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Editoriale

Casa delle donne: la nostra è una richiesta politica

Il tetto che scotta. La premessa delle nostre proposte poggiava sulla considerazione che, nel tempo, la Casa Internazionale, luogo simbolico e materiale del femminismo storico, è stata sempre più riconosciuta come una risorsa della città, per la molteplicità di servizi, di iniziative culturali, per l’importanza dell’Archivio e della Biblioteca, per la capacità di accoglienza di tantissime donne ogni anno

Senza la grande, straordinaria mobilitazione delle donne e di molti uomini) della città, non avremmo forse neanche ottenuto la conferma dell’ultimo appuntamento con la giunta. Un appuntamento che chiedevamo da più di sei mesi, per avere finalmente una risposta chiara alle proposte che avevamo presentato in gennaio, in una memoria circostanziata. Nel testo si ricostruiva la storia del progetto della Casa Internazionale e la destinazione del palazzo del Buon Pastore al movimento femminista, conseguente al riconoscimento da parte dell’amministrazione del valore del progetto stesso e della necessità che il luogo, dal ‘600 destinato a reclusorio femminile, potesse finalmente cambiare di segno, ospitando pensieri e pratiche delle donne per la loro libertà ed emancipazione.

Nella nostra memoria abbiamo anche proposto una riduzione dell’ammontare del debito, tale da ridurre della metà l’intero importo grazie ai crediti nei confronti del comune stesso, e alle spese importanti di manutenzione, nonché per la valutazione anche in termini economici della quantità di servizi offerti. La premessa delle nostre proposte poggiava sulla considerazione che, nel tempo, la Casa Internazionale, luogo simbolico e materiale del femminismo storico, è stata sempre più riconosciuta come una risorsa della città, per la molteplicità di servizi, di iniziative culturali, per l’importanza dell’Archivio e della Biblioteca, per la capacità di accoglienza di tantissime donne ogni anno.
Una richiesta politica dunque la nostra, che aspettava una risposta allo stesso livello. Con le loro parole, però, le assessore si sono sottratte a questa possibilità, e hanno piuttosto privilegiato il solo piano amministrativo, rifiutando in toto le nostre ipotesi di lavoro e comunicandoci invece, ad opera degli uffici, l’imminente procedura di revoca della convenzione.

Ovviamente la Casa farà opposizione nelle sedi opportune; resta il fatto che, con l’incontro di ieri, la giunta Raggi perde un’altra occasione di dialogo e di confronto, rinuncia alla preziosa molteplicità di proposte, di servizi, di iniziative culturali e sociali, soffoca la pluralità di culture e di pensieri, chiude spazi attivi e vivaci, a cominciare dagli spazi delle donne. Si sta facendo un deserto in questa città, con la soppressione delle molte voci diverse e originali, delle tante forme di autogestione che sono la ricchezza della convivenza e che spesso suppliscono alle mancanze dell’amministrazione.

Certo, non è il linguaggio amministrativo che può dar conto della ricchezza e della complessità dell’esperienza quasi ventennale della Casa Internazionale, e per questo siamo profondamente insoddisfatte e deluse della risposta; tuttavia è proprio a questo livello che per la Casa si è aperta, nel corso dell’incontro di mercoledì, una strada per continuare la sua battaglia. È stata posta sul tavolo, infatti, la possibilità di lavorare ad una transazione per risolvere definitivamente la pesante questione del debito; un’operazione di confronto legale delicata e difficile, che però potrebbe evitare la rottura della convenzione e rendere di nuovo possibile qualsiasi interlocuzione sul futuro.
La partita dunque resta aperta, e la solidarietà intorno alla Casa sarà lo strumento per poter vincere. La mobilitazione delle donne, la scesa in campo delle artiste e degli artisti è stata, come sappiamo, essenziale, e ci offre ora la possibilità di continuare a raccogliere la somma che permetterà alle donne della Casa di proporre la transazione e onorarla.