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Cultura

La nascita del soggetto rivoluzionario e la prospettiva «globale»

SCAFFALE. Il libro «I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali nel mondo del Novecento», di Silvio Pons per Einaudi. In occasione del centenario dal congresso di Livorno del 1921, l’autore propone (con Einaudi) un’accurata rilettura di una storia molto nota narrata da un’angolatura differente. Una serie di svolte imposte al Pci dall’esterno spesso tradottesi in bruschi strappi

Enzo Mari, «Falce e martello», (serigrafia, 1972)

Enzo Mari, «Falce e martello», (serigrafia, 1972)

Nell’anno 1926, al VI plenum dell’esecutivo del Comintern, l’organizzazione comunista internazionale, il delegato italiano Amedeo Bordiga chiese di discutere apertamente della situazione in Unione Sovietica e della politica economica, la Nep, mettendo in questione il rapporto tra rivoluzione russa e rivoluzione mondiale. La richiesta suscitò l’indignata reazione di Stalin: «Questa domanda non mi è stata mai rivolta. Non avrei mai creduto che un comunista potesse rivolgermela: Dio vi perdoni di averlo fatto». L’indiscussa preminenza sovietica nasceva da un’evidente sproporzione dei rapporti di forza nel movimento comunista tra un partito-stato, quello russo, e i partiti comunisti delle nazioni occidentali, che vivevano...

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