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Editoriale

La flessibilità fa male al fegato

La flessibilità è come quelle diete che promettono di farti perdere rapidamente peso mangiando solo proteine animali. Il risultato, dice la ricerca, è che ingurgitando bistecche a colazione, pranzo e cena, si raggiunge nell’immediato l’obiettivo di perdere peso ma si recupera non appena si torna a un’alimentazione sana. In più, ci si intossica il fegato. Così la flessibilità, che serve – ci spiegano in coro Renzi e Sacconi – a creare nuovi posti di lavoro. Vero: perché potendo rinnovare fino a cinque volte un contratto a termine si creano cinque nuovi posti di lavoro, ma è come vantarsi di aver costruito cinque nuovi alloggi popolari costruendo e demolendo lo stesso alloggio per cinque volte (sono di quelle cose che appena le scrivi te ne penti perché pensi che se un Caltagirone ti sta leggendo tra un attimo convince qualche sindaco che è una buona idea). La ricerca economica dimostra che aumentare la flessibilità del lavoro agevola la creazione di nuovi posti ma anche la loro distruzione, soprattutto in tempi di crisi. Lo evidenzia tra le tante anche una ricerca di Tito Boeri «Econimia dei mercati del lavoro Imperfetti» (2009). In più, ci si intossica il fegato, concetto difficile da spiegare a una maggioranza che ha sostenuto con entusiasmo il governo di Mario Monti, quello di «il posto fisso è monotono» (quello sposato da oltre 40 anni, a dimostrazione di come la concezione della monotonia tenda a variare parecchio da persona a persona). La scienza economica ci dice che l’unica conseguenza dimostrata di un incremento della flessibilità è la perdita di potere contrattuale da parte dei lavoratori e una compressione dei loro salari. Il problema è che agli italiani – che si apprestano a venerare San Giovanni Paolo II, protettore dei preti pedofili – piace credere nei miracoli. Anche a quello della moltiplicazione dei posti di lavoro ad opera della flessibilità, salvo poi bestemmiare per il mal di fegato quando gli tocca trasmigrare da un posto di lavoro all’altro a una velocità tale che dietro alla scrivania, invece del calendario, si appendono il disco orario.