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Internazionale

La fenomenologia del potere dolce iraniano

Iran. L’identità religiosa, sin dai primi giorni della neonata Repubblica, è diventata strumento di proiezione del soft power

«Il potere è rappresentato dall’abilità di influenzare gli altri per ottenere i risultati che vogliamo. Lo si può esercitare attraverso due canali: coercizione o pagamento – quello che chiamo hard power – oppure attraverso l’attrazione, il soft power». Le parole sono del politologo americano Joseph Nye. Il concetto è il seguente: sedurre. L’obiettivo si raggiunge secondo questo schema: richiamare, suscitare interesse, attrarre a sé. Gli ingranaggi della grande macchina del soft power sono partnership strategiche, progetti comuni, cooperazione finanziaria. E quando si parla della Repubblica Islamica dell’Iran all’elenco si aggiungono anche la diplomazia culturale e quella accademica. Così Teheran cerca...

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