemocrazia. E’ perfino peggio di un partito democristiano.

  • Toni

    Caro Michele, cerchi di fare una frase con soggetto verbo e complemento. Non si avventuri in subordinate. Ci risparmi, luoghi comuni, ripetizioni e slogan…
    Del flute e delle tartine del Manifesto, abbiamo capito. Non occorre ripeterlo. Chiediamo pietà.