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Editoriale

Il vecchio e il nuovo

Renzismi. Un ceto politico senza prospettive crede di cambiare il mondo mutando senso alle parole. Anche la bomba atomica è stata una delle più grandi innovazioni del ’900, ma è difficile ascriverla tra i progressi dell’umanità.

Renzi definisce conservatori i compagni del suo partito, che resistono all’abolizione definitiva dell’art. 18. Non è la prima volta, negli ultimi anni, che nel dibattito politico esplode il motivo del conflitto tra conservatori e innovatori. Con un rovesciamento di senso rispetto a quel che normalmente significano questi due termini.

È un collaudato artificio retorico per mettere in difficoltà chi difende diritti e conquiste sociali consolidati, bollandolo come oppositore delle splendide novità portate dalla storia che avanza. Ci sarebbe da chiedersi se tutto il nuovo che si realizza nel corso del tempo corrisponda ad aspirazioni generali, porti benefici per tutti.

Prendiamo ad esempio il campo della scienza, quello che al senso comune appare come il campo trionfante del progresso. Davvero tutto l’avanzamento scientifico dell’età contemporanea è andato a beneficio dell’umanità?

La bomba atomica è stata una delle più grandi innovazioni scientifiche del ’900. In campo militare si è passato dalle armi per combattere un nemico sul terreno a uno strumento di genocidio, di cancellazione di tutto il vivente. Mi pare difficile ascriverla tra i progressi dell’umanità.

L’amianto è un magnifico materiale ignifugo, che ha trovato infinite applicazioni industriali. È un vero peccato che esso induca il tumore mortale alla pleura o al polmone. Ma quella magnifica innovazione ci è costata e continua a costarci migliaia di morti all’anno oltre alle somme ingenti per eliminarlo da case e aziende.

Anche i gas clorofluorocarburi, quelli che servivano alla refrigerazione, rappresentavano una geniale innovazione chimica. Com è noto, lacerano lo strato atmosferico dell’ozono ed espongono gli esseri viventi a raggi solari che alterano la struttura del dna. Dunque, non sempre andare avanti significa migliorare le cose.

Questa idea che cambiando l’esistente si approdi necessariamente al meglio, che andando più in là si diventi più felici che stando qui, è un vecchio cascame culturale sopravvissuto all’illuminismo. È una superstizione paesana, e ora dispositivo retorico di un ceto politico senza prospettive, che crede di cambiare il mondo cambiando il senso delle parole.

Ma poi è sempre da condannare la conservazione? Chi si oppone a che un territorio verde venga coperto col cemento di nuove costruzioni genera un danno alla collettività o crea qualche vantaggio agli abitanti del luogo e più in generale ai viventi? Chi lotta perché la via Appia non divenga luogo di lottizzazione per villette private è certamente un conservatore: vuole preservare le pietre di duemila anni fa da edifici nuovi fiammanti. Ma chi esprime rispetto per la bellezza e la grandezza del nostro passato, chi ha una idea di società meno spiritualmente gretta, chi propone la visione di un paesaggio irriproducibile da godere collettivamente, chi si fa carico delle nuove generazioni, </CW><CW-20>chi esprime un senso dell’interesse generale e del bene comune: è da mettere alla gogna? Tutto questo distillato di civiltà dobbiamo buttarlo via perché è vecchio?

Ma la retorica contro i conservatori ha avuto come bersaglio prevalente le tutele dei lavoratori. Tanto il centro-sinistra quanto il centro-destra hanno aperto una vasta breccia di innovazione nel mondo del lavoro: hanno inaugurato l’era del lavoro precario:lavoro in affitto, a progetto, interinale, somministrato, ecc. Un florilegio mai visto di innovazioni legislative.

In Italia la Fornero è riuscita a creare una figura unica nel suo genere: gli esodati, lavoratori senza salario e senza pensione. Nessuno può dire che non si tratti di una innovazione. Stabilire a vantaggio di chi è altra questione.

Anche il presidente della Repubblica, nella discussione intorno all’articolo 18, ha portato un rilevante contributo di innovazione. Lo ha fatto sul piano del linguaggio. Ha esortato il governo e i suoi ad avere più coraggio. Coraggio a rendere più facilmente licenziabili operai e impiegati, coloro che tengono in piedi l’economia e i servizi del paese, spesso per un misero salario, coloro che talora entrano ed escono dalla cassa integrazione, che si infortunano, che sul lavoro ci muoiono,che rinunciano alla maternità, che vivono nell’angoscia di un licenziamento che può gettarli in strada da un momento all’altro. Non siamo di fronte a una innovazione?

Chi è, nel senso comune universale, coraggioso? Certamente colui che affronta un avversario più forte, che alza la voce contro chi sta in alto. Ad esempio chi mette in atto una politica fiscale contro le grandi ricchezze, chi critica l’arrogante politica bellica degli Usa, chi cerca di limitare l’arricchimento privato di tante pubbliche professioni.Il presidente della Repubblica capovolge la verità storica e anche quella delle parole e si schiera contro i lavoratori del suo paese. A favore degli imprenditori, che così potranno disporre in piena e completa libertà della forza- lavoro. Come facciamo a non considerarlo un innovatore?

Ma questa innovazione ci porta “avanti”? Indebolire la classe operaia, dunque il lavoro produttivo non sembra che faccia avanzare le società del nostro tempo. La vasta ricerca di T.Piketty, (Il capitale nel XXI secolo, Bompiani) mostra al contrario come l’ineguaglianza che si va accumulando, stia facendo ritornare indietro la ruota della storia. Misurando il peso crescente che l’eredità va assumendo nelle società industriali odierne, egli ricorda che «il passato tende a divorare il futuro:le ricchezze provenienti dal passato crescono automaticamente, molto più in fretta – e senza dover lavorare – delle ricchezze prodotte dal lavoro, sul cui fondamento è possibile risparmiare. Il che, quasi inevitabilmente, porta ad assegnare un’importanza smisurata e duratura alle disuguaglianze costituitesi nel passato, e dunque all’eredità».
Le mort saisit le vif
, si diceva un tempo, il morto trascina il vivo, il passato ingoia il presente. I novatori che avanzano innalzando i loro vessilli corrono in realtà verso il passato. L’innovazione dei coraggiosi capovolge non solo la verità morale delle parole, ma anche il corso, preteso progressivo, della storia del mondo.

  • Federico_79

    Mettere in discussione il progresso scientifico é un argomento dubbio, semmai é l’ applicazione della scienza ad essere criticabile. Diciamo piuttosto che l’ abolizione dell’ articolo 18 non é un’ innovazione, ma un regresso (“abolizione”!).

  • Riccardo

    La Fornero ha creato la nuova figura dell’esodato, senza salario, né pensione, certo. Ma anche senza un minimo per cui vivere, che invece viene elargito ai senza reddito in quasi tutti gli stati UE. Va ricordato.
    Si tratta di una maniera di uccidere le persone, senza sporcarsi la coscienza di omicidio.
    Ma è chiedere troppo, al governo italiano, alleato per “distruggere” degli uomini, come dice il Nobel per la pace Obama, con il silenzio compiacente della Santa Chiesa cattolica.

  • Michele Anunziata

    Distributore automatico: metti un conio e prendi di conseguenza. Renzi come il conio, no? E invece neanche per l’anticamera del c…apitale s’intende. Vai ad una mostra e il curatore dai “salotti buoni” non certo Marta Marzotto, dotato di tessera di Partito semmai nella Milano da bere (?!) ha tutt’è due al prezzo di uno: Pdl e Pd meno elle che scrive amenità culturali su la “terza pagina”.Vedi immagini (tutto è immagine) alle pareti e trovi il curatore che…Distributore automatico. Magari solo politici parlamentar&co una pia Illusione: Augias sta li e lì e ancora lì altro che dono di semplice ubiquità, Camilleri sornione dappertutto…Vai al Maxxi e neanche a dire, quando si andrà per Expo 2015, i curatori….E della magnifica Laguna? Poi cerchi requie e leggi Repubblica…non prima di aver digerito De Bortoli in libera uscita, alla lettera, che dalle pagine del Corrierone (a volte si dovrebbe riesumare quello dei Piccoli) spara conto Terzi-Draghi-Troika e pure ad alzo zero contro inciuci di Massoneria, da che pulpito! Insomma, come direassistere ad un orazione forse per l’ora o cos’altro alquanto in nero a Milano di un certo Oliviero Toscani (si parla d’immagine,no?) e sentirlo sputare nel piatto che sino al secondo prima un cameriere politico gli ha servito, ma che gli serve: che dire?
    Politica&Coltura senza refuso che ancora non ha una sua macchinetta: introduci il conio…l’Occidente giudaico-cristiano-greco-romano non si fa capace di essere trapassato e olezza mortalmente. Certo i “cristiani” all’Ultima Crociata, finalmente il nemico da combattere: musulmano (armato il giorno prima conto terzi). E dire che da quelle parti pure Cesare…Qualcuno dica a codesti maitre nel senso letterale del termine a penser che hanno rotto i c…onti anch’essi: prezzolati dal conio. Petomani telecomandati. Sottovoce, certo, che il Principe s’adombra, ché questi nostri scritturali possono restar senza “indennizzo” e c’è da pensare, anch’essi tengono famiglia, quanto amorale, un’altra volta. “L’amministratore disse tra sé: che farò ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ho forza,
    mendicare, mi vergogno”. Lc 16,3