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Editoriale

La legge di Macron, forte con i deboli debole con i forti

Francia. Il caso Fincantieri-Stx, il blocco della Tav e la Libia: sembrerebbe che il presidente francese insegua una non originalissima ipotesi di gestione tecnocratica e un potere molto personalistico, con l’obiettivo di rispolverare la grandeur gollista

Il presidente francese Macron

Può sembrare, almeno a prima vista, sorprendente quello che sta succedendo tra la Fincantieri e il governo francese, con il rifiuto di quest’ultimo, al di là di alcune cautele formali, di avallare l’acquisizione da parte della società italiana del controllo del gruppo Stx.

I capitali transalpini hanno fatto negli ultimi anni il bello e il cattivo tempo nel nostro paese; hanno acquisito grandi e piccole imprese, nel settore della moda, in quello agroalimentare, in quello bancario e finanziario, per finire con i casi recenti di Telecom Italia e Luxottica.

Tutto questo senza che i nostri governi intervenissero nel tempo per porre qualche paletto, anche quando erano in gioco interessi nazionali forti. I nostri politici si sono oscenamente svegliati solo quando sono entrati in gioco gli interessi del cavalier Berlusconi, amico degli animali.

I capitali italiani avevano fatto per un momento paura nel paese transalpino, diversi decenni fa, quando sembrava che i nostri «condottieri», Agnelli, De Benedetti, Gardini, stessero per comprare qualche gioiello della corona, cosa che poi non accadde.

Il caso Fincantieri-Stx si apparenta un po’, invece, all’acquisizione, peraltro molto lontana nel tempo, della Citroen da parte della Fiat, acquisizione che poi si dovette abbandonare per l’opposizione di De Gaulle, persona che peraltro Macron sembra per molti aspetti prendere ad esempio. Da allora i nostri investimenti nel paese «amico» non hanno brillato molto né per numero né per dimensioni.

Ma il no di Macron alla presa di controllo da parte di Fincantieri della Stx non appare il solo colpo all’Italia che il presidente transalpino sta sferrando in questi giorni.

Ricordiamo ancora l’affronto sulla Libia, aggravato poi proprio nelle ultime ore, nonché l’accordo con i soli tedeschi per un nuovo aereo da caccia, casi entrambi in cui il nostro paese è stato totalmente ignorato; c’è stato anche il rifiuto di accogliere i migranti che sbarcano nei nostri porti, nonché il blocco improvviso ed inaspettato della Tav (molti italiani considereranno, per altro verso, quest’ultima come una buona notizia).

In ogni caso, ieri pomeriggio il ministro dell’economia, Bruno Le Maire, ha annunciato la nazionalizzazione “temporanea” dei cantieri francesi, ma lasciando comunque formalmente la porta aperta a delle trattative ulteriori a breve termine con il governo italiano.

Ci si può chiedere quale sia la logica che sta dietro la notizia. Si possono fare a questo proposito soltanto delle ipotesi.
Sembrerebbe che Macron, viste anche le persone di cui si è circondato per la sua opera di governo, insegua da una parte una non originalissima ipotesi di gestione tecnocratica, mentre dall’altra miri ad un potere molto personalistico, con l’obiettivo di cercare di rispolverare in qualche modo la grandeur gollista. Ci ricorda un po’ Pompidou.

Ora, conquistarsi oggi uno spazio di potere in Europa e nel mondo appare molto difficile. Troppa acqua è passata sotto i ponti e la Francia non ha ormai un grande peso economico e politico, anche se qualcuno, come i tedeschi, fanno finta del contrario per ragioni di comodo.

Forse il nuovo presidente avrà pensato che potrebbe almeno in parte cercare di conquistarsi degli allori a spese del nostro paese, debole e in crisi. Per altro verso, per la Stx, ci sarebbero sempre i cantieri degli amici tedeschi della Meyer Werft.

Per quanto riguarda le questioni industriali, le preoccupazioni francesi per l’acquisizione della Stx non sembrano avere molto fondamento. Una di queste riguarda il livello dell’occupazione nei cantieri. Chi conosce la situazione tecnica e tecnologica dei siti industriali dei due paesi, potrebbe avere semmai il timore contrario, quello cioè che risulterebbe economicamente conveniente trasferire molte lavorazioni nel paese vicino.

Del resto, la Fincantieri ha fornito molte garanzie sul tema e comunque la Stx ha commesse per ben undici anni, mentre anche Fincantieri è piena di lavoro.

D’altro canto, nessuno riesce a spiegare perché i timori di un trasferimento tecnologico delle competenze francesi all’estero non valevano nel caso delle precedente vendita dei cantieri alla Corea del Sud e valgano adesso per gli italiani.

Se invece le preoccupazioni principali riguardassero le commesse militari (i cantieri di Saint-Nazaire sono gli unici in grado, tra l’altro, di costruire delle portaerei), che sembra debbano affluire copiose nei prossimi mesi nel paese, nulla impedirebbe di creare una società a parte paritetica, lasciando invece a Fincantieri il controllo pieno del settore delle navi da crociera.

A questo punto, se non si dovesse raggiungere un accordo nei prossimi giorni, a nostro parere bisognerebbe fare qualcosa per difendere la nostra dignità nazionale a questo punto troppo bistrattata. Si potrebbe pensare, ad esempio, a bloccare il controllo francese di Telecom Italia.

  • Giacomo Casarino

    […] Così Fincantieri sarà esposta ai contraccolpi di una Borsa che ha capito che sul piano imperiale essa è azienda di serie B. La sola risposta adeguata sarebbe la decisione dello stato italiano di ritirare l’azienda dalla Borsa e di rinazionalizzarla. Ma come fa ad assumere simile decisione un governo che sta svendendo Alitalia, Ilva, banche, anche a compratori francesi, solo per non nazionalizzare? Così Macron, nazionalizzando, ottiene due risultati: rilancia la cantieristica francese e dà un colpo a quella italiana.

    Lo stesso risultato lo tenta costruendo lager per migranti nel deserto libico, tramite i capi locali da lui finanziati. Invece l’Italia gli Hotspot – sempre l’inglese per fregarci – li dovrà costruire qui; noi competiamo con la Libia mica con la Francia.

    Noi non possiamo comprare i cantieri dei paesi che comandano nella UE, ma dobbiamo fare i lager per i migranti che gli altri respingono.

    Noi siamo i popoli del Sud Europa, quelli che secondo le delicate parole del capo Euro Dijesselbloem, sono in crisi perché “hanno speso i soldi in vino e donne”.

    Ancora una volta si dimostra che l’Unione Europea è un costruzione colonialista e razzista, e l’Italia, assieme a tutti gli altri PIGS, sta dalla parte sbagliata di quel tavolo ove i ridicoli politici nostrani vogliono battere i pugni […] (riprendo parte di un commento di Giorgio Cremaschi).

  • Giacomo Casarino

    En marche, Europe, vive Macron!

  • OttoKrunz

    Come no, nazionalizzare un’azienda che costruisce prevalentemente navi da crociera perché rischia di perdere qualche punto percentuale di valore di Borsa? Sarebbe però fondamentale, se il termine “interesse nazionale” conserva un minimo di significato, riacquisire il controllo di Telecom Italia, non tanto come forma di ritorsione quanto perché si tratta dell’attore principale in un settore – questo sì – assolutamente strategico.

  • Giacomo Casarino

    Ovviamente non ci sarà né l’una cosa né l’altra, il governo italiano essendo oltremodo pavido, oltreché diligentemente “europeista”, cioè subalterno a chi comanda nel nostro continente.