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Cultura

Jean Genet, quelle valigie cariche di appunti e acrobazie

ITINERARI CRITICI. Una di cuoio nero e l’altra di skaï marrone, accompagnarono lo scrittore negli ultimi vent’anni della sua vita dagli alberghi ai campi profughi e i ghetti. Dieci giorni prima di morire, nel 1986, lo scrittore le affidò all’avvocato e confidente Roland Dumas. L’Imec di Parigi ha organizzato le carte, ora in una mostra e in un volume. Note scritte su ogni foglietto utile, dal frammento di giornale alla bustina di zucchero, aforismi, citazioni, pro-memoria, frasi o passi con in mente un progetto

Valigia che apparteneva a Jean Genet. Archives Jean Genet / IMEC. ©Michael Quemener.

Valigia che apparteneva a Jean Genet. Archives Jean Genet / IMEC. ©Michael Quemener.

Di Jean Genet, scrittore e reietto che nell’abiezione trovò l’ascesi – tanto che Sartre lo ribattezzò Santo Genet – si potrebbe dire che è stata una figura funambolica, in bilico tra spinte antisociali e impegno politico, tra distruzione e reinvenzione della società, della lingua francese, degli affetti… se non fosse che la metafora è infelice. Infatti, la relazione amorosa forse più intensa e di sicuro più tragica dello scrittore fu quella che intrecciò dal 1955 con Abdallah Bentaga, un acrobata di trent’anni più giovane, morto suicida il 12 marzo 1964. Dopo quel gesto disperato, Genet comunica agli amici di non...

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