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Politica

La Lombardia avverte il governo: «Chiudere tutto, è l’unica via»

Penisolati. L’assessore Gallera: a Roma non si rendono conto, dobbiamo fermare i mezzi pubblici. Il nord Italia perde il 70% dei voli, Malpensa chiude un terzo dell’aeroporto, Linate e Bergamo di più. I sindacati: la vita viene prima di tutto. Beretta, Cgil: in pochi giorni nella sola provincia di Milano oltre 200 richieste di cassa nel settore del commercio e del turismo. E siamo solo all’inizio

È l’assessore alla sanità Giulio Gallera a parlarne in tv di primo mattino: «Al Governo la chiusura dei negozi l’abbiamo già chiesta. Valuteremo in queste ore se c’è la necessità di chiudere anche i trasporti e le attività produttive». La curva dei contagiati lombardi continua a salire e con loro quelli che necessitano di un posto in terapia intensiva. «Noi altri 15 giorni così non li reggiamo, non li regge la Lombardia e non li regge l’Italia». Poco dopo ribadisce il messaggio il presidente della giunta Fontana dal suo profilo Facebook: «Ho incontrato i sindaci dei capoluoghi lombardi e il presidente di Anci Lombardia, chiedono tutti la stessa cosa: chiudere tutto adesso, tranne i servizi essenziali, per ripartire il prima possibile. Le mezze misure, l’abbiamo visto in queste settimane, non servono a contenere questa emergenza».

PAROLE CHE RIMBALZANO da Facebook ai siti internet dei quotidiani, agli smartphone dei cittadini in fila sul supermercato, al bar, dal parrucchiere. Dai trasporti al commercio da giorni i lavoratori costretti a lavorare si chiedono perché devono continua a lavorare in queste condizioni. Nel primo pomeriggio arriva anche la lettera dei sindacati confederali: «Fermare ogni attività economica, produttiva, di servizio che non sia essenziale», chiedono Cgil, Cisl e Uil al presidente lombardo Fontana. «Se milioni di persone continuano a doversi muovere nei nostri territori per andare a lavorare, se viaggiano a stretta vicinanza sui mezzi pubblici, se lavorano fianco a fianco nelle fabbriche, negli uffici, nelle aziende di servizi, le probabilità di contagio restano altissime». E quindi, concludono i sindacati, «la salvezza della vita delle persone viene prima di ogni altra, pur giusta, considerazione». Per il reddito dei lavoratori sarà una mazzata. Se i soldi governativi basteranno per tutti, chi è dipendente potrà accedere alla cassa integrazione, per gli altri un grande punto interrogativo.

«IN POCHI GIORNI nella sola provincia di Milano abbiamo ricevuto oltre 200 richieste di cassa nel settore del commercio e del turismo e siamo solo all’inizio» ci dice Marco Beretta della Filcams Cgil di Milano. Ci sono alberghi, bar, negozi, ristoranti, le grandi catene commerciali, i grandi marchi. Non era mai successa una cosa simile, così tante richieste di cassa integrazione in così poco tempo. Si guarda ai prossimi tre mesi, sperando che la diffusione del virus rientri. «Siamo solo all’inizio, ci aspettiamo che nelle prossime settimane la situazione peggiorerà» dice ancora Beretta. Se sarà una valanga, travolgerà soprattutto precari, autonomi, partite Iva.

MILANO CAPITALE SMART del precariato si ritroverà con migliaia di cittadini senza reddito mensile, in difficoltà a pagare l’affitto, il mutuo, le bollette.

IN SERATA nella consueta conferenza stampa di fine giornata della Regione torna al tavolo il presidente Fontana dopo il periodo di quarantena e incalza il Governo: «La sensazione è che ad alcuni del Governo non sia chiara la reale situazione che stiamo vivendo in Lombardia». Il modello a cui guarda Fontana è quello di Lodi, dove secondo i dati regionali c’è un contenimento dei casi: stanno diminuendo sia i contagiati giornalieri sia i ricoverati. Lì per due settimane è stata zona rossa vera e ieri la Lombardia ha chiesto questo al Governo: tenere aperti solo alimentari, farmacie e servizi di prima necessità.

I dati sulla diffusione del Covid in Lombardia dicono che i positivi totali sono 5791, erano 5469, un aumento moderato dovuto alla tempistica dell’analisi dei tamponi di alcuni laboratori, ha spiegato l’assessore Gallera. Le persone ricoverate sono 3319, in terapia intensiva 466: più 26 rispetto a ieri. I dimessi: 896. Le persone decedute risultate positive al Covid 468, più 135 rispetto a un giorno fa. Per le provincie, Bergamo è ancora quella con più contagiati, 1472, Lodi 963, Brescia 790. La provincia di Milano 592, più 86 in un giorno.

Milano intanto si ferma da sola, anche ieri molti bar e negozi hanno tirato giù la saracinesca per tutta la giornata, andando oltre quanto previsto dal decreto di domenica del Governo. Secondo Confcommercio il 50% dei negozi ha chiuso. La città è deserta rispetto alla sua normalità, fuori dai supermercati si sta in fila a un metro di distanza attendendo il proprio turno per entrare. Qualcuno scherza: «Stiamo ingrassando tutti, chiusi in casa a mangiare, senza palestre, senza neanche più muoverci per andare al lavoro». Anche i cieli si fermano. Il nord Italia ha perso il 70% dei voli, Malpensa ha chiuso un terzo dell’aeroporto, va ancora peggio a Linate e Bergamo. Nel capoluogo bergamasco il sindaco Giorgio Gori ha ordina la chiusura dei parchi pubblici e delle aree verdi comunali.


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