closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Jihad contro passato e presente

I danni inferti alla testa di una delle figure alate di Nimrud

Rasi al suolo l’antico centro capace di narrare la storia con prodigiosi rilievi, i palazzi che ricevettero gli avori di maestri siriani e fenici. La piazza che ospitava l’obelisco nero di Salmanassar III, con scene di conquista e tributo raccontate grazie a straordinarie essenziali figure.

La frantumazione dell’antica Nimrud, luogo basilare per la storia e l’arte antica è, dopo le mura di Ninive e il Museo di Mosul, un’altra lacerazione profonda al patrimonio irripetibile della Mesopotamia.

La Terra dei Due Fiumi, prima devastata dalle guerre del petrolio volute da America e occidente, riceve la furia distruttrice di Isis, figlia di una modernità in polvere, creatura degli Stati Uniti d’America dai quali non manca di prendere valori. È come che si chiuda un cerchio: l’occidente inventa l’oriente, esalta il patrimonio mentre ne conquista la terra. E infine il patrimonio, assieme al grande paese, muore pezzo a pezzo.

Non una, ma due sono le guerre, rivolte al presente e al passato, interpretate nelle devastazioni del cosiddetto ‘Stato Islamico’: operate sul patrimonio archeologico e ciò che esso presuppone, contro un impensabile, eversivo concetto pubblico di bene culturale, e la storia che racconta vicende costruendo identità nei luoghi. Contro l’idea della differenza e del bene comune che unisce le comunità nell’esperienza del paesaggio. Tutto questo viene, assieme alla modernità, polverizzato fisicamente e simbolicamente.

È proprio il senso del paesaggio mutevole (non solo delle mura e dei magici tori androcefali), che ogni fase storica disegna dando espressione alla sua esperienza, ad essere aggredito per tale essenziale ‘mutevolezza’. Con una parata agghiacciante, esplicita di ruspe, che richiama quella surreale dei lussuosi fuoristrada, a decine, del califfato nero (chissà se poi così lontano dalle pratiche distruttive, meno spettacolari ma ordinarie, della speculazione edilizia della nostra civiltà di fronte ai ritrovamenti archeologici, assieme al desiderio di imbrigliare in leggi speciali l’ostacolo del passato).

Le immagini viste oggi sono ferite ancora calde. C’è materia di riflessione, necessità di tempo, urgenza di scelte e decisioni. Due grandi problemi meritano idee e azioni immediate: siamo in grado di produrre, a livello internazionale, una difesa del cosiddetto patrimonio dell’umanità? Di pensare ad una forza internazionale, non solo occidentale, a tutela di questi luoghi? Ad avere il coraggio, e la cultura, di questa difesa e ‘interposizione’?
Ancora: pare assodato che Isis operi nella vendita di oggetti archeologici dell’antico oriente, provenienti da suoi scavi clandestini e magari anche da queste distruzioni. Sapremo produrre almeno una moratoria per un tempo congruo, o addirittura un divieto, degli acquisti dei manufatti archeologici vicino-orientali da parte di musei e gallerie d’asta?

Guardo ancora le immagini della sala del trono B del re Assurnasirpal II, e mi è difficile accettare ciò che è successo.

  • russell

    Non ci sono parole a sufficienza per condannare tale barbarie. Ci auguriamo che la “comunità internazionale” intervenga al più presto per eliminare definitivamente l’ISIS e i suoi generosi finanziatori (ma ci credo poco)

  • il compagno Sergio

    Ma Zucchetti non interviene per dire che in fondo è tutta una manipolazione?
    Un grazie a Madau.

  • Giovanni Joan Oliva

    Azzardo un ragionamento paradossale: mi sembra che la perdita conseguente alle distruzioni dei più famosi siti archeologici mesopotamici
    da parte dell’Isis, pur impressionante per quanti hanno a cuore il patrimonio culturale collettiv, in fondo non sia così grave per la conoscenza scientifica mondiale, perché quelle opere sono state a suo tempo ben scavate, documentate, riprodotte, restaurate, ricollocate (anche se a volta con interventi discutibili), ben conosciute e studiate attentamente da centinaia di bravi di molti paesi.
    Forse è ancor più grave, come segnala ora Marcello Madau, il fatto che oggi, sfruttando la confusione e il caos della guerra, si proceda in quelle zone a sbrigativi e devastanti scavi predatori di nuovi siti e all’occultamento dei reperti per piazzarli sul mercato clandestino delle opere d’arte del passato, per far soldi assecondando il vizio capitalistico originario dell’accumulazione privata. Reati meno spettacolari e più simili a quanto avviene anche in tante altre parti del mondo.

  • Marcello Madau

    Ora arriva notizia della distruzione da parte di Isis dell’antica città di Hatra http://whc.unesco.org/en/list/277

  • Marco

    Qui, più che una moratoria, bisogna dichiarare una guerra mondiale (senza scampo), fino alla loro totale distruzione, a questi nazi-barbari dell’Isis.