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Cultura

La grammatica poetica delle mani

LINGUA DEI SEGNI. Intervista con la filosofa e ricercatrice Virginia Volterra, dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione - Cnr di Roma, oggi ospite al Festival del Silenzio. «La descrizione della Lis più recente si basa su dati raccolti dalle produzioni spontanee dei segnanti. L’espressione della comunità sorda è vasta: composizioni di tipo narrativo, discorsivo, testi teatrali, poesie e nuovi generi come il Visual Vernacular»

Lutz Förster in «Nelken», di Pina Bausch (1982), foto di Oliver Look

Lutz Förster in «Nelken», di Pina Bausch (1982), foto di Oliver Look

Chiunque abbia avuto occasione di vedere Nelken, di Pina Bausch, non potrà dimenticare un sontuoso Lutz Förste in piedi su un tappeto di garofani che interpreta The man I love di Gershwin. La voce fuoricampo è di Sophie Tucker, il danzatore tedesco invece canta con le mani. La lingua dei segni che utilizza è in quella scena un inno sconfinato di amore, rappreso in un corpo che racconta l’eleganza del segreto, della promessa attesa eppure che respira nella massima esposizione di sé, apparentemente intraducibile in parole. Che le lingue dei segni abbiano un fascino visivo e di incantamento anche per...

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