Niente rischio, fu detto allora, e così quei farmaci ebbero subito una rapida impennata e una vasta diffusione, per arrivare ai giorni nostri, a questa fine del 2021, segnata dal bilancio di oltre centomila decessi in un anno. La causa? Abuso e overdose di oppioidi.

Era sul finire degli anni Novanta che Big Pharma aveva rassicurato la comunità medica sull’efficacia senza rischio di potenti analgesici a base di oppioidi, promuovendone un largo uso e poi, senza le dovute precauzioni, un dilagante abuso. Successivamente anche nella forma di droghe illegali a base soprattutto di Fentanyl, il più noto e usato degli oppioidi. Ed è soprattutto a queste sostanze che si devono i tanti decessi per overdose anche se nel computo figura pure un numero molto rilevante di pazienti morti per dipendenza da antidolorifici prodotti dalle grandi case farmaceutiche e prescritti a volontà da dottori senza scrupoli. Ai decessi vanno aggiunti i diversi milioni di americani che negli ultimi due decenni sono finiti nel gorgo senza fine della dipendenza da questi farmaci.

È UN PROBLEMA SOCIALE e sanitario immane. Suscita ancora più allarme in tempi di pandemia da Covid-19, che ora, con Omicron, dilaga e miete vittime in America, ne ha già mietute, dal suo insorgere, 819.000. È un problema grave – il boom degli oppioidi – anche perché destinato a durare e a falciare altre migliaia di vite, non avendo ancora meritato la dovuta attenzione dall’amministrazione Biden, concentrata com’è nel contrasto a Covid dopo la criminale ostentata negligenza di Trump. Un’emergenza per lungo tempo trascurata anche per la riluttanza di tutte le ultime amministrazioni, compresa l’attuale, a prendere di petto Big Pharma e la parte della comunità medica al suo servizio, e a chieder conto delle loro responsabilità.

COSÌ COME CONTINUA a essere trascurato, a parte le giaculatorie di circostanza, il dramma delle morti da arma da fuoco. E delle stragi. Il bilancio, a fine 2021, è “brutal”, per dirla con l’osservatorio The Gun Violence Archive: 20.329 morti, in aumento rispetto al 2020, e 681 stragi, anch’esse in aumento. Come in forte incremento è stata nel 2021 la vendita di armi da fuoco, 17 milioni di pezzi, oltre sei milioni dei quali fucili e mitragliatori. Sono così 81,4 milioni gli adulti americani che posseggono un’arma da fuoco. Una nazione in guerra. Con se stessa.

IL BOOM DI OPPIOIDI e di armi da fuoco più un Covid galoppante alimentato da negazionisti anche al vertice di stati importanti, come Texas e Florida, è la chiave per interpretare il crescente malessere di una parte consistente di americani, specie bianchi, ma non solo, di fronte al quale la politica sembra impotente, come ipnotizzata da se stessa.
E sì, a pochi giorni dalla ricorrenza dell’attacco insurrezionale al Congresso americano, il 6 gennaio, e a tre settimane dalla prima ricorrenza dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, l’America resta bloccata in un combinato esplosivo di problemi sociali e impantanata in una situazione permanentemente sull’orlo della guerra civile.

NEL PARTITO repubblicano Donald Trump è il dominus incontrastato. Anche i più recenti sondaggi lo danno largamente in testa tra i possibili candidati presidenziali nel 2024 del Partito repubblicano, un partito non solo a lui politicamente obbediente e devoto ma ormai irrimediabilmente ostaggio della destra estrema.
Nel Partito democratico Joe Biden è già costretto a mettere in chiaro che correrà per un secondo mandato mentre i sondaggi ricordano spietatamente, fin d’ora, che non ha i numeri per fronteggiare la sfida per la rivincita lanciata da Trump, o da uno dei suoi cloni, da DeSantis a Pence, da Pompeo a Cruz.

L’ANNO CHE INIZIA domani conferma dunque il perdurare di una crisi che l’irruzione di Trump sulla scena, nel 2016, ha solo reso eclatante e che lui ha certamente aggravato, ma che proprio nel suo perdurare essa sembra avere i caratteri non di una crisi di fase ma quelli di una crisi di sistema. Ci sono motivi per pensare, invece, che il pessimo inizio della presidenza Biden trovi una correzione significativa nei prossimi mesi, tale da far sperare che le elezioni di medio termine segnino una svolta positiva e una battuta d’arresto nella rimonta repubblicana?

NEL 2021 NON C’È STATO l’auspicato contenimento della pandemia, anzi. E se i democratici al Congresso hanno approvato un gigantesco disegno di legge a sostegno all’economia nella crisi determinata dal Covid-19, l’altro disegno di legge che avrebbe dovuto trasformare la società americana dall’ambiente al lavoro – il cosiddetto Build Back Better (BBB) – giace al Senato, dove il democratico Joe Manchin ha dichiarato di non poterlo votare. La Casa Bianca conta molto sul passaggio del “pacchetto” BBB, anche in forma annacquata, convinta che la sua approvazione – unita alla possibile mitigazione della pandemia – possa dare munizioni adeguate ai candidati democratici per la grande battaglia delle elezioni di medio termine di novembre. Per conservare la maggioranza alla camera, anche se ridotta, e l’attuale pareggio al senato. Pur risicata, sarebbe una grande vittoria, perché di lì si risalirebbe la china. E perché, altrimenti, una sconfitta sarebbe l’anticamera di una sconfitta ben più grave, quella alle presidenziali del 2024, con la conferma di una crisi profonda del sistema America.