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Cultura

Indagando sull’identità mutante dei subalterni

Scaffale. «I poveri possono parlare?», a cura di Lorenzo Coccoli, per Ediesse. Nei saggi raccolti: gli «urban poor» di Palermo, i lavoratori delle piattaforme, la realtà delle occupazioni abitative in Brasile

«Having you on» di Michael Dean, Baltic Centre for Contemporary Art, Gateshead

«Having you on» di Michael Dean, Baltic Centre for Contemporary Art, Gateshead

Se è da Gayatri Chakravorty Spivak - e dal suo saggio Can the Subaltern Speak? - che il recente volume orchestrato da Lorenzo Coccoli, I poveri possono parlare? Soggetti, problemi, alleanze (Ediesse, pp. 160, euro 13) si fa suggerire il titolo, allora non è forse illegittimo impiegare una categoria di cui le siamo debitori per tentarne una lettura. Si tratta dell’idea secondo cui quella di «subalterno» è una «posizione senza identità». I CINQUE SAGGI ordinati nel libro non fanno che applicare questa intuizione ai soggetti che diciamo «poveri» o «precari» che non si identificano con un campione dedotto da una...

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