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Editoriale

La capitale immorale

Questione romana. Defenestrazione dall’alto di un sindaco inviso al potere. Marino, ostacolo democraticamente rappresentativo, viene sostituito con la figura del commissario. E il Vaticano scarica sulla città la sua forza. Senza misericordia

Ignazio Marino

Adesso basta. Roma ha più del doppio degli abitanti di Milano (2.869.169 contro 1.342.385). Quanto ad estensione, il confronto non è neanche pensabile (1.287,36 kmq contro 181,67; se si parla delle due città metropolitane, il divario si allarga a dismisura: 5.363,28 kmq, contro 1.575). Se caliamo la mappa di Milano su quella di Roma, Milano parte dal Quarticciolo e arriva a Porta San Giovanni: non entra neanche nella porzione storica e monumentale della Capitale. Non si capisce quale senso abbia la vana chiacchiera di trasferire il modello dell’una (se c’è) sull’altra.

Naturalmente, si può governare bene una città di medie dimensioni (come Milano) e male una metropoli (come Roma), come anche viceversa. Le dimensioni e i rapporti, però, sono incommensurabili. Roma è al quarto posto fra le grandi città europee, dopo Londra, Berlino e Madrid, non a caso tutte capitali dei rispettivi Stati. Milano si colloca nel campo delle città di medie dimensioni (al tredicesimo posto al livello europeo, credo). Se si deve ipotizzare un rapporto a livello mondiale, l’unica città italiana degna d’esser presa in considerazione è Roma (per questi, e soprattutto per altri motivi, sui quali tornerò più avanti).

Milano “capitale morale”? Qualche anno fa apparve un bel libro, Il mito della capitale morale, forse recentemente ristampato, di Giovanna Rosa (non ci sono parentele, neanche a metà, fra me e l’autrice): libro che nessuno cita, e nessuno mostra di aver letto. Il “mito”, appunto: non “la capitale morale”. Un lungo percorso dal Risorgimento a oggi, fatto di fatti, illusioni e disillusioni, cadute e riprese, riprese e cadute.

Del resto, se prendessimo alla lettera per Milano la definizione di “capitale morale”, dovremmo chiederci sul piano storico come sia stato possibile che da siffatta realtà politico-urbanistico-civile siano precipitate sull’Italia le due sciagure politico-istituzionali ed etico-politiche più terrificanti dell’ultimo secolo e mezzo, Benito Mussolini e Silvio Berlusconi. Che Torino, culla della nostra unità nazionale, per questo e per altri motivi, sia più degna di tale definizione?

Su Roma, la Capitale, l’unica città italiana in grado di entrare in una competizione e classificazione internazionale, sono precipitate nel tempo tutte le contraddizioni e tutto il degrado di cui è stato capace (o incapace) questo disgraziato paese, – l’Italia.

Roma è, ahimè, il luogo del potere e dei Palazzi: la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio e il Governo, il Senato, la Camera dei Deputati, i Ministeri, gli organismi dirigenti della Magistratura, della scuola, dell’Università, dei corpi separati dello Stato, ecc. ecc. Tutti, ovviamente, gestiti al novanta per cento da non romani: tutti orientati a difendere interessi che con Roma non avevano niente a che fare.

Roma, per quanto mi concerne, è se mai vittima, non carnefice.

Quando ha preso democraticamente la parola, lo ha fatto poco e male. Con Alemanno ha dato il peggio di sé, sul piano etico, civile e amministrativo. Anche questo oggi è ampiamente e vistosamente dimenticato e accantonato, per non interferire neanche mentalmente con le procedure di esecuzione sommaria dell’ultimo Sindaco.

A Roma, poi (anche questo avete dimenticato?), c’è il Vaticano. Il Vaticano è al tempo stesso una grande potenza religiosa e una grande potenza temporale, terrena. E, – lo dico con assoluta persuasione, – non può essere che così. Non può essere che così, nessuno, né dal basso né dall’alto, potrebbe impedirlo (Gesù, unico, per volerlo fare, è finito nell’orto di Getsemani e poi sulla croce).

La proclamazione del presente Giubileo ne è la più vicina e lampante testimonianza.

Esprimo il mio stupore: non c’è commentatore di qualche portata che si sia soffermato come meritava su questo passaggio. Un bel giorno Papa Francesco proclama un Giubileo straordinario della Misericordia. E’ l’ultima mazzata: trenta milioni di pellegrini e migliaia di cerimonie nella Capitale, molto immorale forse, ma di certo molto, molto strapazzata. Siccome è improbabile che il Giubileo si svolga dentro le mura dello Stato Vaticano, che del resto non accoglie quasi nulla di quanto lo riguarda, la città intiera ne sarà travolta.

Ci sono state consultazioni preventive in proposito? Qualcuno, al di qua del Tevere, ha risposto che andava tutto bene? Improbabile. Dunque, il Vaticano dispone di Roma come fosse cosa sua (è già accaduto altre volte nella storia, anche dopo il 1870). I poteri democratico-rappresentativi a quel punto sono spinti inevitabilmente in un angolo. Cosa potrebbe dire o fare di fronte a un messaggio universalistico-religioso di tale portata? Ma il messaggio universalistico-religioso si trasforma rapidamente in una serie di Ukase politico-temporali sempre più assillanti e persino da un certo momento in poi anche violenti: avete chiuso le buche? Avete rattoppato le metropolitane? A che punto siete con l’accoglienza? Siete in grado di garantire il ristoro? E la sicurezza, la sicurezza, come va?

Il grande evento di Misericordia vale dunque per tutto il mondo (così almeno si dice): ma non vale per Roma, né per i suoi cittadini, né per i suoi amministratori, che infatti, in tutte le occasioni possibili, sono trattati a pesci in faccia, cooperando inevitabilmente (e diciamo consapevolmente) alla distruzione della loro credibilità e del loro prestigio.

A Roma non ci sono gli “anticorpi”? Sì, questo è un po’ vero. Infatti, a Roma, nelle scorse settimane, e con accelerazione crescente negli ultimi giorni, si è consumata la più imponente e capillare distruzione di anticorpi che si sia mai vista in Italia dalla Liberazione a oggi.

Anche qui esprimo il mio stupore: osservatori, avete colto davvero quel che è accaduto a Roma nelle scorse settimane e con accelerazione crescente negli ultimi giorni? Il giudizio sul comportamento e le attitudini dirigenziali del sindaco Marino, – un “marziano”, un inetto, un incapace, un supponente, da un certo momento in poi anche uno poco corretto, – non ha niente a che fare con lo svolgimento e la conclusione della faccenda.

Se si dovessero rimuovere dai loro incarichi Sindaci, Presidenti delle Regioni, Ministri, Direttori Generali, Rettori, ecc. ecc., – perché “marziani”, inetti, incapaci, supponenti, poco corretti, ecc. ecc, – assisteremmo in poco tempo al crollo verticale dell’intera macchina politico-istituzionale italiana (sarebbe comunque affare della magistratura, come talvolta già accade, non dei politici).

Quel che invece è accaduto a Roma è la defenestrazione dall’alto, – per vie politiche, non legali, intendo, – di un uomo politico che non era in grado (e probabilmente non voleva) garantire le attese dei principali poteri interessati alla vicenda: la nuova forma della politica oggi dominante in Italia, il Vaticano, i poteri economici all’arrembaggio della nuova torta.

Il risultato di tutta la vicenda è che esiste oggi in Italia un Potere Supremo il quale è in grado di sbarazzarsi di qualsiasi ostacolo democraticamente rappresentativo, sostituendolo con la figura fin qui anomala ed eccezionale del Commissario, il quale ovviamente è, e non potrebbe non essere, un delegato al servizio di quel medesimo Potere Superiore. Il quale, essendo anch’esso non determinato dal voto popolare ma, diciamo, da una sorta di autocommissariamento del medesimo (com’è noto, il nostro Presidente del Consiglio non ha goduto di tale investitura), tende a riprodursi per geminazione secondo le medesime modalità.

Roma, se è e resta la Capitale d’Italia, la quarta città europea, una delle più importanti del mondo, dal punto di vista del patrimonio artistico e culturale è senza ombra di dubbio la prima.

Questo suscita da un bel po’ di tempo una corrente d’invidia e di gelosia, nazionale e internazionale, da far spavento. Essa si collega, e strettamente si congiunge, al progetto dell’attuale potere politico italiano di farne da tutti i punti di sta una cosa propria.

A Roma, più che in qualsiasi altra città italiana, abbiamo a che fare con una massa di potere inimmaginabile altrove: Vaticano, poteri economici forti, potere politico di tipo nuovo, incline al commissariamento della Nazione ovunque sia possibile e a suo avviso necessario, procedono affiancati, e nella medesima direzione (non c’è bisogno di pensare a incontri segreti a Via dei Penitenzieri o a Largo Chigi o magari a Palazzo Vecchio a Firenze: basta pensarla nello stesso modo).

Ce la faranno Roma, e i romani, a rovesciare questa mostruosa tendenza? I romani, senza i quali anche il mito di Roma rischia di diventare un’astrazione, sono delusi, confusi, smarriti. Come volete che siano? Avevano votato trionfalmente per Marino esattamente per dare una svoltata alla storia. Ora forze potenti della politica e dell’informazione si affannano quotidianamente a spiegar loro che Marino era semplicemente un “marziano”, un inetto, un incapace, un supponente, uno poco corretto, ecc. ecc., e a spiegarglielo sono esattamente innanzitutto quelli del suo proprio partito, quelli che avevano chiesto loro di votarlo (neanche uno dei consiglieri comunali “dem” che abbia resistito alla sferza del capo, che vergogna!).

Però, al tempo stesso, monta l’indignazione, anzi, una rabbia cupa e violenta, contro tutti quelli che hanno realmente combinato tutto questo, il Potere Superiore e i suoi molteplici alleati.

La Capitale immorale giace così sotto il peso degli errori commessi, quelli suoi, certo, ma soprattutto, soprattutto quelli degli altri.

Come ultimo schiaffo viene inviato a governarla un Prefetto dal nome beneaugurante di Tronca. All’Expo, – per sue dichiarazioni, – si è occupato dell’ordine pubblico; in precedenza, dei Vigili del fuoco. Competenze, queste, indubitabilmente adeguate a governare la metropoli Roma, le sue contraddizioni e lacerazioni, e a suscitare in lei i nuovi anticorpi. Nel frattempo il Potere Superiore garantisce che il Giubileo sarà un successo come l’Expo.

Tutto è money, d’accordo, ma forse qui siamo andati un po’ troppo oltre. Il Vaticano soddisfatto annuisce.

Per sottrarsi a questa nefasta spirale, ed evitare altre cantonate, ci vorrà un lavoro lungo e in profondità, razionale, sì, ma anche rabbioso. Il tempo delle mediazioni è finito, ne comincia un altro, meno disponibile alle prese in giro.

Se ci sono voci disposte a parlare in questo senso, si facciano sentire presto.

  • RossoVeneziano

    Caro Asor Rosa, lei è quello che contro un governo eletto democraticamente invocava un golpe dei carabinieri. E ci infligge una lezione sulla democrazia? Abbia pietà.

  • triscele

    un’invettiva lucida, amara e potente sullo stato comatoso della democrazia in Italia.

  • Antonio Pavolini
  • Riccardo Forte

    I romani “ave­vano votato trion­fal­mente per Marino”. Beh, si può discutere di tutto, si può dipingere Marino come la vittima di un sistema di potere vorace e spietato oppure considerarlo l’ultima (in ordine di tempo) delle sciagure abbattutesi sulla capitale. Sono punti di vista, dunque discutibili e opinabili, comunque nessuno rappresenta la verità assoluta e definitiva. I fatti invece non sono discutibili, tutt’al più si possono analizzare per ricavarne significati che possono a loro volta diventare oggetto di discussione. I numeri sono fatti, e dicono che Marino è stato votato da meno del 29% degli elettori: sul piano formale, la maggioranza (quasi il 64% dei voti espressi al secondo turno), da cui la sua proclamazione a sindaco; su quello reale (e politicamente significativo) una minoranza, seppure robusta. Significherà pure qualcosa, o no? (suggerimento: la maggioranza dei romani non lo riteneva adatto)

  • biccato

    Quelli che non vanno a votare non esprimono necessariamente un giudizio negativo. In realtà non esprimono un bel niente, se non una buona dose di disincanto o una totale indifferenza. Il tuo ragionamento è alquanto capzioso e delegittima chiunque sia stato eletto a ricoprire una qualsiasi carica.
    Si può discutere di tutto, ma l’unico modo legittimo per dimostrare di ritenere inadeguato un sindaco è andare a votare per qualcun altro a fine mandato. Senza considerare che quelli che lo hanno defenestrato non sono stati votati proprio da nessuno. Mai.

  • Livia F xxx

    trovo l’analisi molto lucida, pungente e soprattutto onesta. vorrei segnalare i meccanismi di distruzione mediatica di Marino ad opera de “La Repubblica” al seguente indirizzo: https://samplemeblog.wordpress.com/2015/10/23/92/

  • Francesco La Rocca

    Forse si è dimenticato che viviamo in un paese occidentale? I calcoli da lei fatto sono ridicoli, in nessun paese occidentale non si va a votare in massa o con percentuali “bulgare” di una volta. Ma forse lei vive in Turchia.

  • Riccardo Forte

    Nonostante lei pensi il contrario, vivo a Roma da quando sono nato. I miei calcoli hanno il solo scopo di riportare le cose alla loro dimensione reale. Dal punto di vista legale, non c’è dubbio che Marino sia stato eletto perché ha avuto la maggioranza dei voti. Ma “maggioranza dei voti” è una formula che esprime soltanto un concetto aritmetico: 2 è più di 1, il doppio per la precisione. Peccato che non esprima il gradimento della maggioranza degli aventi diritto, e quindi non rappresenti la legittimazione popolare, che per un politico e soprattutto per un sindaco, è la principale fonte della sua forza. Se a votare fossero andati in mille e Marino avesse preso 639 voti, il risultato sarebbe stato comunque valido e lui sarebbe stato eletto. Mi chiedo se anche in questo caso direbbe che i miei calcoli sono ridicoli.

  • Riccardo Forte

    Le ragioni per cui molti non vanno a votare sono tante e diverse. A parte quelle di “forza maggiore” e un generico disinteresse, cioè due motivi che riguardano un numero marginale di elettori, le altre ragioni sono essenzialmente riconducibili a una sola: la pochezza dell’offerta politica. Chi non vota forse non esprime un giudizio negativo, ma di certo nemmeno positivo e soprattutto non una implicita approvazione per il risultato, qualunque esso sia. Non è il mio ragionamento a delegittimare “chiunque sia stato eletto a ricoprire una qualsiasi carica”, ma i numeri. Come ho già detto in un’altra risposta, non è in discussione la legittimità del voto e del risultato elettorale: anche se avesse preso 693 voti su un totale di 1000, il risultato sarebbe stato valido e Marino sarebbe stato eletto. Ma nessuno sano di mente avrebbe sostenuto che è stato votato trionfalmente. La verità, che come si sa è quasi sempre scomoda, è che ci sono state le elezioni e lui ha avuto la maggioranza dei voti espressi. Purtroppo quelli non espressi erano molti di più, e questo dovrebbe far pensare. Fosse stato più umile e meno intento ad autocelebrarsi, si sarebbe preoccupato di conquistare la stima e la considerazione di quella maggioranza di elettori romani che non hanno votato. Invece si è rovinato con le sue stesse mani.

    PS: quelli che lo hanno defenestrato sono 26 consiglieri. Votati ed eletti.

  • Maurizio Ippoliti

    Chi non è corrotto e combatte attivamente la corruzione si fa terra bruciata attorno. Questo la dice tutta.

  • biccato

    Obbligati da uno non votato e non eletto, anche per far contento un altro votato ed eletto da un manipolo cardinali.
    Che ci sia una disaffezione per la politica e che la gente non si senta rappresentata da nessuno è innegabile, ma non per questo si può togliere legittimità a un sindaco “votato trionfalmente” da chi ancora si degna di andare a votare. Che è il nocciolo del tuo ragionamento.

  • robberto

    No, un attimo. Torino degna di cosa? Chi è stato a massacrare il Sud, i milanesi o i piemontesi? A rubare il rubabile al Sud? Dove si trova Fenestrelle? in Piemonte o in Lombardia? ma per favore… poi quando i romani hanno finito con le manie di grandezza – mai, visto che ancora si danno arie per cose accadute 2000 anni fa – date una voce. Avete voluto il centralismo? Avete combattuto il federalismo? e mo’ vi tenete il potere dei Palazzi con tutti gli annessi e i connessi. Ah, tra le cose di cui Roma può vantarsi c’è pure Mafia Capitale. Condivido invece i pensieri sul Vaticano e su Marino come vittima. Ma non cambia molto. Roma tutto quello che ha se lo è meritato. A buon rendere, Asorrò.

  • Leonardo1985

    Le rispondo io. Certo sono ridicoli. Perché astenersi non significa essere contrari, ma indifferenti tra le possibili scelte. Se anche solo 300 persone avessero votato per Marino quelle 300 sono quelle che contano, perché gli altri 2 milioni di abitanti hanno sostanzialmente detto: “ci sta bene chiunque tra i candidati.” Volenti o nolenti queste sono le regole della democrazia. Invece non è affatto democratico “destituire” un sindaco dall’alto, come è stato fatto con Marino, perché si guardi bene che le pressioni son incominciate dall’alto, dall’interno del PD, e dalla stampa. Si è cavalcata l’onda dell’impopolarità di Marino, accrescendola e alimentandola con ogni sorta di notizia vera, falsa o frammentaria che fosse. Questa è una differenza abissale e sinceramente ciò che mi lascia allibito e preoccupato è che la gran parte degli attori in causa, cittadini compresi, si sono fatti manipolare senza opporre resistenza alcuna.

  • Heinrich Spindeln

    La menzogna si insinua facilmente tra le numerose pieghe dell’analisi. Ma muore nella sintesi , specialmente nella piu’ estrema. Diffidate delle analisi.

  • Riccardo Forte

    Obbligati? E come? Minacciandoli di morte? Hanno fatto una scelta. Giusta per alcuni, sbagliata per altri, ma comunque una scelta. La democrazia è anche questo. Si governa se si ha la maggioranza, quando questa non c’è (più), si perde il posto. Se è legittimo (e lo è) essere eletto da una minoranza di elettori, lo è altrettanto togliere la fiducia all’eletto. La democrazia non può essere tale solo se conviene a chi la invoca.

  • Riccardo Forte

    A me lascia allibito il fatto che se uno non sposa certe tesi è stato manipolato. Dunque gli unici ad avere autonomia di ragionamento sono quelli che non sono d’accordo? Pensavo che certe vette di arrogante supponenza fossero prerogativa di preti e baciatori di cordoni, ma è evidente che sbagliavo.

  • andreademez

    Bello il confronto dimensionale tra Roma e Milano, come se l’importanza e il pregio di una città si misurassero con la bilancia. Roma è una cloaca, il fatto che sia dotata di un grande patrimonio non implica che tale patrimonio sia effettivamente riconosciuto da chi dovrebbe curarlo e amministrarlo.
    Per quanto interessa a una buona parte dei romani (e soprattutto dei dirigenti romani) tutti i cimeli storici potrebbero anche sparire domani.
    Nel mondo reale, evidentemente molto diverso da quello fittizio tra i cirri e i cumulonembi in cui vive l’autore di questo articolo, Milano è internazionalmente molto più riconosciuta di Roma (come peraltro Firenze e Venezia). Questo basta a cambiare la designazione della capitale? Sicuramente no, ma ciò non giustifica le scempiaggini che ho letto qui sopra.

  • massimo gaspari

    orfini e’ stato mandato a fare un polverone a roma per nascondere i fatti.
    i fatti sono che il pd a roma e altrove sta con alemanno e non con la povera gente.
    i riformisti stanno coi fascisti (e coi preti che sempre stiano appesi) per fini fascisti.
    ne per altro si capisce come in italia il partito di sinistra possa ancora dirsi esente dalla marcescenza fascista quando l’infezione risulta conclamata nelle istituzioni da anni.
    fine dei discorsi

  • http://www.ferrucciogianola.com/ Ferruccio Gianola

    Roma però mica ha vinto dieci coppe dei campioni come Milano?

  • biccato

    Ma che dici? Nessuno ha tolto la fiducia a Marino, sono andati da un notaio dopo una riunione di otto ore con i vertici del partito. Hanno fatto una scelta? Potevano usarci la cortesia di motivarla pubblicamente nei luoghi della democrazia e non di imporla da una stanza chiusa. Quello che hanno fatto autorizza qualsiasi illazione e ridicolizza qualsiasi patetico tentativo di difesa. Altro che la ridicola battuta di Esposito sulla pistola alla tempia, hai davanti agli occhi una pistola fumante e mi parli ancora di democrazia?

  • walterstucco

    Beh mettila così, se tu facessi le pulizie, un appartamento di 500mq e un monolocale di 30, sarebbero la stessa cosa? E se poi devi arredarlo, scaldarlo, rifare l’impianto elettrico, ritinteggiare, e ti dessero meno soldi di quanti te ne hanno dati per fare la stessa cosa nel monolocale, sarebbe ancora lo stesso?
    E se poi arrivassero 200 persone invitati a una festa che ha organizzato un altro e ti dicessero anche che a gestire tutto viene l’inquilino del monolocale, a spese tue, senza neanche chiedere, come la prenderesti?
    Che poi Milani sia più internazionale, lasciatelo dire, è vero.
    Mai visti tanti pugliesi e calabresi e napoletani vivere nello stesso posto.

  • walterstucco

    Veramente quelli che hanno voluto il federalismo sono a processo per aver rubato 60 milioni di euro.
    Ai romani il federalismo va anche bene, basta che vi prendete anche i vostri politici e ve li mantenete a casa vostra e quando scioperate, nvece di andare a Circo massimo, andate al parcheggio dell’esselunga a buccinasco.

  • Riccardo Forte

    Va bene, sono andati da un notaio. Ma non mi pare ci siano andati in catene o con i fucili alla schiena. Potevano rifiutarsi, se non erano convinti, e le motivazioni mi pare fossero state ampiamente esplicitate nei giorni precedenti. Del resto, anche Marino non è stato un mostro di coerenza con i suoi continui cambiamenti (querelo, rimborso anzi regalo, mi dimetto, anzi ci ripenso) e di correttezza istituzionale (quando ha annunciato le dimissioni via Facebook). Comunque se vuoi continuare a difendere un pagliaccio, sei libero di farlo. Proprio come i consiglieri che si sono dimessi.

  • walterstucco

    Beh certo, ma vale anche al contrario: si chieda quanta gente vive a Roma e non vota perché non è di Roma, ma ha comunque gradito o no il sindaco, e quanta gente di Roma non ha votato perché costretta ad ansr via (come il sottoscritto) ma non ha potuto gradire o no attivamente il sindaco.
    Lei è un facilone, come tutti i romani.
    Probabilmente uno di quelli che vive in uno dei tanti quartieri abusivi costruiti dai palazzinari che poi scaricano la responsabilità sui politici.
    A roma il problema è la gente come lei.I sollevatori di polemiche a tutti i costi, per sentirsi il più, mentre intorno tutto va a fuoco.

  • walterstucco

    Non sei stato manipolato, è che non ci arrrivi.

  • walterstucco

    Caro riccardo, sei caduto dal seggiolone da piccolo?
    Hai letto un giornale negli ultimi due anni?
    Unondi quelli in possesso di un noto palazzinaro, per esempio?
    Il genero di Casini per capirci.
    Hai visto che a roma ormai si sparano come neanche negli anni bui?
    O sei pagato per fare polemica fuori contesto?

    Dimmi di nuovo che sei libero e che non hai abboccato alla polemica sulle buche….
    Dai, famme ride.

  • Francesco D’Arcangeli

    Stoppatele ar cazzo, come direbbero a Roma.

  • IlChicco

    Magari con l’h va.

  • Francesco D’Arcangeli

    Noi non “abbiamo voluto” un bel niente, e pensate alla vostra di mafia a Milano, che forse è meglio.

  • http://www.ferrucciogianola.com/ Ferruccio Gianola

    Volevo vedere se eravate attenti!

  • n3m0

    Monumentale. Come Roma.

  • Francesco D’Arcangeli

    “Milano è internazionalmente molto più riconosciuta di Roma”
    Ah davvero?
    Fatti e fonti, per cortesia, se no rimaniamo nel territorio delle ipotesi.

  • http://www.ferrucciogianola.com/ Ferruccio Gianola

    :-)

  • Francesco D’Arcangeli

    Fiato sprecato, già il fatto di dire che il confronto dimensionale è inadeguato e poi tirare in mezzo una presunta maggiore internazionalità di Milano (che non c’entra un cavolo) indica la chiara malafede e il livore anti-romano del signore qua sopra.

  • walterstucco

    A Milano ci vivo.
    I romani o li amano, o li invidiano, e quindi alla fine odiano.
    Sono fatti così i milanesi, bisogna avere pazienza.

  • Andrea de Camillis

    sì, nella tua testa di complessato … non esiste una grande città più provinciale di milano.

    anche napoli è più internazionale di milano.
    e te lo dice un riminese

  • walterstucco

    > Ma non mi pare ci siano andati in catene o con i fucili alla schiena.

    Carminati spara, lo sapevi?

  • Gabriele L

    Articolo vergognoso e pieno di inesattezze su Milano, capoluogo di una regione di almeno 10 milioni di abitanti (senza contare quei pezzi di piemonte, liguria ed emlia che gravitano sulla città).
    Tralasciamo gli innumerevoli primati e record milanesi.
    Per quanto mi riguarda è un buon motivo per smettere di comprare il Manifesto.
    Addio.

    PS – Ricongelate Asor Rosa, dopo questa porcheria.

  • fabrizio

    ahahahahaha milano più internazionale di roma? l’ignoranza non ha limiti proprio …
    infatti a scuola, cosa a te ignota, IN TUTTO IL MONDO si studia la storia dell’antica milano…
    prova su google a digitare la parola roma e poi digita milano, esce qualche numero di differenza ahahaha
    dopo londra e parigi roma è la metropoli europea più visitata del mondo …nella classifica delle prime 50 milano non c’è, fai tu…

  • Richard_Chance

    Mi delude molto leggere un articolo come questo sul sito de il Manifesto. Che la città di Roma abbia tanti problemi che non dipendono unicamente dai suoi abitanti, è cosa innegabile. Cercare però di scaricare tutta la colpa dei mali su politici venuti da altrove, Vaticano (che finché attira turisti va benissimo) o sul semplice fatto che Roma è per taglia incomparabile a Milano e alle altre città italiane è davvero meschino. Dobbiamo farcene una ragione : Roma, come l’Italia intera, sul panorama internazionale ormai non conta un bel niente. Un museo a cielo aperto, un bellissimo museo a cielo aperto : ecco cosa è diventata Roma. Ai margini dello scenario politico / economico mondiale.

  • Andrea de Camillis

    secondo me le porcherie le scrivi tu, visto che non si parla di regioni, ma di città, ovvero di metropoli, cosa che milano per esserla
    deve essere centralista di tutto quello che è nord ( anche tu citi pezzi di altre regioni per competere con roma da sola).
    la realtà è che da roma rispondono sempre e non attaccano mai per primi ( cosa che invece da milano è un’ovvietà da sempre ) e quando
    poi si va a discutere sui numeri con fonti certe vi imbestialite.
    roma è roma, è facile attaccarla oggi, in un momento di degrado come mai ha avuto, ma agli occhi del mondo è sempre
    riconosciuta come la culla della civiltà occidentale, una capitale … da sempre.
    te lo dice un italiano, prima italiano e poi riminese.

  • fabrizio

    dopo aver visitato londra, parigi, madrid, berlino ed aver ammirato le loro cagate di monumenti recentissimi, piazze, vie, statue, fontane
    curate ed illuminate ad arte per magnificarle, mi è venuto spontaneo pensare cosa sarebbero riusciti a fare se avessero avuto la fortuna di avere per le mani
    una capitale come la città eterna.
    invece da noi l’hanno talmente stuprata da arrivare persino a definirla “senza anticorpi” da capitale.
    gente rozza, personaggi del nord alla albanese/perego, che credono di essere metropolitani e invece
    ancora saltellano per i boschi con le cazzeruole in testa.
    per loro la storia è argomento ignoto.

  • francesco

    Gli editori del pezzo non hanno neppure il buonsenso di distingure
    graficamente quel che scrive Asor Rosa e quel che è attribuito a Marino.
    Rinuncio a leggere a metà dell’articolo.

  • Andrea Gnemmi

    mah anche i vecchi marxisti entrano nel gioco dei campanili….sinceramente avrei preferito evitare di leggere tali scemenze, i romani sono in larga misura colpevoli del loro sfascio così come lo sono gran parte degli italiani

  • fabrizio

    i romani oltre ad essere i più tassati d’italia ed a contribuire al 7% del pil nazionale, cosa a te sconosciuta, visto che vivi di luoghi comuni…
    cosa dovrebbero fare? evitare di parcheggiare in doppia fila?
    no perchè se ti riferisci al degrado urbano le scemenze le scrivi tu.

  • Gabriele L

    Purtroppo gli anni passano per tutti.
    Asor Rosa è completamente andato.
    Gli facessero portare fuori il nipotino o dare da mangiare ai piccioni.
    Con tutto il rispetto per Roma, Milano è l’unica città internazionale che c’è in italia.
    Punto e chiuso.
    I campanilismi mi fanno schifo ma certe cose non si possono sentire.
    Un milanese non sarà mai in competizione con Roma, ma con Parigi, Londra, Berlino etc, con cui deve competere avendo la metà dei fondi riconosciuti a Roma, tenuta vergognosamente come un cesso pubblico da troppi anni.
    Non a caso infatti viene commissariata da persone che hanno gestito Milano o da milanesi.

  • Gabriele L

    Tutti invecchiano.
    Alcuni male come Asor Rosa.
    Meglio scrivere cazzate su Milano piuttosto che invocare i militari contro i governi eletti.

  • Wilcoyote

    Un museo o una latrina a cielo aperto?

  • Richard_Chance

    Se proprio vuoi essere impietoso….

  • Andrea Gnemmi

    ah già i romani sono tutti bravi e civilissimi invece i politici cattivi hanno rovinato Roma, così va bene?

  • fabrizio

    ah pensa se non eri campanilista …
    ahaha pensa che milano di internazionale non ha neanche l’aeroporto,
    che sta in provincia di varese, e per superare venezia in flussi turistici,
    (che è la seconda città italiana più visitata dopo roma), ha dovuto fare l’expo.
    ahaha mò risponde che pure varese fa parte di milano, secondo la sua personale cartina geografica.
    roma ha sempre fatto rosicare i milanesi invidiosi come te, perchè il suo fascino e prestigio vi sotterra,
    anche se viene rasa al suolo dalle amministrazioni comunali.
    quando risorgerà, uno come te arriverà ai gomiti.

  • Wilcoyote

    Solo realista, purtroppo.

  • Andrea de Camillis

    Hai scritto male…Un milanese non PUO’ mettersi in competizione con Roma, è diverso…
    Direi che gli conviene scegliersi un avversario alla portata, perchè Milano oggettivamente è rinomata per avere dei problemi di bruttezza congeniti
    che sono insormontabili, a cominciare dal clima, a finire di essere un paesone inquinato cresciuto a dismisura senza spazi verdi,
    fino ad arrivare ad attaccarsi ai comuni limitrofi, che non sono quartieri come dici, ma sono comuni, paesi.
    Che poi sia un’area italiana produttiva nessuno lo nega, ma da qui a fare le pulci a Roma … in questo momento poi, è da villani

  • Giulio Massobrio

    Forse il problema non sta nel campanilismo (Roma o Milano, con relative dimensioni, recriminazioni, reazioni offese e quant’altro di inutile si possa mettere in campo), ma nella questione di fondo che attiene alla democrazia (o alla non democrazia). Se Marino vada bene o no doveva dirlo il consiglio comunale, non il Vaticano e nemmeno il Presidente del Consiglio in carica. Il resto sono chiacchiere da bar, attività che da tempo ha sostituito il dibattito magari vivace, ma sempre rispettoso dell’altro. Ma forse anch’io sono invecchiato male.

  • Gabriele L

    ah ah si vede che è un po’ che non vieni a Milano e non hai idea del Rinascimento di questa città, soprattutto grazie alla giunta Pisapia e non solo.
    Milano è da molto il posto dove succedono le cose e dove stare, almeno in Italia, ma non solo, visto l’enorme quantità di stranieri.
    Basterebbe che tu guardassi dove vengono girate le pubblicità e ti accorgeresti che gran parte di queste sono girate a Porta Nuova, City Live, Darsena e Portello.
    Forse dovresti guardare meglio i dati sul flusso di romani che vengono a Milano a vivere e a lavorare, nonostante da queste parti non ci sia la pietosa stampella dei palazzi governativi a garantire occupazione.
    Va beh, rosica pure, così non andate lontano, al massimo arrivi a Spinaceto

  • Gabriele L

    Ma figurati.
    Roma è uno splendido parco archeologico, che amo anche io, ma finisce lì.
    Come se ci si mettesse a competere con Pompei.

    Forse ignori che il Veneto è di gran lunga la prima regione in termini di turismo, seconda Lombardia e terzo Lazio, nonostante il turismo religioso.

    Quando si scrive sul web le cose bisogna saperle, almeno un po’, se no fai figure di palta, come Asor Rosa.

    Ovviamente Malpensa è uno scalo milanese, lo è anche Orio al Serio, figurati.
    Le interconnessioni sono perfette, ci sono bus ogni 10 minuti, treni etc. e si arriva in 40 minuti, quelli che a Roma magari servono per andare da Trastevere al Campidoglio.

    Si tratta della grande Milano, quella che è la quinta area metropolitana nella UE
    Se sai un po’ di inglese puoi leggere e informarti anche sulla Blue Banana, che di certo manco la prende in considerazione Roma.

    Sai cosa sono le Alpha cities?
    Guardati dove è classificata Milano e dove è classificata Roma.
    Sono valutazioni internazionali, mica le fa giggetto er pizzicagnolo.

    The Milan metropolitan area contains a population of 8,123,020 in 2013.[3]
    The Milan metropolitan area is part of the so-called Blue Banana, the area of Europe with the highest population and industrial density.

    MILANO:
    Municipality: 1 300 000; City: 5 248 000 < --- Metropolitan Area: 7 400 000 1st in Italy | 5th in European-Union | 7th in Europe | 68th in the world http://www.demographia.com/db-worldua.pdf Grazie a Meteo!

  • Omar Damiani

    Evito di commentare alcune Sparate in questo post ma su una devo per forza soffermarmi: ho capito male o ha scritto che Mussolini fosse di Milano?
    Ho capito male, vero?

  • Andrea de Camillis

    guarda che lo stupidotto provinciale che rosica insieme agli altri milanesi complessati sei tu,
    che scrivi cagate senza mostrare fonti autorevoli,
    (al massimo potrai portare qualche giornale locale che prende lucciole per lanterne e ti porta fuori strada).
    ti do un aiutino a te e a quell’altro informato che ha scritto che milano è l’unica città internazionale d’italia
    http://blog.euromonitor.com/2014/01/euromonitor-internationals-top-city-destinations-ranking.html
    se riesci a leggere, milano, che come dici tu non deve competere con roma ma con londra, berlino e parigi,
    non tiene il passo neanche di barcellona, madrid, budapest, amsterdam e altre in flussi turistici stranieri.
    così ti metti l’anima in pace, te ne fai una ragione e dormi la notte, visto che mi hai risposto alle 5 di mattina.

  • Andrea de Camillis

    me viè da ride.
    http://blog.euromonitor.com/2014/01/euromonitor-internationals-top-city-destinations-ranking.html
    qui puoi vedere che milano, in flusso turistico, prima di poter competere con roma e altre capitali blasonate,
    dovrebbe riuscire almeno a tenere il passo di sofia, budapest, vienna, amsterdam e molte altre.

  • gennaro squeglia

    Dove è detto che Mussolini era milanese? Bisogna essere nato a Milano per fondarvi, per esempio il giornale ‘Il Popolo d’Italia’? O per fondarvi i Fasci Italiano di Combattimento? Perché lei forse non lo sa (ma Asor Rosa sì) che tutto questo avvenne a Milano. Un po’ di modestia aiuterebbe a non dire sciocchezze

  • Omar Damiani

    Facciamo ordine: lei mi dice che io non so che quelle cose siano successe a Milano e mi accusa di essere poco modesto?

    Mi faccia il piacere.

    Per il resto criticare Milano dicendo che è stata la culla di “fenomeni” socio-culturali-storici come Mussolini o Berlusconi denota parecchia confusione che pregiudica la validità di tutto il resto del post, che è comunque farcito di molti punti di vista personali.

  • gennaro squeglia

    Certo che la accuso di poca modestia…Tacciare implicitamente di ignoranza Asor Rosa non è un sintomo? Quanto alla confusione, penso che non ce ne sia. I fenomeni citati dall’articolista hanno trovato il loro naturale brodo di coltura nella società milanese. E quindi infettato un Paese intero che appunto, nel suo insieme, gli anticorpi non li aveva Questo il legittimissimo punto di vista di Asor Rosa, credo, ed anche il mio

  • Omar Damiani

    Io non ho tacciato di ignoranza nessuno.
    Semplicemente mi era “sembrato” di capire che l’autore inserisse i natali (non certo di sangue ma quantomeno culturali) dei due personaggi citati, cosa che mi “sembra” essere avvalorata anche da lei in questa sua ultima.

    Non mi pare che quei due avvenimenti siano da associare a Milano per chissà quale ambiente culturale o “naturale brodo di coltura nella società milanese”.
    Se invece così fosse automaticamente allora Milano non è così piccola come l’autore premette.
    Milano ha meno abitanti e meno influenza di Roma solamente di notte, perchè di giorno e in ambito lavorativo, Milano, brianza, lodigiano, buona parte del pavese, del varesotto e del bergamasco (per non dire tutta la Lombardia) sono un’unica città.

    Quindi o Milano è “piccola” come intende l’autore e allora il “sistema” Berlusconi e Mussolini però ne devono essere fuori, oppure si allarga storicamente ma anche geograficamente.

    Citare solo le cose negative comunque è un giochino che non funziona: le Cinque Giornate ad esempio sono forse l’esempio più significativo del 1848 e del Risorgimento Italiano, anche loro però potevano avvenire solo nel “naturale brodo di coltura nella società milanese” però.

  • gennaro squeglia

    Io non sono romano, ma non posso evitare di riconoscere che Roma è attualmente sottomessa ad un tiro incrociato di denigrazione con relativa comparazione alla perfetta Milano. Asor Rosa, con la passione di un romano offeso, mette in evidenza le maggiori difficoltà ad amministrare una città come Roma, a causa della sua taglia (perché l’amministrazione si occupa della città e non del suo interlad), dell’accoglienza che deve a istituzioni e a Vaticano e di soffrire, come capitale, di un coacervo di interessi che in parte le sono estranee. Non vedo in cosa queste osservazioni non siano condivisibili. La passione ha forse spinto il coltissimo, ma mai misuratissimo Asor Rosa ad usare toni troppo polemici che spingono a reazioni degne delle curve del Meazza durante una partita Milan Roma. Ma come non essere d’accordo con lui quando dice che in Italia la città perfetta non esiste, che in ognuna ci sono contraddizioni e carenze etiche e culturali che la rendono o la hanno resa criticabile di fronte a fenomeni quali mafia, affarismo corrotto e corruttivo, movimenti antidemocratici eccetera? Inutile far riferimento, per Milano, alle 5 giornate. Perché a fronte di tutti i difetti, tutte le città italiane hanno pagine di storia di cui andar fieri. Ma è palese l’asimmetria con la quale in questo momento l’informazione e la politica trattano Milano e Roma