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Cultura

La figlia eretica e il desiderio colmo

POESIA. «Demi-monde», l’esordio poetico di Silvia Righi per le edizioni Nem. Silloge tra realtà e visione, nel luogo di mezzo del nostro protagonismo e insieme della nostra esistenza vicaria. Un laboratorio sperimentale di identità possibili e impossibili, teatro di combinazioni, di favole, di miti. Riconosciamo l’orbita ellittica e ricorsiva dell’«immoderata cogitatio» – quel «pensiero smodato» di cui parlava Andrea Cappellano, autore del celebre «De amore»

Paul Delvaux, «Loneliness» (1956, Musee des Beaux-Arts de Mons, Belgio)

Paul Delvaux, «Loneliness» (1956, Musee des Beaux-Arts de Mons, Belgio)

Chiunque scriva un libro sul desiderio, scrive un libro sulla solitudine. Silvia Righi, classe 1995, lo fa con un esordio folgorante, il libro di poesie Demi-monde, uscito per Nem editore (pp. 91, euro 13). In uno dei primi componimenti della raccolta, la poeta avverte: «Questo è un teatro dei desideri». Entrare in Demi-monde significa entrare nella camera segreta delle nostre pulsioni, fantasie, proiezioni e vederle manifestarsi, significa essere primi attori e insieme testimoni di accoppiamenti e separazioni, proprio come accade nei sogni, dove ci vediamo agire come fossimo dentro e fuori di noi. Demi-monde, infatti, è un «inframondo», uno spazio...

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