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Editoriale

La ghigliottina di Renzi

Mi riprendo il manifesto. Con una scelta senza precedenti, il governo taglia i rimborsi per l'editoria 2013 già previsti nel bilancio dello stato e degli editori. Una vera e propria decapitazione del «manifesto» e di una parte dell'informazione. Nessuna logica economica spiega questa spending review. Se Palazzo Chigi non tornerà sui suoi passi, di soldi ne dovrà spendere assai di più per fronteggiare il fallimento di decine di testate e il licenziamento di centinaia di lavoratori. È un colpo alla democrazia che «il manifesto» e i suoi lettori respingeranno con tutte le forze moltiplicando l'impegno nella campagna per l'acquisto della testata

Al Pacino per il manifesto, Los Angeles 2014

Vogliono soffocare il manifesto. E proprio in un momento fondamentale della nostra storia: l’acquisto della testata. Vogliono cancellare una voce, storica, dell’informazione in Italia. E insieme a noi altre decine e decine di testate giornalistiche, di carta ma anche radio e tv. E questo grazie a una spending review che nel nostro settore è applicata in modo spietato.

Una riduzione dei rimborsi per l’editoria era attesa. Ma non in queste dimensioni e soprattutto non con un taglio retroattivo. Non fino al punto di configurarsi come una vera e propria censura politica, come una ghigliottina per tante voci dell’informazione.

E invece, se Palazzo Chigi non tornerà sui suoi passi, i peggiori timori si avvereranno: decapitando il fondo dell’editoria, il governo intonerà il de profundis per migliaia di giornalisti, impiegati, operai. Si può discutere su un fondo per l’editoria dato a macchia d’olio, si può perfino eliminare, anche se noi, e non solo noi, abbiamo molti dubbi. Però non si può agire così vigliaccamente. Perché viene dato un colpo basso, proditorio, visto che il taglio si riferisce ai rimborsi per il 2013, appostati nei bilanci già chiusi l’anno scorso. Di conseguenza tantissime testate dovranno portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento.

È una vera e propria decapitazione di una parte dell’informazione italiana. Si tratta della cancellazione di molte voci con storie diverse ma tutte espressione di una pluralità di punti di vista politici, culturali, sociali destinati a scomparire.

Non siamo così miopi da non vedere e così stolti da non sapere che il fondo per l’editoria è stato in anni passati anche un pozzo di denaro dove attingere soldi, per far nascere iniziative editoriali finte, di facciata, utilizzate per altri fini e per arricchire le tasche di faccendieri e imprenditori senza scrupoli. Perché gli editori puri, in Italia, sono una rarità. Anche dietro la voce «cooperative» si sono consumate truffe e ruberie. Però adesso si butta via il bambino con l’acqua sporca. Con due immediate conseguenze: un forte appannamento nel mondo dell’informazione e il licenziamento di centinaia di lavoratori del settore (tipografie, distribuzioni, cartiere) che andranno a ingrossare le già enormi percentuali della disoccupazione.

C’è una logica – antidemocratica – in questa scelta del governo che sceglie di chiudere decine di testate in un colpo solo.

È invece più difficile da comprendere e da spiegare una decisione presa all’insegna del risparmio delle risorse pubbliche, quando si sa che ne dovranno essere impiegate molte ma molte di più per fronteggiare gli ammortizzatori sociali (mobilità, cassa integrazione, pensionamenti) per i licenziamenti e gli stati di crisi provocati dai tagli.

Per farvi capire l’entità del colpo, basta il nostro caso: nel 2012 i liquidatori, che «curavano» le casse del manifesto, hanno ricevuto 2 milioni e 700 mila euro di rimborsi.

Per il 2013 alla nostra nuova cooperativa forse ne arriveranno 600mila. Dunque siamo di fronte non già a un micidiale dimezzamento ma alla sparizione di oltre tre quarti dell’intero ammontare per l’anno passato.

E questo è un aspetto sul quale vogliamo insistere. Il governo agisce in modo davvero scorretto, perché interviene sul passato, retroattivamente, su rimborsi che centinaia e centinaia di lavoratori aspettano da tempo con ansia, perché in tanti sono senza stipendio.

La violenza e la vigliaccheria della decisione è senza precedenti.

Per noi, se le cose non cambiano, il contributo falcidiato sarà appena sufficiente a coprire piccola parte dei costi legittimamente già sostenuti. Perciò l’improvviso e inaspettato abbattimento delle risorse pubbliche, proprio mentre siamo impegnati nell’impresa di acquistare la testata, è per «il manifesto» un colpo durissimo. Non vogliamo sospettare che il nostro giornale sia il boccone più ghiotto di questa operazione distruttiva dell’informazione – quale altro giornale nazionale dà tanto spazio alle voci sindacali, politiche, sociali eculturali alternative? – ma come suggeriva un antico navigatore della politica italiana «a sospettare si fa peccato, ma spesso ci si indovina».

Eliminare un giornale nazionale che non ama il presidente del consiglio e soprattutto questo governo centro-sinistra-destra, che dopo la chiusura dell’Unità è l’unico a dare voce al malessere del dissenso interno al Pd, che combatte sul fronte dei diritti del lavoro, che considera il liberismo renziano l’ultimo stadio della crisi italiana anziché la sua soluzione, può rappresentare una tentazione, un desiderio non detto.

Chiudere il manifesto può essere un obiettivo politico, specialmente se si rafforza. Se, come sta accadendo da mesi, cresce in numero di copie, se al giornale guardano con interesse le anime divise della sinistra di alternativa, le infinite associazioni del territorio, i tanti movimenti sociali, gli intellettuali disinteressati e meno smarriti, le avanguardie sindacali più impegnate, gli impiegati, i lavoratori e le lavoratrici che non si arrendono, gli studenti che sperano in un futuro possibile.

Tutto questo si vuole uccidere, per poche briciole di finanziamenti dovuti, e fino al mese di novembre già calcolati nel bilancio dello stato. Tuttavia ai malintenzionati diciamo subito che non sarà facile cancellare il manifesto dal panorama dell’informazione italiana.

In quarantaquattro anni di vita abbiamo affrontato decine di tempeste economiche e politiche e abbiamo imparato a combattere contro i colpi bassi del potere.

Per questo siamo ancora, come sempre, decisi a vendere cara la pelle. Come sempre, la nostra forza viene dal vostro sostegno, da chi ci segue da sempre come da chi ci legge da poco tempo, dai fondatori del giornale come dalle generazioni degli ultimi quarant’anni.

Voi lettrici e lettori siete l’esercito, partecipe e largo, che si batte con noi nella battaglia per riprenderci la testata. E tutti noi adesso abbiamo davanti il compito più difficile: raggiungere l’obiettivo di raccogliere un milione di euro.

Mancano poco più di venti giorni e il traguardo è ancora lontano, anche se le vostre donazioni sono straordinarie e costanti da quando, appena un mese fa, abbiamo iniziato la lunga rincorsa verso la meta.

Certo, non siamo così bravi da organizzare una cena che in una sera porta un milione e mezzo di euro nelle casse renziane. Però confidiamo in iniziative simili, e chissà se qualche mecenate (ma esistono ancora?) non sia disposto a emettere qualche sostanzioso bonifico.

Tuttavia la nostra campagna deve assumere un altro passo: chi vuole continuare a leggere il manifesto deve scegliere adesso. La partita il governo vuole giocarla ora e noi dobbiamo essere in campo al massimo delle nostre forze.

Non ci sono tempi supplementari.

Intanto preparatevi al 18 dicembre: quel giorno saremo in edicola con un nuovo numero a 20 euro. Come già a novembre, sarà un numero speciale, a colori, con più pagine, dedicato all’anno che ci aspetta, e che vogliamo vivere insieme a voi. Per dare speranza sulla figura del nuovo presidente della Repubblica, per capire come si svilupperà la crisi in Italia e in Europa, per tenere alte le bandiere nell’arcipelago di una sinistra dei mille fiori ma con pochi bravi giardinieri.

Sappiamo che la crisi morde la vita di troppe persone, e che vi chiediamo un grande sforzo.

Ma se pensate al giornale del 18 dicembre come un regalo, allora forse sarà tutto più leggero. Considerate questo numero del manifesto come un dono di Natale. Se questo avverrà, sarà un segnale importante, perché ci farebbe avvistare il traguardo.

Abbonamenti e donazioni sono il carburante di questa straordinaria rincorsa alla nostra testata, ma un successo del manifesto a 20 euro metterebbe solide basi al nostro spericolato e avvincente «salto con l’asta».

  • O. Raspanti

    Non sono residente in Italia. Potrò comprare il numero speciale del 18 dicembre in linea?

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    sì ma in digitale costerà come nei giorni normali.
    se vuoi, puoi fare una donazione qui: http://www.miriprendoilmanifesto.it

  • Gabriele Calzuola

    Vi do la mia opinione che sicuramente non piacerà, ma io sono di sinistra, molto di sinistra, leggo moltissimo sopratutto notizie internazionali, ma il Manifesto non l’ho mai comprato perchè come quotidiano per me non è un granchè….Stesso discorso per il il Fatto quotidiano e poi vabbè Repubblica e la Stampa sono veramente dei giornali trash e anche se sempre secondo la mia opinione il Manifesto è il meno peggio tra i quotidiani cosidetti di sinistra, non vale 1,50 euro o quanto costa oggi un quotidiano. Vi dovreste rinnovare totalmente.

  • haitao

    Gabriele, forse non ti rendi conto che non si può dire ad una famiglia che ha un malato in casa che i farmaci salvavita rimborsabili dallo stato per pagare i quali ci si e’ indebitati non gli saranno rimborsati. Il calcolo di come spendere ed investire ( anche per il rinnovamento ) dipende da conti su soldi che sono garantiti sulla carta e non possono essere negati arbitrariamente quando sono già’ stati spesi. Lo sforzo di rinnovamento del Manifesto e’ in atto da molto tempo ed e’ ammirevole lo sforzo di chi lavora in questa testata a prescindere, ma il lavoro e’ lavoro non e non può essere volontariato a maggior ragione il lavoro del giornalismo che e’ l’ultima garanzia di Democrazia in questo paese mafioso e corrotto in cui viviamo. L’italia e’ sotto osservazione per il rischio di non garantire libertà’ di informazione da oltre 10 anni in Europa, e non solo per queste problematiche, ma anche per la quantità di aggressioni mafiose alle voci libere del giornalismo, voci sconosciute, non le grandi firme delle testate nazionali. Sono quelle voci che si vuole uccidere ? Come possono fare il loro lavoro di indagine senza fondi ? Vogliamo ridurre l’informazione ad un’esercizio di stile di chi meglio sappia costruire un’informazione su una notizia d’agenzia girata e calata dall’alto ? Il punto non e’ che a te o a me piaccia più o meno il manifesto , il punto e’ che una volta persa questa battaglia potremo a pieno titolo considerare l’Italia fuori dall’Europa .

  • Francesco A. R.

    Considerando lo stato della stampa italiana ed essendo elettore 5s concordo che i finanziamenti all’editoria vadano eliminati per tutti. Tuttavia riconosco al Manifesto un valore aggiunto rispetto ad altre testate per qualità dell’informazione, ed è inoltre l”ultima voce di sx rimasta in circolazione, la vostra mancanza sarebbe un ennesimo grave colpo alla democrazia. Con l’augurio che in tempi celeri vi organizziate come il FQ, cioè facendo a meno delle sovvenzioni pubbliche, il 18 acquisterò il manifesto a colori a 20 euro.

  • Giuliano Rossi

    L’informazione cartacea e televisiva è così sfacciatamente di parte che prima sparisce e meglio è.
    Ci fosse stata una vera informazione l’Italia non si troverebbe in questo stato.

  • http://bodrato.it/ Pare

    Ho appena guardato il sito di FQ, straripante di pubblicità. Spero proprio che il manifesto non si organizzi allo stesso modo! Considerando l’infiltrazione della camorra nella costruzione degli impianti eolici, penso si debba comunque continuare a spingere per le rinnovabili (un altro esempio per il quale alcuni direbbero “non funziona … aboliamo” ma io preferirei “… riformiamo”). Inoltre, pur essendo anch’io un elettore, talvolta non concordo con coloro che ho contribuito ad eleggere (ma continuo ad averne stima).
    Pur con tutte queste divergenze, credo che il 18 faremo lo stesso acquisto.
    Evviva l’azione comune pur nella differenza delle idee !!!

  • Cienfuegos

    Proprio non capisco Gabriele. Se la pensi così, come mai ti abboni al Manifesto e ti dai tanta pena di scrivere ben 65 interventi? Se ti pagano, dicci come ottenere gli stessi finanziamenti, che così si finanzia l’acquisto del Manifesto! In più, rinnovare corrisponde spesso e purtroppo a cedere ad un mercato dove la voce in capitolo ce l’ha solo la pubblicità o lo sponsor di turno. Indipendenza in questo contesto vuol dire vivere senza riferimenti a quel che dovrebbe esser ideale, dato che l’ideale è un certo indefinito conformismo imposto dalla società.

  • Cienfuegos

    Caro Giuliano, anche con te proprio non capisco. Ma dico, se tanto detesti l’informazione di parte, chi te lo fa fà di abbonarti al Manifesto e impegnarti da buon vecchio compagno a piazzare fino ben 153 commenti?
    Chi crede di possedere la verità assoluta, ossia nel contesto giornalistico l’oggettività apartitica ed essenzialmente neutrale, è, a mio modesto parere, da ritenere una divinità onnipotente, da venerare. Esattamente come tutte quelle testate, dall’Huffington Post al NY Times, passando per l’Economics, El Pais, Le Monde, die Süddeutsche Zeitung, fino a Repubblica, che si dicono oggettive solo perché comprano l’informazione dalla stessa mega-agenzie di distribuzione informativa (la divinità onnipotente di cui parlavo). Ma non solo, si prodigano anche nell’arte di spandere letame su chi la pensa diversamente e si dà la pena di cercare l’informazione da sé, evitando di mettere le stesse lenti interpretative della massa giornalistica.
    A mio parere caro Giulià, oggettivo è un illuso. Illuso perché costui si spinge a credere di poter interpretare fatti estremamente complessi senza alcun “velo d’ignoranza” (come diceva il carissimo Rawls); oggettivo è chi a testa bassa riproduce l’interpretazione della realtà senza rendersi conto che non esiste alcuna verità oggettiva, tangibile, ma solo l’interpretazione soggettiva di essa. Tanto meglio quindi definire trasparentemente i parametri con i quali si vuole interpretare, piuttosto che seguire, a mo’ di pecoroni, un ideale conformista. Oggettività non esiste. Meglio quindi fieramente essere di parte e indipendenti.

  • Max lo scettico

    Gli intellettuali sono stati per secoli di parte (di che parte ? non si capisce bene cosa voglia intendere Giuliano Rossi….contro il proletariato ?) ma non credo che il miglior modo per combattere quel sapere “di parte” fosse l’essere e rimanere analfabeta.

    Se l’informazione “di parte”, cartace

  • Francesco A. R.

    per organizzarsi come il Fatto intendo fare ameno di finanziamenti all’editoria che prendono cani e porci e testate create ad hoc, poi il sistema di autofinanziamento non dovrebbe comprendere solo pubblicità, ci sono anche altre strade, sono contro i finanziamenti statali all’editoria ma a favore del libero sostegno alla buona stampa a discrezione del lettore, mi sembrerebbe pure un modo sano di finanziarla, come ad esempio un 8 per mille anziché darlo alla chiesa o ad altro ente si potrebbe devolvere a una testata a scelta del contribuente. Relativamente al problema dei banner pubblicitari ho risolto con un estensione di google chrome, ad-block, ne vedo molte meno.

  • Giuliano Rossi

    Ma vi sembra normale che tutti i media , ad eccezione di rare mosche bianche ,facciano da grancassa per il governo renzi?.
    E se siamo al 70 posto nel mondo per libertà di stampa vi sembra normale?.

    Per quanto mi riguarda alle ultime elezioni ho votato M5S, ma avrei votato anche per una sinistra decente,se ci fosse stata.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    grazie francesco. viste le premesse il tuo sostegno vale doppio. non lo sprecheremo.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    haitao, quello che scrivi, ahinoi, è molto vero. noi riteniamo che il manifesto sia quasi un “pretesto”, uno “strumento”. se noi – che siamo dei semplici lavoratori, giornalisti e poligrafici – riusciamo a fare un giornale senza padroni né padrini (se non in senso spiritoso come oggi), vuol dire che si può fare.
    La nostra anomalia è una delle premesse del discorso sull’indipendenza dell’informazione, non la soluzione.
    Esistono cioè dei giornali – che possono piacere o no – che sono editori “puri”, autogestiti dai lavoratori, senza scopo di lucro e trasparenti nelle proprie scelte politiche e culturali.
    Ad oggi così fatto c’è solo il manifesto. Troppo poco. Altro deve nascere. E di sicuro quello che c’è deve continuare a esistere. Proprio per questo secondo noi la nostra battaglia interroga tutti.

  • Max lo scettico

    Sono ancora più basito nel vedere che questo post ottiene il sostegno del “manifesto” (cliccare per verificare).
    C’è un pilota nell’aereo ?
    C’è di che allora dar ragione a Gabriele Calzuola (post qui sopra).

    A me non sembra normale un bel nulla, ma quando si scrive che è meglio che l’informazione cartacea e televisiva sparisca siamo su un altro registro: significa non capire come funziona l’universo dell’informazione, in Italia come altrove.
    Quindi non posso che sostenere, alla faccia di Giuliano Rossi e del manifesto (nel quale qualcuno sembra non aver capito la lezione di Pintor, sempre ammesso che sappia chi sia Pintor), quanto qui sopra scritto da Cienfuegos.

    p.s.: non mi meraviglia affatto che G. Rossi sia un elettore del M5S: è il livello di discorso corrente dei grillaioli.
    Buonanotte.

  • fabnews

    Secondo me il Manifesto non contesta a sufficienza Renzi e Berlusca.
    Proprio per questo il governo può’ avere la tentazione di eliminare la testata, in quanto la considera fastidiosa, ma non sufficientemente autoritaria.
    Il Manifesto e’ senz’altro il quotidiano che più’ degli altri esprime critiche consistenti, ma queste critiche non hanno quasi mai una ferocia paragonabile alle pratiche subdole e martellanti adottate dall’esercito di berluscones, sia di destra che di pseudo-sinistra.

  • Arturo Artu D’Aniello

    Il 18 dicembre mi farò il più bel regalo di compleanno! Non molliamo, non mollate!

  • haitao

    Ho una sola obiezione, che dovrebbe far riflettere. IL Fq e’ partecipato dalla Casaleggio associati, la quale e’ in società’ con società partecipate da JP Morgan, e fondata da Enrico Sasson , gia’ presidente della American Chamber of Commerce in italia e oggi presidente di una societa’ Chiamata ” the Ruling Companies” . Insomma tanto profumo di Lobbies e Potere. Quando apri il manifesto c’e’ scritto a lettere cubitali QUOTIDIANO COMUNISTA, si dichiara esattamente quello che si e’ , anni fa vennero tagliate tutte le pubblicita’ al manifesto, si fecero raccolte fondi come oggi, sono stracerta che anche questa volta la genuinità’ di questa testata vincera’ la battaglia proprio per questo , perché anche chi ci litiga alla fine li difende e li rispetta, perché’ tra gente per bene l’onesta’ intellettuale e’ autorevole. TI sei mai chiesto come mai un giornale di poche pagine e’ sempre tra i primi nelle rassegne stampa nazionali ?

  • haitao

    Ci fosse stato il sostegno alle tante battaglie sostenute ad esempio dal manifesto prima che arrivasse l’urlatore grillo forse non ci troveremmo in questa situazione , W l’informazione di parte, quando dichiarata…

  • haitao

    Forse intendevi dire non sufficientemente autorevole? Non credo che l’autorevolezza del manifesto sia messa in discussione da nessuno , temuti forse si ma sulla considerazione di cui gode nessuno ha dubbi

  • fabnews

    con ‘autoritaria’ intendevo qualcosa in piu’ di solo ‘autorevole’!! Nel senso che le critiche che esprime il anifesto non sono abbastanza taglienti per contrastare la dittatura messa in piedi dalla grosse coalition dei berluscones/renzies. Poche volte il Manifesto riesce ad emozionare il lettore, se lo faccesse tutti i giorni soprattutto sulla carta stampata, sicuramente i lettori paganti aumenterebbero avendo cioe’ un motivo concreto per correre in edicola.

  • fabnews

    Chi siano i Casaleggio Associati e con chi ‘partecipano’ alla manipolazione totale dell’M5S dovrebbe far seriamente riflettere tutti, in particolar modo la magistratura italiana, visto che adesso stanno pesantemente entrando nello Stato e nelle amministrazioni pubbliche.

    Ma mi sembra che stiano tutti zitti, sopratutto le sinistre

  • haitao

    Vedi L’autorevoleza fa molto più’ male al potere dell’autoritarismo che esso cerca incessantemente di esercitare con mezzi e mezzucci quali ad esempio questo giochino sui rimborsi . Le parole sono davvero importanti , nessuno qui ama l’autoritarismo credo …

  • haitao

    Vorrei qui ricordare che non di manipolazione si tratta ma di proprietà’ del M5S…

  • fabnews

    no, l’m5s e il simbolo elettorale sono di proprietà’ di Grillo e di suo cognato (o cugino)…
    Casaleggio e Associati manipolano e Grillo esegue per loro conto….

  • haitao

    IL simbolo e il nome sono di proprietà’ di Grillo e Casaleggio, dovresti informarti meglio

  • fabnews

    avresti ragione se l’Italia fosse un paese abbastanza democratico o civile. Purtroppo in italia al momento vige una dittatura che si esprime in vari modi e non tutti ammettono.
    Per cui, secondo me, serve un giornalismo molto consistente e tagliente. Solo autorevolezza non basta.

  • fabnews

    non credo ci sia niente di ‘misterioso’,,, Casaleggio e Grillo sono collegati a Goldman Sachs, JP Morgan, ecc. e agiscono solo per interessi economici personali. A loro frega poco degli italiani e della democrazia…
    Semmai sono i mass-media (tv e stampa) che li aiutano ad emergere, semplicemente parlandone bene o male, ma mai spiegando gli interessi e scopi precisi che questi soggetti hanno in mente.

    Probabilmente la programmazione neurolinguistica veniva utilizzata nei meet-up, ma ai fini elettorali sarebbe stata totalmente inutile senza l’aiuto e la pubblicita’ martellante fatta da tutti mass-media

  • haitao

    Nulla di misterioso, ma ci sono 8milioni di sciocchi che li votano pensando di combattere ciò’ che votano

  • haitao

    Prendersi una responsabilita’ ogni tanto farebbe bene, non e’ che ci sia un nemico misterioso che ci induce in tentazione porgendoci mele marce e noi poi le ingoiamo e non e’ mai nostra responsabilità’. troppi con i 5stelle si sono scoperti moralizzatori della politica troppo tardi , e ora vengono a fare la morale a noi che abbiamo provato a farci ascoltare per anni. La frittata e’ fatta anche grazie a loro . Con sta storia dei mass media hanno scocciato, con il pettegolezzo delle bufale piuttosto , diffuse dallo sciame di micro testate (condotte spesso sempre dagli stessi che hanno fomentato il movimento, quel movimento che va in udienza dagli ambasciatori USAprima che dal proprio presidente della repubblica). Togilamoci le fette di salame dagli occhi e cerchiamo di parlare non per sentito dire ma per conoscenza e approfondimento. Mo me so scocciata

  • haitao

    Serve un popolo meno pigro e che si sappia prendere le proprie responsabilita’. Senza terreno fertile la corruzione non attecchirebbe , la gente lascia correre perche’ opporsi seriamente, ovvero con autorevolezza, costa troppo sforzo e troppa fatica

  • O. Raspanti

    Sono un vecchio lettore del manifesto e mi sento di dire che il giornale ha perso in autorevolezza: sono lontani i tempi nei quali Cuccia, il padrone della finanza italiana, lo comprava per leggere gli interventi di Augusto Illuminati (ma anche sbirciare gli editoriali di Pintor o di Parlato) ; o Gaspare Barbiellini Amidei, direttore al Corsera, ammetteva di cominciare sempre la sua giornata di lavoro con la lettura dell’articolo di Pintor, solo per fare alcuni esempi.
    Lo scisma che ha visto partire personalità del peso di Parlato, Rossanda, Tesi, Dakli, Campetti, D’Eramo, Pianta (per non citare i più prestigiosi e per tacere di Vauro e Robecchi o della semplice scomparsa di Cheap & Salsa) è stato il colpo fatale.
    Malgrado dei nuovi apporti (e i vecchi Castellina e Calchi Novati) e la qualità degli approcci, il manifesto mi sembra un giornale grigio, mal impaginato, con perle ma anche tanti residui (notizie ininteressanti, articoli scritti male o ripubblicati due volte, errori di battitura,ecc.) , che avanza a zigzag senza sapere veramente dove andare e soprattutto senza trovare il tono, tali sono le differenze (fino alla contraddizione) da un collaboratore all’altro.
    Non si trova oggi quell’autorevolezza che il quotidiano storico ha per lunghi periodi avuto,
    Io lo compro e lo leggo ancora perché rimane, malgrado tutto uno dei pochi quotidiani leggibili in Europa, ma quanto lavoro ci sarebbe per rilanciare il giornale!
    A partire dal collettivo (che dall’esterno non dà molto l’impressione di agire come tale) per passare al sito, all’impaginazione del cartaceo, ad un approccio politico più stringente e meditato (che non rimanga all’abbaiare del cane mentre la carrozza passa)
    Il manifesto è in grave difficoltà anche per questo.
    E non saranno i titoli trattati in maniera creativa che possono apportare un più, visto che troppe volte sono una semplificazione ( quando non una distrazione/distorsione) dell’articolo col quale il giornalista ha detto cose un po’ più complesse e sfumate.

    Rendo merito e ringrazio il gruppo attuale che fra mille difficoltà cerca di produrre un quotidiano comunque interessante.
    E ovviamente sosterrò (come sempre) il manifesto nella campagna per la sua salvezza.
    Ma se si vogliono creare le condizioni per una seconda prestigiosa stagione, il giornale dev’essere ripensato, anche graficamente e non solo sul piano della gestione del giornale, dell’utilizzazione dei giornalisti (inchieste, dossiers, in iati speciali ecc.) e dell’atteggiamento politico da adottare (plurale non vuol dire caotico).

    Mi auguro cioè che fatto il salvataggio, Rangeri e Di Francesco (che ringrazio per quanto fatto) passino la mano a chi può apportare nuova linfa e nuove visioni.
    Perché per ritrovare autorevolezza bisogna avere una visione forte, capacità di analisi e una scrittura misurata e medìtata.

    A proposito di autorevolezza: il post di Max ha attirato la mia attenzione sul secondo post di G. Rossi che ha ottenuto, effettivamente, il like della redazione del manifesto. Rossi, dopo la classica sparata qualunquista contro i mezzi d’informazione (che però determinerebbe anche la chiusura del manifesto) e aver sbraitato contro l’informazione di parte (aspetto peculiare e nativo per il manifesto, visto che Pintor ha sempre voluto che il manifesto fosse quotidiano comunista fin dal nome: e quindi ci si chiede se Rossi conosce sul sito di quale giornale sta scrivendo o se si diverte a provocare), conclude affermando che lui ha votato M5S. E tutto ciò è avallato dalla redazione del manifesto? Com’è possibile?
    Con gesti come questi si può pretendere all’autorevolezza?
    Un’autorevolezza pari a quella dell’armata Brancaleone forse sì.

  • fabnews

    Se e’ per quello anch’io leggo il Manifesto da decine di anni, e adesso mi sembra migliorato rispetto a qualche anno fa. Il fatto che ogni lettore può’ commentare qualsiasi articolo, rende la lettura molto più’ interessante rispetto al passato. Il problema e’ che oggi tutti i giornalisti di carta stampata procedono a zig zag, non solo quelli del Manifesto. Nessuno compra più’ i giornali, questo e’ il problema. I soldi li guadagnano solo gli spioni del tutto gratis come Google, Facebook assieme a vampiri tipo Goldman Sachs e banche. La questione dello spionaggio e monopolio americano di internet deve essere risolta politicamente, e l’unica cosa che può’ fare il Manifesto al momento e’ contribuire a sensibilizzare la classe politica italiana e farla evolvere, rendendola meno fossile e incapace. E soprattutto meno schiava di Usa e vaticano.

  • fabnews

    Ho appena letto una grande notizia!!! il parlamento spagnolo comincia finalmente a muoversi in questo senso: ha introdotto una nuova legge sul copyright «obbliga» chi pubblica anche solo un titolo, al pagamento di una royalty all’autore dell’articolo. Dal 16 dicembre gli utenti internet spagnoli non potranno più informarsi sulle ultime news con il servizio gratuito di Google. Google news in Spagna ha chiuso!!!

  • mario

    Condivido l’espressione di preocupazione (anche se non tutte le affermazioni a sostegno).
    Redazione, bisogna fare di più e meglio.
    Saluti fraterni
    m.

  • haitao

    Scusa se non leggo pe rintero il tuo lunghissimo post, sto leggendo gli articoli di oggi del Manifesto , dall’incipit intuisco. Sei un vecchio lettore? Io non sono vecchia, non mi ritengo tale, ma diciamo che leggo il manifesto più’ o meno dall’eta’ di 16 anni, quindi oggi fanno 25 anni direi . Ho una certa allergia per la nostalghia romantico comunista che paralizza l’Italia. Il mondo , purtroppo , e’ cambiato, nel mondo e’ cambiata l’Italia, e nel cambiamento dell’Italia ci passa che sono cambiati i linguaggi, e con essi il modo di proporre e argomentare. Nessuno può’ opporsi a questo , trovo che il Manifesto si disbrighi bene in questo cambiamento e che per questo forse sopravviverà a tutto e continuerà, speriamo , ad essere la voce AUTOREVOE e FORTE e LIBERA che era che e’ e speriamo SARA’. E buon futuro a tutti, anche a te

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    scusa max, cosa ha di non condivisibile il post di giuliano rossi: avrebbe votato a sinistra se ce ne fosse una decente (si può discutere ma è una posizione legittima e, purtroppo, assai più diffusa di quanto ci piacerebbe). e lo stato dell’informazione italiana è semplicemente pietoso. per cui sì, confermiamo il “like”. e comunque un giornale è un giornale è un giornale. di pintor bisognerebbe ricordare tutto.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Google news minaccia la serrata in Spagna: http://ilmanifesto.info/google-news-minaccia-la-serrata-in-spagna/

  • fabnews

    no no, il responsible di Google news Richard Gingras ha già’ annunciato ufficialmente il 10 Dicembre che dal 16 dicembre Google news in Spagna chiude!