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Editoriale

La democrazia atlantica di Erdogan

La Turchia e noi. Erdogan non è a cavallo né dell’Occidente né dell’Oriente, vocazione storica della Turchia. Riattiva la tradizione egemonica ottomana ma appartiene alla «democrazia» della Nato: fa guerre dentro e fuori, imprigiona, ricatta sui profughi merce di scambio con l’Ue. È lo specchio fedele delle nostre malefatte

Il Sultano Erdogan è all’offensiva. Dopo l’arresto del direttore di Cumhuriyet, l’unico giornale indipendente rimasto che ha denunciato la connivenza del governo turco con lo Stato islamico; e dopo avere incarcerato i due sindaci di Dyarbakir simbolo dell’autonomia kurda, nella notte di ieri ha arrestato dodici deputati dell’Hdp, il Partito democratico del popolo, insieme ai due leader Selahattin Demirtas e Figen Yüksekdag.

L’Hdp è la principale forza turco-kurda dell’opposizione di sinistra, il terzo partito con 59 parlamentari e che nell’estate del 2014 ha scompaginato con la sua affermazione i piani presidenzialisti del Sultano.

Che, non contento di avere aperto tre fronti in Siria, praticando la zona cuscinetto contro i kurdi siriani dell’Ypg bombardati a più riprese al posto dei jihadisti; sta ora per intervenire in Iraq – in accordo con i kurdi del leader Barzani a Erbil, che il loro Stato in Iraq se lo stanno facendo nel disprezzo dei kurdi siriani e di quelli turchi – minando la fragile unità della coalizione anti-Isis a guida Usa ormai alla periferia di Mosul, da dove il governo di Baghdad dichiara che se Ankara entrerà in Iraq sarà guerra.

Ma non ha ancora finito di reprimere il fallito e assai incerto golpe di luglio, con l’epurazione di decine e decine di migliaia di insegnanti, giornalisti, militari, che Erdogan ora – anche di fronte al solo timido tweet della Mogherini – minaccia apertamente l’Unione europea.

Se non arrivano i visti europei per i cittadini turchi come da accordi, Ankara ci rispedisce tre milioni di profughi che ora ospita per noi in qualità di «posto sicuro».

Il Sultano non lo ferma più nessuno. Resta impunita la repressione che esercita, non a caso contro l’Hdp che propone una soluzione politica del conflitto con i kurdi.

Erdogan non è a cavallo né dell’Occidente né dell’Oriente, vocazione storica della Turchia. Riattiva la tradizione egemonica ottomana ma appartiene alla «democrazia» della Nato: fa guerre dentro e fuori, imprigiona, ricatta sui profughi merce di scambio con l’Ue. È lo specchio fedele delle nostre malefatte.

  • carlo

    sul suo articolo posso essere anche d’accordo, ma trovo sbagliato appioppare nomignoli offensivi, anche ai personaggi che non ci piacciono. Aggiungere “sultano” al nome di Erdogan, come aggiungere “zar” a quello di Putin è un insulto gratuito.

  • Federico_79

    Non e’ un insulto grauito, e’ un giudizio politico

  • carlo

    no, erdogan è stato eletto e rieletto, e, per poco che ci piaccia, gode di molta popolarità. Il sultano, come Lei sa, non era eletto. Non esisteva legge che ne limitasse il potere, cosa che Erdogan non ha. Alla fine di questa fiera dovrà ripresentarsi alle urne e, se prima non avrà avuto successo nel cambiare la costituzione, resterà presidente, con poteri finora inferiori a quelli di pm. Il sultano era anche califfo, per quanto questo titolo gli fosse ogni tanto contestato. Erdogan non assomma in sé potere politico e potere religioso. E finisco qui. Usare un epiteto per qualificare un personaggio politico è fuorviante.

  • Federico_79

    Ciao Carlo. Come dicevo, non e’ un insulto, ma un giudizio, che tu ovviamente sei libero di non condividere. Tu ad esempio ritieni che Erdogan sia popolare e dotato di scarso potere. Di Francesco e’ di giudizio opposto, ed io sono d’ accordo con lui. In ogni caso non si tratta di un insulto. Saluti

  • Soren_Kierkegaard

    Quando fai 66 ore di propaganda politica per le elezioni e ne assegni 60 all’AKP e 6 a tutti gli altri partiti, arresti direttori di giornali e chiudi TV, puntualmente fai ripartire la repressione sul Kurdistan turco dopo 36 anni di tregua (dal 1979 al settembre 2015), poi ti sorprendi che prendi il 49 e rotti percento alle elezioni? Eddaje, a far tante riflessioni su un soprannome quando la realta’ e’ pure peggiore

  • carlo

    non parlo il turco e dunque non so quanto le tv pubbliche siano usate come strumenti di propaganda. Però, siamo chiari, si tratta solo di una questione di quantità, non di qualità, perché anche i media dei nostri paesi cosiddetti democratici non sono liberi. Diciamo che gli USA sono una democrazia, eppure la stampa vi è strettamente controllata. Lo è meno che in Turchia? Forse, probabilmente. Quello che mi irrita nella nostra stampa è l’anelito al gregge, l’incapacità di cercare la verità al di là del senso comune e delle frasi fatte. Sto cercando di informarmi in materia, e i nostri media non sono la prima fonte di informazione.