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Editoriale

In piazza per la Grecia e anche per noi

Europa. Domani a Roma donne di diverse generazioni del femminismo manifesteranno perché la politica torni a parlare della vita. Contro un neoliberismo che vuole ricacciarle alla condizione di "problema secondario" buttando all’aria il patto, sociale e statuale, su cui si è fondata la modernità

È per la nostra vita che manifestiamo domani, a Roma, contro le politiche dell’Europa, che ne decide per tutti. Il nuovo governo greco ha il coraggio e il merito di combatterle per tutte e tutti. Un governo di sinistra – certo in alleanza con un partito di destra come Anel – che persegue un chiaro programma: proteggere le persone colpite dalla crisi, migliorarne la vita per quanto possibile. Senza porsi obiettivi “finti” e confusivi, che nei decenni passati hanno preso il nome di riforme e modernizzazione.

Con il risultato di distruggere quell’insieme di norme e welfare che avevano fatto dell’Europa un esempio da additare, un posto dove valeva la pena di vivere.

Oggi a decidere è quella specie di super-governo che è la Troika: composta dai tre organismi non democratici, mai eletti – Bce, Fmi, e Commissione Europea – che hanno dettato i parametri e le regole a cui gli stati e i popoli si devono attenere. Anche quando scelgono diversamente, attraverso le elezioni, come in Grecia. Super-governo senza controlli con cui il governo Tsipras si rifiuta di trattare, vero punto politico di questo confronto durissimo.

Per questo andiamo in piazza. Per ridare fiato alla responsabilità politica, al progetto di un’Europa che mette al centro la politica, non l’ottuso perseguimento del pareggio di bilancio, ricetta economica in salsa tedesca. Una ricetta pesante: può uccidere, invece di salvare. Lo vediamo nel nostro mare, con tragica regolarità, ogni volta sempre peggio. Quale logica può spingere in mare nel gelo e la tempesta su improbabili gommoni, se non la disperazione e la violenza alle spalle? Per contenere le spese, per sanare i debiti, non si può aiutare chiunque ha bisogno. Questo il mantra europeo di cui il governo italiano si fa volenteroso interprete.

È anche per questo che manifestiamo per la Grecia. Per quel nobile e generoso impulso che spinge ad andare in soccorso di chi ha bisogno, e che solo una radicata crudeltà del cuore può qualificare sprezzante di buonismo, come se soccorrere persone che muoiono assiderate in mare sia segno di stupidità o peggio, di qualche oscura colpa, come la parola debito in tedesco. La seconda spinta, quella che fa mettere radice alla scelta generosa del sostegno, è comprendere che tutto questo ci riguarda. Qui, in Italia, noi italiani e italiane. Perché l’Europa è il teatro della politica, nell’ampio spazio comune in cui che si possono dispiegare i conflitti che i confini nazionali rendono asfittici, schiacciati dalla doppia pressione e del gioco delle parti tra governi nazionali e istanze europei. Siamo in Europa, affrontiamola.

La lotta della Grecia è la nostra lotta. E, forse può sorprendere, lo dico come donna italiana, sfidando le critiche risentite di tante donne al governo greco, deludente monolite della cittadella maschile della politica. Scelta che ovviamente non condivido, e ritengo vada tenuta sotto attenzione.

Ancor più del governo monosessuato al maschile, il vero punto di discussione sono le priorità, il rischio che il gioco duro dell’economia renda tutto il resto secondario. Comprese le relazioni uomo-donna, e tutta la critica al patriarcato sviluppata dai diversi femminismi ne risulti depotenziata. È un dubbio, forse anche un timore, che attraversa molte donne. Di sentirsi ricacciate alla condizione di problema secondario.

Credo invece che combattere la crisi sia un’occasione. Un’occasione politica. Proprio perché è in gioco come si vive, quali sono le relazioni tra donne, uomini, generazioni, sessi, generi. Nel futuro. Che cosa è la vita, se non questo? Il livello elementare del vivere: avere da mangiare, dove dormire, un tetto sulla testa, provvedere ai propri cari, avviene nelle relazioni che si hanno.

La crisi, l’avvento del nuovo mondo del finanz-capitalismo le ha messe tutte sottosopra. È quello che viene definito biopolitica, quel patto originario su cui si è fondata la modernità statuale e sociale, è stata buttata all’aria dal neoliberismo. L’unica donna del governo greco, l’unica che appare nella fotografia è la vice-ministra del lavoro Rania Antonoupolos, (ricavo le informazioni dall’articolo di di Roberta Carlini su www.ingenere.it): propone misure innovative, di job guarantee, lavori a basso compenso e a termine, finanziati dallo Stato.

Non è questa la sede per discuterne, c’è più di un’obiezione possibile. Mi interessa qui indicare l’approccio innovativo: che sa che i lavori compensati nel settore dei servizi, generano a loro volta nuovi lavori e ricchezza. È una visione della vita, delle relazioni, molto diversa da quella che fonda tuttora le nostre politiche. È un possibile punto di partenza, per prendersi cura della vita, e di una politica che parta dalla vita come è, ora. Molte donne, molte femministe di diverse generazioni (non ne faccio l’elenco, non vorrei dimenticarne nessuna) hanno firmato l’appello, saranno sabato a Roma. Con la Grecia, per cercare lo spazio comune della politica.

  • massimo gaspari

    oggi sul venerdi’ di repubblica filippo ceccarelli commette il reato di negazionismo. la metereologia non e’ legata al potere. i giornalisti lo sono. il cielo e’ mio e sono pacifista