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Editoriale

La rottamazione di Renzi non varca le lenzuola

Festeggiamenti a Dublino per la vittoria dei sì

Forse gli irlandesi non sono proprio la «luce per il mondo» come hanno affermato alcuni esponenti del governo dopo aver ottenuto il risultato che ha confermato la modifica dell’articolo 41 che recita: «Il matrimonio può essere contratto per legge da due persone, senza distinzione di sesso».

Non sono del tutto illuminati questi simpatici irlandesi. L’interruzione volontaria di gravidanza è ancora vietata, le contraddizioni sociali e culturali non mancano, a volte percorrono la classica divisione tra i cittadini e i rurali, come un lungo medioevo che si ripropone.

Però ieri l’Irlanda ha dimostrato, dopo soli vent’anni dalla cancellazione del reato di «sodomia», che è possibile ribaltare leggi tremende e balzare tra le democrazie mature.

Per la prima volta al mondo uno stato ha sottoposto a referendum l’estensione del matrimonio civile anche per le persone omosessuali e il popolo l’ha confermata.

Per comprendere perché sia avvenuto, bisogna rammentare la crisi profonda di credibilità in cui versa l’unica istituzione morale che per secoli ha regnato sovrana sulle camere da letto e la quotidianità familiare delle e degli irlandesi: la chiesa cattolica. Una gerarchia che per paura di essere travolta dall’enorme scandalo pedofilia ha nascosto per anni misfatti indicibili perpetrati nei suoi istituti scolastici, collegi, parrocchie.

Il popolo irlandese è profondamente cattolico, nel senso più tradizionale, nelle sue espressioni pubbliche e di professione della fede.

Cattolicità e indipendenza culturale nei confronti dell’odiata Inghilterra, a Dublino sono un sentimento che non crollerà mai.

Ciò che è avvenuto, grazie anche alla sapienza di un movimento lgbt che ha parlato al cuore e alla ragione di tutte e tutti gli irlandesi, è stata la scoperta della religiosità adulta, capace di distinguere tra messaggio cristiano e malefatte dei suoi rappresentanti in terra.

La vittoria dei sì al matrimonio egualitario rappresenta una doppia cocente sconfitta per il clericalismo integralista, quello che da una parte giustifica ogni inadeguatezza dei vescovi e preti e dall’altra propina precise prescrizioni nei confronti del popolo di Dio.

Per lo scaltro Bergoglio, la luna di miele sostenuta dalla cortina fumogena della bonomia, è finita. Grazie alle e agli omosessuali la chiesa scopre che il Concilio Vaticano II o finalmente viene assunto come «grazia» da cui non si può prescindere, oppure l’affidamento a gruppi estremisti e integralisti porterà alla sconfitta, a chiudersi nel temporalismo cieco che tanto fu osteggiato da Cristo.

Fanno bene le associazioni cattoliche integriste a preoccuparsi, esternando la necessità di una riflessione persino in Italia.

Anche la politica nostrana ha l’occasione di comprendere che i diritti civili sono terreno di consenso, così come lo hanno nel tempo capito Obama, Zapatero, Cameron, Hollande e molti altri leader.

Renzi è atteso alla prova dei fatti, su un provvedimento assolutamente meno dirompente: saprà rottamare il conservatorismo dei privilegi nelle relazioni sentimentali?

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