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Rubriche

La Messina di Spallanzani e Goethe

Anno 1788. “Prima del mezzo giorno dei 14 ottobre lasciai le Eolie, in una feluca da Lipari mi avviai a Messina”. Non c’è un filo di vento. Fermi qualche ora a Milazzo e poi diretti, costeggiando (han “dovuto remigar sempre i marinai”), alla bocca dello Stretto. Si giunge in vista di Scilla “altissimo scoglio che cade a piombo sul lido della Calabria” e che “mi mostravano col dito steso”. Finalmente a Messina. Ai passeggeri della lenta feluca, prima lontane poi sempre più vicine e nette, appaiono le rovine causate dai terremoti del febbraio 1783. Sono trascorsi quasi sei anni: “la...

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