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La biechezza che cova dietro gli arresti domiciliari

Diario di confino . «Ma non l’hai capito che bisogna restare a casa? Stai a caaasa, cretino», e giù a filmare, fotografare e segnalare ai carabinieri il presunto disobbediente

Roma

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Come in ogni sottrazione delle libertà, anche questi arresti domiciliari collettivi stanno producendo effetti non benefici, ma svelanti. Prima fase: si è ottimisti e si vede il lato positivo delle cose dicendosi «Resisterò, andrà tutto bene, ne usciremo». Seconda fase: si avvertono le prime mancanze. Terza fase: si va in depressione. Quarta fase: si sbrocca. Se l’attuale stato di cose che prevede si possa uscire di casa solo per lavorare, andare in farmacia, fare la spesa mettendo in conto ore di fila, o fare il giro dell’isolato dovesse protrarsi a lungo, fra non molto si arriverà alla guerra civile, con la differenza che, invece di battersi per le strade per cambiare il mondo, si darà battaglia da un balcone all’altro per smania di controllo del vicino, altro che «Vogliamoci tutti bene».

I primi segnali di violenza serpeggiante li hanno già sperimentati quei malcapitati che, tornando a casa dopo un turno massacrante all’ospedale o da un lavoro considerato essenziale, si sono sentiti urlare dalle finestre: «Ma non l’hai capito che bisogna restare a casa? Stai a caaasa, cretino», e giù a filmare, fotografare e segnalare ai carabinieri il presunto disobbediente.

Così come succede con il vino, questa costrizione sta tirando fuori il vero carattere delle persone, e non sempre è il migliore: biechezza anziché empatia, animus fascistoide piuttosto che spirito collaborativo, tendenza al rancore contro capacità di essere umani, godimento a farsi delatori invece che trasparenti.

Mia nonna, che in famiglia chiamiamo Highlander perché sta per compiere 106 anni e sta bene anche se negli ultimi tre non è più tanto lucida, al tempo in cui gestiva la sua osteria emarginava gli ubriachi cattivi rifiutandosi di servir loro da bere. Era una riduzione del danno che non risolveva il problema alla radice, però lo teneva a bada. Al prossimo che per sfogare le proprie frustrazioni vi grida addosso «Stai a casa cretino», invece di giustificarvi rispondetegli: «Ti mando su mia nonna e poi te la vedi con lei». Ve la do in prestito virtualmente, tanto quello mica può saper se l’ava Highlander è davvero vostra o no. Per la cronaca, la nonna si chiama Angiolina.


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