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Editoriale

La radiazione del Manifesto e i linciaggi di Renzi

Matteo Renzi

Le urla di domenica alla Leopolda ci dicono che siamo ad un passaggio d’epoca, a una crisi seria e grave della democrazia, al passaggio dal governo dei partiti a quello delle bande. Sul Corsera di ieri Pierluigi Battista ricorda la radiazione dal Pci del gruppo del Manifesto, che io continuo a condannare ma che fu cosa del tutto diversa dal linciaggio della Leopolda di questi giorni.

Vale ricordare che alla nostra radiazione si arrivò dopo un dibattito che investì tutta l’organizzazione del Pci di allora e ancora che fu una radiazione per dissenso politico e non espulsione per «indegnità politica e morale».

Le urla e la cacciata senza il rispetto di un minimo di procedure sta a significare che non c’è più dibattito politico ma un gruppo di potere che fa capo a Matteo Renzi, segretario del Partito e Presidente del consiglio e che vuole il partito della nazione senza più opposizione (di tutti e non più di una parte della società) e se è di tutti, ovviamente di chi tra tutti è il più forte.

Dobbiamo sforzarci di capire in che situazione siamo, di capire come la democrazia sia in crisi in Italia e anche negli altri paesi d’Europa, di capire che i partiti con la loro organizzazione, più o meno democratica, sono in grave crisi dappertutto. La crisi dei partiti storici è assoluta e con loro è in crisi la democrazia.

Comanda chi è più forte ed è più forte non chi ha maggiore consenso, ma chi può anche fare a meno del consenso perchè è al servizio dei poteri forti.

Dobbiamo cercare di capire perché i partiti si sono dissolti, perché la loro organizzazione interna non è affatto trasparente, perché siamo caduti così in basso.

C’è, e non solo in Italia, una crisi gravissima dei partiti che sono stati l’espressione degli strati sociali del nostro mondo. Su tutto questo dobbiamo riflettere e cercare di capire cosa sta cambiando sotto i nostri occhi e anche cosa sta cambiando i nostri occhi che oggi sono piuttosto appannati.

  • rocco siffredi

    “Dobbiamo cercare di capire perché i partiti si sono dissolti, perché la
    loro organizzazione interna non è affatto trasparente, perché siamo
    caduti così in basso.” Le domande sono tre e la seconda risponde parzialmente alla prima anche però contraddicendola (la terza è retorica e indefinita). Ma se non ha capito in 60 e più anni che fa politica dubito che Parlato riuscirà a capire quello che è successo. Ovviamente, Parlato le risposte le conosce ma, come ho visto fare a Vauro in tv, rifiuta di esprimerle pubblicamente per non dovere ammettere di non averci capito nulla tutta la vita. Egli parla di “organizzazione interna non trasparente”. Ma perché prima lo era? Quello che è cambiato con la caduta del Muro, è che i partiti si sono accordati per varare leggi che garantissero l’immunità a chi rubava nelle istituzioni a tutti i livelli per sé o per conto loro, facendo aumentare il debito pubblico ai livelli attuali. Questo ha comportato l’ascesa alle più alte cariche dei vari partiti di coloro disposti ad accettare questo stato di cose e l’emarginazione di chi voleva fare politica invece che latrocinio. Il livello piramidale dell’organizzazione partitica ha garantito la selezione dei più spregiudicati alle cariche più alte, senza controllo della base che non è in grado di controllare una cippa (l’abbiamo visto chiaramente in occasione della rielezione di Napolitano). Ecco la domanda: i militanti dei partiti quanto sono in grado di controllare chi li rappresenta? Ammesso che le buffonarie siano una cosa seria, come si fa ad impedire che un tipo si faccia eleggere con un programma e poi una volta eletto faccia il contrario (ogni riferimento a Frottolo è intenzionale)? E come si fa ad impedire che una classe politica si cristallizzi sopra una poltrona? Parlato si è mai chiesto se ci sia proprio bisogno di politici a vita?