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Editoriale

La politica che spiazza

Ai vecchi tempi si sarebbe parlato di una manifestazione pacifica e di massa. E quella di ieri in difesa della Costituzione è stata davvero una grande manifestazione di popolo. Non solo perché decine e decine di migliaia di persone hanno riempito la bella piazza romana occupando la larga cornice delle porte laterali fino alla sommità del Pincio (e pure la quantità conta moltissimo). Ma perché sul grande palco che riuniva gli organizzatori c’era la più evidente fotografia della novità politica rappresentata: i costituzionalisti di Rodotà insieme alla Fiom di Landini coinvolti, in forma pubblica e organizzata, in un percorso che lì in quella piazza stracolma riceveva il suo battesimo. Come hanno detto in molti, è solo l’inizio. Un buon inizio.

La vecchia-nuova sinistra (da Rifondazione a Sel, da Italia dei Valori a Rivoluzione civile) presente nel corteo era sovrastata dalla gran massa di persone senza bandiere. E dunque nessun politico sul palco ma una fitta sequenza di associazioni e gruppi impegnati su un ampio fronte sociale, come un’altra Italia che coltiva la speranza e persevera nell’obiettivo di salvare la democrazia per come l’avevano sognata e poi costruita i padri costituenti.
Quel filo oggi è ripreso da una squadra composita per cultura e impegno (da Zagrebelsky, a Carlassare a don Ciotti, Rodotà e Landini), ma unita dalla convinzione di risollevare la politica dal discredito e dalla sfiducia che l’avvolge riprendendo la via maestra della difesa della Costituzione. Da questo punto di vista una piazza conservatrice, convinta di dover lottare per la sua attuazione, per quei cambiamenti sociali che Maurizio Landini ha spiegato con parole semplici e impegnative. Se la Corte Costituzionale non avesse obbligato la Fiat a rispettare la Costituzione, gli operai banditi dalla fabbrica di Marchionne non avrebbero ripreso la dignità di lavoratori e di cittadini. Se il nostro paese è una repubblica fondata sul lavoro, si combatte la finanza che brucia la struttura industriale attuando la Carta. Così per la scuola, per la salute, per i diritti umani.

Sarà difficile per il parlamento, per lo stesso Pd, ignorare la domanda di democrazia partecipata che una così larga parte del paese rivolge alle istituzioni, al governo, ai partiti. Respingere nel recinto di una minoranza identitaria chi chiede di cambiare le cose con l’arma della Costituzione. E comunque i conti con chi era materialmente, e ancor più idealmente, in piazza del Popolo dovranno farli lo stesso.
Anche perché prima o poi si arriverà a un referendum per approvare o respingere lo snaturamento costituzionale che il presidente Napolitano e il governo vogliono concludere nei prossimi mesi. E, come è stato clamorosamente dimostrato con il referendum sull’acqua pubblica, contro il nucleare e contro le leggi berlusconiane, chiamata al voto l’altra Italia vince.

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