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Cultura

Il tempo della lettura e le caramelle al rabarbaro

«LÌBRATI» . Luoghi simbolici e di condivisione diventano relazioni che resistono anche ai decreti. L'esperienza della Libreria delle donne di Padova

Luisa ordina sempre i libri da noi, è una signora elegante, sull’ottantina, che vive da sola in un appartamentino in una laterale poco distante dalla libreria. Lettrice a dir poco esigente, il peccato più grande che si possa commettere, per lei, è perdere tempo con un brutto libro. Di peggio c’è solo non leggere, perché, dice, ci si lascia sfuggire tanta di quella bellezza.
«Il mio tempo più bello l’ho sempre passato coi libri» ci ha confessato una mattina mentre chiacchieravamo del più e del meno, un’abitudine nostra del martedì. Fino a prima del decreto di chiusura, Luisa passava a salutarci quasi ogni settimana per fermarsi a sfogliare le novità e attraverso le storie nuove sugli scaffali lei ripercorreva, come diceva, la sua storia «vecchiotta». Prima di andare ci lasciava sempre, sulla panca all’ingresso – è un’abitudinaria – un pacco di biscotti, un sacchetto di caramelle all’anice che comprava sempre e solo, perché lì hanno le più buone, al Canton de le Busie, in centro. Nel corso delle lunghe chiacchierate fatte in questi anni, Luisa ci ha fatto conoscere scrittrici di cui non avevamo mai sentito parlare, la nostra libreria ha un catalogo costruito – un titolo alla volta – anche grazie ai suoi consigli.

IL GIORNO in cui abbiamo comunicato che, a seguito delle disposizioni del Governo, avremmo chiuso, tra le tante telefonate di sostegno, c’è stata anche la sua. Dopo averci rassicurate che questo periodo sarebbe passato presto ci ha fatto un ordine di libri (le consegne a domicilio erano ancora permesse) preoccupata soprattutto di dover restare in casa, da sola. Arrivate da lei abbiamo suonato il campanello a cui ci ha risposto con voce sconfortata, come non l’avevamo mai sentita prima – Luisa è un’ottimista di natura – che non poteva aprirci, che la vicina del piano di sotto le aveva detto che occorreva stare ad almeno quattro metri di distanza, che avrebbe tanto voluto ma era meglio che le lasciassimo tutto sul pianerottolo davanti alla sua porta dove ci siamo trovate una sedia con le banconote, un pacchetto di caramelle al rabarbaro e un altro di lingue di gatto. Non abbiamo fatto a tempo a scendere le scale che l’abbiamo sentita richiamarci chiedendoci se poi lo avevamo letto quel libro che ci aveva consigliato e ci siamo ritrovate a parlare lì tra le scale e il pianerottolo, noi da una parte, lei dall’altra, in mezzo la sedia con la pila di titoli che aveva ordinato.

PRIMA DI ANDARE è toccato a noi rassicurarla – l’abbiamo imparato da tempo che dare e ricevere hanno confini così sfumati da confondersi spesso l’uno nell’altro – le abbiamo detto che questo periodo sarebbe finito, i libri che le avevamo portato non l’avrebbero delusa e come sempre le avrebbero fatto trascorrere del tempo bello e che presto, davvero presto avremmo recuperato le ore assieme facendoci il té chiacchierando delle storie che ci piace ascoltare. Nel bel mezzo dei saluti, una voce dall’androne delle scale, è di uomo che ci dice di fare silenzio, che per parlare c’è il telefono, che basta con ‘sti libri, manco fosse del pane. «Certe persone non cambiano mai, virus o non virus», ci ha detto Luisa scuotendo la testa. È proprio vero, abbiamo pensato mentre chiudeva alle sue spalle la porta.


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