La «supplentite» è la malattia che il governo ha attribuito ai precari della scuola. Matteo Renzi sostiene di volerla curare assumendo 150 mila persone dalle graduatorie in esaurimento a settembre 2015. Il medico ha però fatto male la diagnosi perché il rimedio provocherà conseguenze fatali per gli oltre 100 mila precari abilitati iscritti alla seconda fascia di insegnamento oppure alla terza che l’esecutivo ha detto di volere abolire nel «patto educativo» che verrà discusso per due mesi a partire dal 15 settembre.

Ieri in piazza Montecitorio, un migliaio di docenti abilitati con i Tirocini Formativi Attivi (Tfa del primo e secondo ciclo) e con i «Percorsi abilitanti speciali» (con almeno tre anni di insegnamento) hanno partecipato alla manifestazione organizzata dal Mida, dal coordinamento nazionale Tfa dai «Docenti abilitati precari» e da molti altri gruppi. C’erano i sindacati Anief, Flc-Cgil e Cisl . Per il Movimento 5 Stelle, il governo sta creando «precari di serie B, veri e propri supplenti a vita. Sono vittime di un’ingiustizia. Per loro la strada da percorrere è una sola: vanno stabilizzati». Tra questi precari ci sono anche i diplomati magistrali, i laureati in scienze della formazione primaria dopo il 2010, i congelati delle vecchie scuole di specializzazione Siss abolite nel 2007.

Plurititolato e pluriabilitato, questo popolo di apolidi della scuola avrà a disposizione una sola chance per continuare a fare un lavoro desiderato dopo tanti sacrifici. Vincere uno dei 40 mila posti nel concorso che il Miur bandirà nel 2015. Un’altra scadenza, dopo esami e prove selettive per dimostrare quello che lo Stato già conosce da dieci o più anni. Chi non ci riuscirà resterà disoccupato, dovrà cambiare lavoro, o aspettare il concorso del 2017. Nel mezzo, il nulla: senza stipendio, né supplenze, dopo anni di lavoro. A questo  proletariato cognitivo viene negato un mestiere a cui è stato obbligato a formarsi. I cartelli, gli striscioni e soprattutto le magliette indossate nel pomeriggio di afa equatoriale di ieri hanno raccontato la rabbia per la «truffa» organizzata dallo Stato ai danni di una parte della generazione più formata della storia, quella che ha tra i 30 e i 55 anni.

Quello sulla «supplentite», ad esempio, ritenuta una «malattia» generata nel laboratorio biopolitico del Ministero dell’Istruzione negli ultimi vent’anni. Per Ivana, 39 anni, di Napoli, precaria da 10 consiste in una «laurea, master, certificazioni, servizio decennale, un Pas da 2500 euro e disoccupazione a vita». Carlo, 42 anni, portava al collo un cartello «vendesi» con questa scritta: «Vendesi abilitazione Tfa, mai usata a 2500 euro per far cassa alle università. Trattabili». E, infine, il rovesciamento degli acronimi con i quali lo Stato marchia le vite precarie. Su altre magliette il Pas è diventato: «Precaria Ancora Sfruttata» e il Tfa «Truffa Formativa Attiva».

Ogni precario della scuola è la storia di un labiritintico percorso di vita e studi. Eleonora, 36 anni, due figlie, è laureata in embriologia medica, insegna matematica da sette anni. Napoletana, vive a Roma dove ha conseguito sia il Pas che il Tfa. Da cinque anni insegna in una «scuola a rischio» a Tor Bella Monaca. Avrebbe diritto ad essere assunta, ma rischia di non lavorare nella «buona scuola» di Renzi. «È un futuro da fantasmi – afferma – In questi anni ho rinunciato alle mie figlie e mi ritrovo con nulla». Michela, 55 anni, racconta il suo rapporto con gli 80 euro di Renzi. Li ha presi a maggio e giugno dimezzati perché ha dovuto pagare 143 euro mensili di addizionali regionali e comunali. Nei mesi estivi non li riceve perchè, come tutti i precari, viene licenziata dallo Stato per essere riassunta – forse – a settembre.

Lucia, 50 anni, ha le idee chiare sugli «scatti di competenza» che verranno elargiti solo al 66% dei docenti ai quali il nuovo sistema prospetta un taglio allo stipendio tra i 45 e i 72 euro. «La meritocrazia è una copertura per abbassare lo stipendio e continuare la spending review ai danni dei docenti – sostiene – Nella scuola continuano a giocare con la vita delle persone». Quella di ieri è stata la prima manifestazione unitaria di insegnanti che sono stati messi l’uno contro l’altro in una «guerra tra poveri» (espressione onnipresente a piazza Montecitorio). Tra loro non sono mancate le polemiche. Oggi chiedono di non cancellare le graduatorie di istituto e le supplenze, l’ammissione in ruolo per tutti. Non vogliono essere vittime di una «meritocrazia» che cancella docenti «meritevoli».