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Internazionale

In Cile resiste la logica del «nemico interno»

Intervista. Proteste sociali represse duramente e detenzioni illegali, come con Pinochet. Parla il giudice "ribelle" Daniel Urrutia Laubreaux.«Si violano costantemente i diritti di un gruppo specifico di persone: i manifestanti.È considerato normale che i carabineros pestino i cittadini. E che il carcere preventivo venga utilizzato come castigo anticipato per gli arrestati»

Santiago, 6 febbraio 2021. Un dimostrante arrestato durante le proteste per l’uccisione di un artista di strada da parte delle forze di sicurezza nella città di Panguipulli

Santiago, 6 febbraio 2021. Un dimostrante arrestato durante le proteste per l’uccisione di un artista di strada da parte delle forze di sicurezza nella città di Panguipulli

Daniel Urrutia Laubreaux ha 46 anni ed è giudice di garanzia del Settimo tribunale a Santiago del Cile, uno dei più importanti della capitale. È un giudice "ribelle" e negli anni è stato più volte al centro di fondamentali battaglie per i diritti umani. Nel 2004 ha firmato una tesi rivoluzionaria in cui dimostrava la complicità fra la Corte Suprema cilena e la dittatura di Pinochet. In risposta la Corte ha sanzionato Urrutia. Lo scorso novembre la Corte Interamericana dei diritti umani ha sancito con una sentenza storica che la Corte Suprema cilena ha violato la sua libertà di pensiero...

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